Un calabrese acquista Radio Padania. E sul Web i “terroni” fanno festa

Ora la linea di Radio Padania nei confronti dei meridionali, o quanto meno dei calabresi, subirà qualche correzione

Matteo Salvini a Radio Padania
Matteo Salvini a Radio Padania
di Giovanni Maria Bellu

Matteo Salvini nel 2009, alla Festa di Pontida: “Senti che puzza, scappano anche i cani, stanno arrivando i napoletani”.

Matteo Salvini, ottobre 2012, a MIlano: “L’euro al Sud non se lo meritano. La Lombardia e il Nord l’euro se lo possono permettere. Io a Milano lo voglio, perché qui siamo in Europa. Il Sud invece è come la Grecia e ha bisogno di un’altra moneta”.

Matteo Salvini nel 2013, al congresso dei Giovani padani: “Ho letto su “Il ‘Sole 24 Ore’ che, ancora una volta, verranno aiutati i giovani del Mezzogiorno. Ci siamo rotti i coglioni dei giovani del Mezzogiorno, che vadano affanculo i giovani del Mezzogiorno. Al Sud non fanno un emerito cazzo dalla mattina alla sera, mentre noi siamo abituati a lavorare dalla mattina alla sera e ci tira un po’ il culo”.

Ascoltatore di Radio Padania (dove Salvini ha mosso i primi passi del percorso che alla fine l’ha  portato al vertice della Lega Nord), nel 2010: “Li abbiamo sfamati e spidocchiati; non sapevano dove andare a lavorare, venivano qui con l’ardire di insegnare la  lingua. Riconosco solo un tipo di cultura che hanno portato in Europa e nel mondo: quella della mafia”.

Altro ascoltatore: “Garibaldi non ha unito l’Italia, ha diviso l’Africa. Noi qui a Torino abbiamo meridionali che lavorano nell’amministrazione comunale e non sanno né leggere, né scrivere, né parlare”.

Conduttore della rubrica di Radio Padania dedicata alle telefonate degli ascoltatori: “Chissà perché a Rosarno, dove c’è il 40 per cento di disoccupazione, chiamano gli extracomunitari a raccogliere i pomodori”.

L’elenco potrebbe continuare molto a lungo.

Se poi tornassimo indietro nel tempo – alla seconda metà degli anni Ottanta -  ci vorrebbe diversi  giorni per leggerlo. All’epoca – quando la Lega cominciava a fiorire nelle valli padane - la questione degli extracomunitari non esisteva, la parola “sbarco” ancora evocava nella maggior parte delle persone non Lampedusa, ma la Normandia e la parola ”invasione” non era associata all’Africa ma alle partite di calcio, agli extraterrestri e a Orson Welles. La Lega se la prendeva con gli immigrati interni, “i terroni”. Nel senso più ampio: sardi e siciliani, napoletani e calabresi.

La novità è che Radio Padania è stata acquistata da Lorenzo Suraci, creatore della galassia Rtl 102.5. Come sempre in questi casi, si ragiona attorno agli aspetti economici ed  editoriali.  Il costo dell’operazione, secondo voci attendibili, sarebbe attorno ai due milioni di euro, ma la Lega ha subito precisato che le cifre sono “decisamente inferiori",  e l‘obiettivo sarebbe di far sopravvivere l’organo leghista, ma realizzando un’emittente locale “priva di contributi pubblici e di partito".

Insomma, un organo d’informazione rischia di fallire e si tenta di mantenerlo in vita.  Una notizia di cui non si sarebbe accorto nessuno se la compravendita non avesse riguardato ‘Radio Padania’ e Lorenzo Suraci non fosse calabrese. Sul Web è stata una specie di festa. Non è difficile immaginare il livello di godimento – qualcosa che si avvicina all’orgasmo – che  ha prodotto in tanti “terroni” dalla memoria lunga la notizia dell’acquisto di Radio Padania da parte di un facoltoso “terrone”. Una notizia perfetta – una variante, in fondo, dell’uomo che morde il cane - ed edificante. Suggerisce l’esistenza di un dio beffardo che alla fine fa tornare i conti.

Ci sentiamo di avanzare l’ipotesi, senza alcuna malizia, che la linea di Radio Padania nei confronti dei meridionali, o quanto meno dei calabresi, subirà qualche correzione. Non dovrebbe essere complicato: ci sono decine di migliaia di africani a disposizione. Anche se pure su questo fronte il Carroccio dovrebbe muoversi con prudenza. Risulta, infatti, che oltre  quattro milioni di euro dei rimborsi elettorali della Lega Nord  qualche anno fa sono stati investiti in Tanzania. E prima o poi per Radio Padania potrebbe farsi avanti un nuovo acquirente. Magari un cugino di quel tizio, l’”africano medio”, che Bossi chiama “Bingo Bongo”.