[Il retroscena] Due donne al vertice, ecco la nuova Rai di Lega e Cinque Stelle. Ma è scontro sulle nomine

Riunione ieri sera a palazzo Chigi. Bianchi Clerici per i Padani. Gabanelli per i 5 Stelle. Nel pomeriggio i grillini davano per fatto l’accordo. La Lega parlava invece di “grande incertezza e confusione”. Sottratto ai grillini un posto nella quota parlamentare: da due passano ad un solo posto che dovrebbe andare a Beatrice Coletti, vincitrice della selezione tramite piattaforma Rousseau. Stamani Guerini (Pd) diventa presidente del Copasir e Barachini (Fi) della Commissione di vigilanza Rai. Occhi puntati su Mef

Milena Gabanelli  e Giovanna Bianchi Clerici
Milena Gabanelli e Giovanna Bianchi Clerici

“Sulla Rai abbiamo chiuso, l’accordo 5 Stelle e Lega è fatto e blindato. Almeno su questo stiamo tranquilli”. Alle sette di sera la fonte 5 Stelle, che fa parte dell’esecutivo, dispensa certezze sulla grande partita delle nomine in una pausa dei lavori d’aula alla Camera. E mentre parla, nel cortile di Montecitorio, non si rende conto di essere la smentita vivente di un’altra delle grandi mission del Movimento: stop alla lottizzazione politica della Rai. Ma “Fuori i partiti dalla Rai” è un altro di quegli slogan destinati a finire nella polvere dell’esercizio del potere visto che intorno alle nomine, non solo per la Rai, è in corso la più tradizionale delle abbuffate spartitorie da parte dei partiti di maggioranza. Con relativa distribuzione di incarichi e strapuntini ad alleati politici ed opposizione. E, trattandosi di spartizione di potere, mai del tutto al riparo da colpi di scena dell’ultimo secondo. Infatti, se la fonte 5 Stelle sfoggia certezze, analoga fonte della Lega è molto più cauta: “Accordo fatto? Non direi. Sono stati chiusi i dossier relativi alle due commissioni di garanzia , Vigilanza e Copasir, che vanno alle opposizioni. Su tutto il resto c’è ancora molto da discutere”. Una versione assai meno rassicurante rispetto a quella pentastellata. E che a sera inoltrata si manifesta con la sottrazione, in favore della Lega, di uno dei due posti che i 5 Stelle reclamavano nel Cda Rai nella quota parlamentare. Passerà quindi uno schema a quattro: un consigliere in quota M5s, uno con la Lega, un altro con Fratelli d’Italia e il quarto con il Pd.


Le uniche certezze


Riguardano appunto Vigilanza Rai e Copasir. Sulla Commissione parlamentare di Vigilanza alla fine l’ha spuntata il volto nuovo di Forza Italia: Alberto Barachini, 46 anni, giornalista Mediaset, eletto senatore il 4 marzo e responsabile della Comunicazione di Silvio Berlusconi. Il candidato “naturale” doveva essere Maurizio Gasparri, sette legislature sulle spalle, una lista di incarichi che porta via pagine, giornalista e padre della omonima legge che ha riordinato l’assetto delle tv. Contro il suo nome hanno giocato due spinte contrarie: il veto dei 5 Stelle contro un nome che è “la negazione del governo del cambiamento”; la spinta interna a Forza Italia di chi chiede da tempo segnali concreti di rinnovamento. Berlusconi ha capito, ha sentito Tajani, il nuovo numero 2 del partito, e dopo un pranzo ad Arcore con Fedele Confalonieri, ha dato il via libera a Barachini. Nulla di personale contro Gasparri, ovviamente, a cui va la presidenza della Giunta per le elezioni del Senato. Sa molto di risarcimento ed è sempre meglio di nulla.
Partita chiusa, già da lunedì, sul Copasir: il Comitato di controllo sugli 007 va al Pd e a Lorenzo Guerini, fedelissimo di Renzi ma soprattutto un nome che anche nella passata legislatura ha sempre lavorato per cucire e non per dividere, un ambasciatore e un trattativista nato. Una dote che è stata decisiva per chiudere la partita, non facile, sul suo nome. Oggi, in mattinata, queste due caselle saranno chiuse e ratificate nella prima riunione delle rispettive commissioni. Prima di passare poi al rinnovo del Cda, sette posti che nel manuale Cencelli del potere politico pesano quanto quelli di un ministro.

Ancora aperta la partita del Cda della Rai

L’accordo arriva in serata. E non è quello che i 5 Stelle credevano di avere già in tasca alle sei del pomeriggio. I quattro amministratori eletti dal Parlamento tra i 200 della “società civile” che hanno partecipato alla gara (riforma Renzi) saranno divisi tra Lega, M5s, Fratelli d’Italia e Pd. Uno schema a quattro e non a tre (2 a M5s, 1 Fdi, 1 Pd) come invece erano convinte nel pomeriggio fonti del Movimento. Ora, dietro quello che può sembrare un dettaglio, c’è in realtà la lotta finale per aggiudicarsi la Rai, cioè l’informazione e il consenso. E quel voto, adesso attribuito nuovamente alla Lega, può risultare determinante per la grande battaglia: l’elezione del Presidente e dell’amministratore delegato della Rai scelti dai 7 membri del Cda, i quattro di nomina parlamentare, due del Mef e uno eletto tra i 13 mila dipendenti Rai.

