Radio Radicale, Conte: "Se ne parla agli Stati Generali dell’Editoria". E' morto Bordin, voce storica dell'emittente

Giuseppe Conte, rispondendo a una domanda dei giornalisti: “Per tutte le altre testate giornalistiche trarremo le conclusioni in base all’esito degli Stati generali sull’editoria". L’appello della presidente del Senato

Alessio Falconio, direttore di Radio Radicale
Alessio Falconio, direttore di Radio Radicale
TiscaliNews

Un giorno di sofferenza per gli uomini che fanno e hanno fatto grande Radio Radicale. Perché oltre ad essere a rischio il futuro della redazione, oggi è morto a Roma Massimo Bordin, storico direttore dell’emittente e "voce" conosciutissima tra gli addetti ai lavori per la sua rassegna stampa mattutina. Nonostante il dolore, continua senza tregua (e aperture da parte del governo) la battaglia per tenere in vita la testata. Istituzioni e forze politiche ascoltino l’appello lanciato ieri dal presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, a “non spegnere la voce” di Radio Radicale, “il grande lascito che Marco Pannella ha dato al Paese e agli italiani, che da 43 anni conoscono le istituzioni grazie al nostro servizio. L’auspicio è continuare a fornire questo servizio a tutti i cittadini”, ha detto Alessio Falconio, direttore della radio.

Il cordoglio da parte del mondo politico

"La sua scomparsa ci ricorda che Radio Radicale ha rappresentato l'informazione politica italiana dalla seconda metà degli anni Settanta a oggi", dice commossa in Aula al Senato Emma Bonino. "A Massimo Bordin va il ricordo grato di tutti noi. A noi resta il rimpianto per la sua malattia e la sua morte". "Muore l'anima di Radio Radicale. La sua rassegna stampa quotidiana era un 'must' per tutti noi politici e uomini delle istituzioni pubbliche e non solo. Arrivavi in ufficio con le idee sicuramente più chiare, e poi indimenticabili i suoi lunghi colloqui alla radio con Pannella, dove spesso battibeccavano"", afferma il senatore di Forza Italia Francesco Giro. "Continueremo la battaglia per la sopravvivenza di Radio Radicale in sua memoria", sottolinea il presidente dei senatori Pd Andrea Marcucci a nome di tutto il gruppo dem di Palazzo Madama e aggiunge: "La sua battaglia contro il giustizialismo illiberale ha formato la cultura giuridica di una generazione di sinceri democratici. Massimo Bordin è stato il pilastro di una radio libera dai condizionamenti dei partiti, che ha portato nelle case di tutti gli italiani una informazione puntuale e trasparente".

Massimo Bordin, voce storica di Radio Radicale

L’appello della presidente del Senato

“Faccio nostro – ha anche detto Falconio il giorno dopo le parole del sottosegretario con delega all’editoria Vito Crimi, che ha rivendicato a fine maggio i tagli al settore e la revoca della concessione all’emittente organo della Lista Pannella – l’appello della presidente del Senato Casellati, che ringrazio tantissimo, così come vanno i nostri ringraziamenti a tutti gli esponenti politici ed istituzionali che in questo mese sono stati al nostro fianco e si sono spesi per noi. Chiedo a tutti di fare qualcosa, affinché il servizio svolto da 43 anni possa continuare anche dopo il 20 maggio”, termine di scadenza della convenzione.

Le proposte in campo

Falconio si è detto pronto a una nuova gara pubblica ma chiede subito una proroga della convenzione che scade il 20 maggio per scongiurare la chiusura del servizio e parla anche del suo rapporto con Crimi: “Lo abbiamo incontrato lo scorso agosto, poi non abbiamo avuto più un confronto diretto con lui. Forse Crimi o non apprezza il servizio che facciamo noi o non lo ritiene importante”. “Siamo pronti a una nuova gara pubblica, lo siamo sempre stati – ha sottolineato Falconio – Abbiamo vinto quella del ’94, l’unica che si è fatta, e poi abbiamo continuato a chiederla negli anni successivi. A questo punto, però – avverte – una gara deve intervenire assicurando la continuità del nostro servizio, che scade il 20 maggio. Ecco perché chiediamo subito una proroga. Lo chiediamo davvero senza polemiche, perché altrimenti il nostro servizio non può continuare”. Il direttore dell’emittente ha ricordato: “abbiamo scoperto che c’era il dimezzamento della convezione in sede di esame della legge di bilancio lo scorso novembre. Ora sono impegnato per scongiurare il rischio che cessi il nostro servizio”.

L’intervento di Conte

In merito alla vicenda di Radio Radicale è intervenuto anche il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, rispondendo a una domanda dei giornalisti: “su Radio Radicale e per tutte le altre testate giornalistiche trarremo le conclusioni in base all’esito degli Stati generali sull’editoria. Su Radio radicale abbiamo fatto un programma triennale e come regime transitorio vale quello”.

La risposta dell’emittente

Una presa di posizione che ha portato alla replica da parte dell’emittente: “in relazione alla dichiarazione di questa mattina del presidente del Consiglio Conte, precisiamo che il piano di tagli triennale al quale si riferisce, non si applica a Radio Radicale per la quale la legge di bilancio ha previsto l’azzeramento di tutti i contributi dal 1° gennaio 2020 e la cessazione della convenzione con il Mise per la trasmissione dei lavori parlamentari dal prossimo 20 maggio 2019”. “Il proseguimento del servizio pubblico di Radio Radicale – ha proseguito – richiede un provvedimento urgente del governo che preveda la proroga della convenzione almeno fino alla fine del 2019 per dare il tempo di ricercare e mettere in atto soluzioni stabili che ne garantiscano la vita per il periodo successivo”.

Il valore dell’archivio radio

Anche l’ad Rai Fabrizio Salini, nel corso dell’audizione in Commissione di Vigilanza Rai, è stato sollecitato a fornire ragguagli su una eventuale trattativa con Radio Radicale: “ci sono stati degli incontri con Radio Radicale. Noi siamo assolutamente consapevoli del valore dell’archivio della radio. Abbiamo avuto degli incontri che al momento non hanno portato ad esiti positivi. Ci siamo comunque proposti di incontrarci di nuovo e arrivare magari con delle proposte concrete da parte nostra”.