[L'inchiesta] In manette il re dell'accoglienza dei migranti che viaggiava in Ferrari e amava le barche

Per la Procura di Benevento, e per il gip che ha firmato l'ordinanza di arresto, Paolo Di Donato è a capo di un'associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai danni dello stato

Paolo Di Donato con la Ferrari
Paolo Di Donato con la Ferrari

Per la Procura di Benevento, e per il gip che ha firmato l'ordinanza di arresto, è a capo di un'associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai danni dello stato e alla commissione di altri reati. Ma prima dell'indagine giudiziaria, da cronista, ho avuto modo di conoscere il re dell'accoglienza: Paolo Di Donato. A Benevento i suoi centri Damasco, approdo di migranti e richiedenti asilo, ora sono travolti dall'inchiesta della magistratura. Oltre due anni fa (per La7, la Gabbia) visitai quei centri raccontando lo stato di degrado e scarse condizioni igieniche nei quali versavano e incontrai lui, il dominus del sistema accoglienza e appassionato di politica e auto di lusso.

“Io non ho la Ferrari, non ho la Porche, non ci sta niente, con lei non voglio parlare”. Così esordì Di Donato, che è stato anche consigliere comunale prima del Pdl e poi in quota Ncd, prima di accomodarsi dietro la sua scrivania e rispondere alle domande. “Il mio consorzio Malaventum non è la Caritas, non è un'associazione di volontariato. Il mio margine di utile è il 10% ogni anno”. Insomma un milione di euro di utili ogni dodici mesi.

Tredici i centri gestiti dal consorzio di Di Donato e 740 i richiedenti asilo presenti nelle strutture con un incasso di 8 milioni di euro all'anno. Su Facebook si era fatto immortalare alla guida di un motoscafo e vicino ad una Ferrari. “Sette anni fa ho avuto la Ferrari, poi l'ho ceduta e allora?” alzando la voce e perdendo la calma prima di recuperarla per ergersi a salvatore della patria. “La Prefettura? Ho dato una grande mano”.

La mano è trovare posti quando servivano con uno stato ridotto a chiedere il sostegno di Paolo Di Donato senza organizzare con comuni ed enti pubblici un'accoglienza diffusa. Quando chiamai la prefettura mi dissero che altre soluzioni non c'erano nonostante quello che avevo scoperto. Paolo Di Donato, infatti, nel suo passato, aveva una condanna definitiva. “Sono cose vecchie, io ho i documenti apposto” e così continuava a fare il re. Sulle condizioni dei centri, le persone ospitate raccontavano: “Il cibo non è buono. Stiamo malissimo e siamo troppi fino a 10 in una stanza”. Di Donato si difendeva: “Abbiamo sovraffollamento, ma che devo fare, chieda alla prefettura”. Tra gli arrestati di oggi c'è anche un carabiniere e un funzionario prefettizio oltre al re dell'accoglienza.