Lo schema a 4

I grillini erano convinti che alla fine l’avrebbero spuntata loro. In tutti i sensi, fuori Forza Italia e fuori, soprattutto, la Lega dal recinto delle quattro nomine parlamentari, voleva dire avere già in tasca Presidenza o amministratore delegato Rai e la governance della rete ammiraglia. Nella testa di Casaleggio, vero King maker di questa partita dove il premier Conte non tocca palla, meglio prendere l’ad (più operativo) che non il Presidente.
Ma quando il sottosegretario alla Presidenza Giancarlo Giorgetti a metà pomeriggio capisce che i 5 Stelle si stanno allargando un po’ troppo con l’ottimismo e le pretese, ecco che fonti leghiste di governo fanno circolare la voce contraria: “Nessun accordo, è ancora tutto in alto mare”. Questo per dire lo stato di salute del rapporto Lega e 5 Stelle. Finisce che i 5 Stelle restano con un voto in meno nel cda.

La candidata 5 Stelle

La votazione on line sulla piattaforma Rousseau aveva selezionato infatti due nomi: Beatrice Coletti, manager tv, curriculum ricco con varie esperienze a Sky, Fox, Mtv, di recente anche Supertennis, ha stracciato gli altri quattro concorrenti con 6.577 voti; Paolo Cellini era il secondo classificato (4.253). Il Movimento dovrà a questo punto accontentarsi di un solo posto. La candidata unica, sempre nella quota Parlamento, sarà Beatrice Coletti. Nulla da fare per la giornalista del TG1 Claudia Mazzola esperta del Movimento. Coletti è una libera professionista con lunga esperienza in tv senza alcuna militanza politica. Una nomina quindi senza sponsor ed esclusivamente sul merito. Ma anche i 5 Stelle sanno che non è portando nel cda questo nome che potranno dire di aver liberato la Rai dalla politica. Che infatti sembra più presente e condizionante che mai.

La partita Csm e Berlusconi

Nel continuo braccio di ferro di queste ore, ci rimette Forza Italia che non sarà presente nel Cda (“ma ha avuto la presidenza della Commissione di Vigilanza” rimarca un deputato leghista) e che in realtà potrebbe essere risarcita con una partita successiva che riguarda il Csm e il ritorno in Parlamento di Silvio Berlusconi che a metà maggio è stato riabilitato, ha riconquistato i propri diritti e potrebbe tornare al Senato in caso di dimissioni di un senatore azzurro. Per gli otto membri laici del Csm - i 16 togati sono già al loro posto - le votazioni dovrebbero iniziare domani insieme a quella del giudice della Consulta (il professor Luca Antonini, indicato dalla Lega). La grande abbuffata di queste ore riguarda anche la vicepresidenza di palazzo dei Marescialli dove si sta creando un asse per evitare che la guida del Csm sia assegnata in quota 5 Stelle. Cosa che i parlamentari più attenti ed esperti danno invece per acquisita.
Oltre a Coletti per i 5 Stelle, nella quota parlamentare dovrebbe passare Giampaolo Rossi (Fdi) e un professionista indicato dal Pd. Che è diviso, tanto per cambiare, su chi indicare: il capogruppo Marcucci (Orfini?) vorrebbe confermare l’uscente Rita Borioni (difficile) mentre l’altra parte del Pd chiede a gran voce Michele Santoro o, in alternativa, Mauro Felicori, il direttore della Reggia di Caserta.

Due donne al vertice di viale Mazzini?

Ci vorrà ancora qualche giorno per chiudere la partita Rai. Ieri sera c’è stato un vertice a palazzo Chigi per uscire dall’impasse dei nomi e consentire al Mef (venerdì) di indicare i due da dove poi dovrebbero uscire Presidente e amministratore delegato. Sul tavolo sono girati i nomi di due donne. Giorgetti e la Lega hanno indicato Giovanna Bianchi Clerici, ex deputata della Lega, già nel Cda Rai e oggi componente dell’Autorità della privacy. Stefano Buffagni, il deputato grillino titolare del dossier nomine con ottimi rapporti con la Lega vista la comune militanza in Regione Lombardia, avrebbe invece messo nuovamente sul tavolo il nome di Milena Gabanelli. La giornalista d’inchiesta (Report) era già stata candidata dai 5 Stelle al Quirinale. E le è stato chiesto anche - inutilmente - di candidarsi alle politiche. La guida della Rai sarebbe per lei l’occasione di fare ciò che ha in testa da tempo. Lunedì è uscito sul Corriere della Sera una sua pagina dedicata alle cose da fare e con urgenza in Rai. Molti hanno letto in quella pagina un vero e proprio programma politico. Già pronto da portare in Cda. Sul tavolo di palazzo Chigi ieri sera è girato anche il nome di Giampaolo Tagliavia, il direttore di Rai Digital che Gabanelli vorrebbe al suo fianco come direttore generale.  Un ticket perfetto per la Casaleggio. Forse fin troppo. La Lega lo ha ridimensionato portandolo ad un più naturale 50 e 50. Dunque, o Gabanelli o Tagliavia, uno o l’altro.

Il ticket per Cdp 

Il ticket legastellato dovrebbe, alla fine, essere la soluzione anche per i vertici di Cassa depositi e prestiti dove alla fine prende forma il duo Dario Scannapieco, già vicepresidente della Bei, profilo gradito al Tesoro. Mentre per Fabrizio Palermo, attuale direttore finanziario, sostenuto dai 5S, si profilerebbe il ruolo di direttore generale.