La storia di Renata Briano, l'eurodeputata diventata Food Blogger

Dopo aver abbandonato la politica attiva, decidendo di non ricandidarsi per un secondo giro all’Europarlamento, l’onorevole si è messa il grembiule

Renata Briano
Renata Briano

Nella scorsa legislatura del Parlamento Europeo, Renata Briano era un’eurodeputata del Partito democratico, iscritta al gruppo del Partito socialista europeo. Lei, laureata in Scienze Naturali, con una storia tecnica e di sinistra-sinistra, prima di arrivare a Strasburgo e Bruxelles era stata assessore all’Ambiente della Provincia di Genova nelle giunte di Alessandro Repetto, era stata apprezzata a tal punto dagli elettori da essere eletta trionfalmente in consiglio comunale di Genova come indipendente nelle liste di Rifondazione per una componente che si chiamava “Unione a sinistra”, quindi assessore regionale all’Ambiente e alla Protezione Civile nelle giunte di centrosinistra di Claudio Burlando, che la chiamò proprio come tecnica esterna.

Poi, quasi per un’eterogenesi dei fini, a farla diventare eurodeputata nel 2014 fu il trionfo elettorale del Partito democratico di Matteo Renzi, il segretario meno a sinistra della storia post Pci-Pds-Ds: quel 43 per cento che costituisce il più grande risultato di un partito italiano nella parabola delle elezioni europee, ma non solo (e poi il contrappasso della più veloce capacità di perderli quei consensi, quasi un cupio dissolvi, ma questa è un’altra storia) e che fece arrivare all’Europarlamento un numero di rappresentanti del Partito Democratico mai visto prima.

Così Renata Briano, che era stata inserita nella lista Pd per il Nord Ovest (Lombardia, Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta) quasi come “tappabuchi” per coprire le quote riservate a Pippo Civati e alla sua corrente, fece una grandissima campagna elettorale, riuscendo a prendere sì i voti civatiani, ma coinvolgendo anche moltissimi cacciatori, che avevano apprezzato la sua capacità di affrontare il tema venatorio senza talebanismo, ma anzi valorizzando l’aspetto “naturalistico” della caccia, e persino i valdostani a cui dedicò moltissime giornate a differenza di tutti i suoi competitor del resto del Nord Ovest, approfittando del fatto che la sua casa a Cogne è molto più che una seconda casa: risultato 46960 preferenze ed elezione inattesa e trionfale a eurodeputata.

Negli anni di Strasburgo e Bruxelles, l’allora onorevole Briano si è fatta notare soprattutto per due cose: innanzitutto era una secchiona dell’Europarlamento con oltre il 99 per cento di presenze, ma soprattutto voti alti in quello strano indice che conta la produttività degli eurodeputati sulla base degli atti presentati, delle presenze, degli interventi, in una sorta di algoritmo. E poi si è superspecializzata in vicende relative alla Pesca, interfacciandosi spesso con le associazioni di pescatori, anche quelle guidate dal “rivale” Lorenzo Viviani – oggi capogruppo leghista in commissione Agricoltura a Montecitorio - con cui ha avuto modo di incontrarsi anche recentemente dal vivo nel corso della settimana della Blue Economy a Genova, dove i due hanno dimostrato che essere di partiti diversi non è ostativo rispetto alla battaglia per portare a casa risultati per l’Italia.

Renata Briano ha spiegato che alcune regole aiutavano più la pesca industriale a scapito di quella artigianale. E anche di come il mare del Nord sia spesso favorito rispetto al Mediterraneo, anche con una fauna marina diversissima: «E’ il caso delle vongole, il cui diametro medio varia a seconda del mare di appartenenza; il rischio è che limitare la commercializzazione a un numero ics di millimetri, basandosi sulle dimensioni dei bivalvi del mare del Nord, rischi di distruggere un’importante fonte economica dell’Adriatico».

E, mentre lo dice, il pensiero corre alle vongole straordinarie della Sacca degli Scardovari e del Parco del Delta del Po Veneto, al centro per mesi delle esternazioni di Matteo Salvini – che iniziava ogni discorso parlando delle vongole italiane sfavorite e sul punto aveva ragione – e agli splendidi territori che abbiamo amato grazie a Luca Natale. E la sadica Briano trasformava il suo portavoce Matteo Agnoletto in una sorta di massimo esperto mondiale della pesca, tanto da costringerlo a trascurare la povera moglie Eugenia Saint-Pierre per occuparsi di cozze, vongole, orate, branzini e di totanetti sbiancati.

Insomma, questa è Renata Briano uno, la politica. Che però è anche appassionata di cucina, tanto da prendere un diploma da cuoca professionista. E, dopo aver abbandonato la politica attiva, decidendo di non ricandidarsi per un secondo giro all’Europarlamento, si è messa il grembiule e spignatta tutto il giorno. Raccontando tutto ciò che fa su un blog che si chiama “La mia politica in cucina” ed è uno dei piatti forti – mai metafora fu più azzeccata – di GialloZafferano dove si passa dalla politica dei partiti alla politica della polis, quasi una storia sociale dei fornelli. Renata su questo ci marcia e ci gioca, anche perché il fatto che tutto questo sia firmato da un’onorevole è qualcosa che lascia il segno. Gioco chiarissimo fin dalla dichiarazione d’intenti sulla home page del blog: “In cucina si può cambiare il mondo.

Ricette tra tradizione e innovazione con prodotti di qualità, artigianali, rispettosi dell’ambiente e attenti al consumatore”. Tutto questo si è trasformato anche in notevole interesse mediatico per l’onorevole cuoca, che porterà presto anche a un libro di ricette. E lei stessa si è raccontata così, con molta semplicità: “Ho sempre avuto la passione per la cucina, ma con gli incarichi politici si conciliava male, e quindi mi limitavo a cucinare al sabato e alla domenica. Il mio impegno da europarlamentare mi portava lontano dalla famiglia per quattro o cinque giorni alla settimana”. Insomma, per farsi perdonare dal marito Luciano Ricci e dal figlio Francesco, Renata Briano cucinava per tutta la settimana, impacchettava e lasciava tutto pronto anche per i giorni in cui sarebbe stata assente. Ovvio, che non poteva replicare in continuazione le stesse ricette e questo ha aguzzato la fantasia, come si vede anche sul blog, dove i piatti sono divisi per categorie e gusti.

Così nel blog appaiono tutti i social che vanno per la maggiore, le videoricette e quasi un riassunto multitasking della gastronomia da social, come un Pellegrino Artusi 4.0 :«Ho fatto tutto da sola per la realizzazione del blog. Non sono esperta di informatica, ma ho cominciato a raccogliere materiale e a pubblicarlo, cercando di raccontare le buone pratiche che ogni cittadino può fare: ridurre gli sprechi, cucinare avanzi, cercare prodotti stagionali, se possibile biologici, promuovere le ricette tradizionali del territorio».Insomma, con Renata Briano la politica è – letteralmente – tutta un magna magna. Ma, stavolta, non è una critica, ma è proprio il suo valore aggiunto, l’avviso di garanzia di qualità nel piatto.