Eredità e risarcimenti, ecco cosa si nasconde dietro la guerra tra i parenti per avere in affido Eitan

Dietro la disputa per l'affidamento tra i familiari più stretti del bambino, unico superstite della tragedia del Mottarone, si celerebbero non solo motivi affettivi e di educazione religiosa ma forse anche e soprattutto ragioni economiche

Eitan Biran
Eitan Biran (Foto Ansa)
TiscaliNews

Emergono nuovi particolari sul rapimento del piccolo Eitan, il bambino di cinque anni unico sopravvissuto alla strage del Mottarone, che sei giorni fa ha lasciato la casa in Italia degli zii, ai quali era stato affidato dal tribunale dei minori, per raggiungere Israele insieme al nonno materno Shmuel Peleg. Dietro la disputa tra i familiari più stretti del bambino si celerebbero non solo motivi affettivi e di educazione religiosa ma forse anche ragioni economiche, legate ai risarcimenti nel procedimento sul disastro e soprattutto all'eredità.

L’eredità del bisnonno

Parlando con il quotidiano La Repubblica lo zio di Eitan, Or Nirko, ha fatto riferimento a quella che potrebbe essere la ragione principale del piano per portare il piccolo in Israele, messo in atto da Shmuel Peleg (non è chiaro se nell’azione siano state coinvolte anche la nonna e altre persone). Eitan, ha spiegato ai giornalisti lo zio, potrebbe diventare l’erede di una immensa fortuna: il patrimonio del bisnonno deceduto a seguito dell’incidente della funivia insieme alla consorte, al fratello minore di Eitan e ai genitori dell’unico superstite. Or Nirko ha ipotizzato che la madre del bambino fosse in principio l’erede designata. E in questo caso Eitan potrebbe ora figurare come beneficiario in linea di successione. Un aspetto, tra i tanti in questa storia, ancora tutto da chiarire.

Le accuse della nonna

Ma non sono stati i parenti da parte di padre a parlare per primi di soldi. Avevano già iniziato i Peleg già un mese fa. Il 19 agosto, in un'intervista a Israel Hayom, quando le chiesero se avesse un'idea del motivo per cui la famiglia Biran insistesse ad avere la tutela del piccolo Eitan, Esther "Etty" Cohen - la nonna indagata insieme all'ex marito per sequestro di persona aggravato - rispose:  "Il denaro". Nessun giro di parole. In sostanza, la donna ha accusato la zia Aya Biran e il marito di volersi tenere Eitan per ragioni economiche. "A me non interessa nemmeno un centesimo - disse - . Per quanto mi riguarda, che tutti i soldi siano pure custoditi per Eitan dalla famiglia Biran. A noi sta a cuore solo il suo bene".

Il denaro in ballo

Ma a quale e a quanto denaro si riferiscono i parenti del bambino sopravvissuto al disastro della funivia? Lo zio Or Nirko parla solo della cospicua eredità del bisnonno, mentre la nonna Esther Cohen ha ricordato che c’è anche la somma  raccolta dalle tante organizzazioni e associazioni benefiche in Italia, tra cui la comunità ebraica e persino il Giro d'Italia - finora sono stati racimolati centinaia di migliaia di euro - e  ci sono anche i soldi  che arriveranno dai risarcimenti. Quando la giustizia avrà stabilito le responsabilità della strage del Mottarone - ma in teoria anche prima - i parenti delle vittime dovranno essere indennizzati. E anche se è difficile fare stime - perché la cifra varia in base a una serie di fattori compresa l'età della vittima - nel caso dei familiari di Eitan, si ipotizza che il risarcimento complessivo potrebbe aggirarsi intorno a qualche milione di euro.

Console: "Eitan è in buone condizioni"

Il console presso l'ambasciata italiana a Tel Aviv ha incontrato il piccolo Eitan Biran alla presenza del nonno materno Shmuel Peleg. La visita consolare organizzata d'intesa con la Farnesina e resa possibile anche grazie alla collaborazione delle autorità israeliane, "era finalizzata a verificare la situazione e il contesto familiare in cui si trova attualmente il minore". "Il piccolo Eitan - hanno detto fonti dell'ambasciata - è apparso in buone condizioni di salute".

L’istanza per riportare Eitan in Italia

Intanto i legali della zia, nominata tutrice dal Tribunale di Torino e con decisione confermata da quello pavese, stanno lavorando per supportare l'istanza avanzata da Aya, attraverso avvocati israeliani, al Tribunale di Tel Aviv. Atto con cui si chiede l'immediato ritorno del piccolo in Italia e che, da quanto si è saputo, ha portato già all'attivazione in Israele della convenzione dell'Aja del 1980, che prevede di assicurare il rientro del minore "presso l'affidatario e il Paese di residenza" nei casi di sottrazione internazionale. L'udienza è fissata per il 29 settembre e Aya ovviamente ci sarà.

Gli zii volano in Israele

Prima, come è probabile, i due zii avranno modo di rivedere e di stare col bimbo, dopo i brevi colloqui telefonici che sono stati concessi. Mentre la misura restrittiva a cui è stato sottoposto Peleg dalle autorità israeliane scadrà domani, gli zii, oltre che alle decisioni dei giudici israeliani (la Convenzione prevede un tempo massimo di 6 settimane per decidere), si affidano ai canali diplomatici per un'intesa più rapida tra i due Paesi, che coinvolga anche i due rami familiari.

La partita per la nomina della tutrice

Col bimbo in Italia, poi, potrebbe continuare semmai la partita giudiziaria sulla nomina della tutrice (il 22 ottobre è in discussione a Milano un reclamo dei Peleg) e sull'affidamento. Gli zii paterni non chiudono la porta al "dialogo" coi Peleg, nonostante il duro scontro verbale di questi giorni ma anche dei mesi passati, nel corso delle udienze.