Terza dose, Rasi: "Forse non sarà necessaria per tutti. Meglio aspettare"

Secondo l’esperto somministrare la dose addizionale a tutti è un impegno notevole anche logistico ed economico, ma poi lui stesso ammette: "Probabilmente ci si arriverà"

Vaccino
Vaccino (Foto Ansa)
TiscaliNews

“Per la terza dose del vaccino anti-Covid a tutta la popolazione è meglio aspettare”. Così Guido Rasi, consigliere scientifico del commissario all'emergenza Covid, Francesco Paolo Figliuolo, ed ex direttore esecutivo dell'agenzia europea del farmaco Ema, ospite di Agorà su RaiTre.

Rasi: "Terza dose? Meglio aspettare"

Secondo l’esperto somministrare la dose addizionale a tutti è un impegno notevole anche logistico ed economico. “Probabilmente ci si arriverà perché questo virus non è disponibile a concederci un'immunità permanente ma la durata dell'immunità non la conosciamo si parla da 6-9 a 12 mesi. E' giusto prepararsi ed avere la macchina operativa pronta, però per la terza dose a tutti aspettiamo un attimo. Qualche buona notizia potrebbe arrivare, ad esempio che qualche classe di età potrebbe non avere bisogno", conclude Rasi.

Abrignani: "Fare la terza dose non è cambio di strategia"

La somministrazione della terza dose del vaccino anti-covid, partita lunedì per le categorie dei fragili "non è un cambio di strategia. Era da mettere in conto che sarebbe stato necessario rinforzare la memoria immunologica prodotta da due sole dosi ravvicinate di vaccino". afferma Sergio Abrignani, immunologo della Università Statale di Milano e componente del Comitato tecnico-scientifico, in un'intervista a 'Il Corriere della Sera'. "Nella storia dei vaccini, i richiami con una terza dose distanziata diversi mesi nel tempo sono la normalità - aggiunge - Come mai non abbiamo stabilito da subito che a due inoculazioni doveva seguirne una terza? C’era bisogno di avere i vaccini il prima possibile e aspettare altri 6-8 mesi per concludere una sperimentazione con triplice dose avrebbe significato rassegnarsi a vedere morire tante altre persone".

"Due dosi protezione di breve durata"

Non è un ripiego, un’ammissione della scienza di non aver programmato bene? "Non è affatto così. Le due dosi di vaccino conferiscono protezione e rispondono anche alla variante Delta - risponde Abrignani - Però si è visto che, come la maggior parte dei cicli ravvicinati, inducono una risposta immunitaria di breve durata e che quindi la protezione dopo 6- 8-mesi si riduce dal 90 al 60% circa. Con un terzo richiamo, dopo almeno 6 mesi, non solo l’efficacia viene riportata ai livelli iniziali ma speriamo, in analogia con tanti altri vaccini, che sia duratura per anni".

Quarta dose?

Niente quarta dose, è sicuro? "Con questo virus nulla è certo. Aspettiamo di vedere se e quando si reinfetteranno coloro che ricevono oggi la terza dose. Però l’esperienza con tanti altri vaccini (come quelli per epatite B, meningococco B, poliomielite, haemophilus, tetano, difterite, pneumococco, pertosse) ci fa ben sperare che ulteriori richiami, se necessari, ci interesseranno dopo 5-10 anni", ricorda l'immunologo. La terza dose sarà equivalente per quantità di principio attivo alle due precedenti? "Sì, perché parliamo in termini di microgrammi, quantità minime rispetto a quelle dei farmaci. Basta poco per innescare la risposta del sistema immunitario", ricorda Abrignani.

Il caso dei vaccinati con AtraZeneca

La terza dose è sicura? "Secondo i dati che stanno arrivando da Israele, i possibili effetti collaterali sono sovrapponibili a quelli già osservati dopo la seconda dose. Nulla di diverso e preoccupante", conclude. Chi si è vaccinato con due dosi di AstraZeneca potrà passare a Pfizer e Moderna, i composti a Rna messaggero che verranno utilizzati per i richiami? "Sì, è dimostrato che la vaccinazione eterologa, con due prodotti diversi, non dà effetti collaterali superiori a quella omologa", evidenzia