Solo l'8% delle macerie è stato rimosso. Al via il processo allo Stato sui ritardi del post terremoto.

L'iniziativa simbolica dei Radicali mette le istituzioni sul banco degli imputati per la gestione flop della ricostruzione. All'esame del "Tribunale delle libertà" intitolato alla memoria di Marco Pannella c'è un lungo elenco di capi d'accusa

Solo l'8% delle macerie è stato rimosso. Al via il processo allo Stato sui ritardi del post terremoto.
TiscaliNews

Sono passati undici mesi dalla prima scossa del terremoto che si è abbattuto sul Centro Italia: ma ad Accumuli e Amatrice, come negli altri 130 comuni colpiti in successione dal sisma, il tempo sembra essersi fermato. Di 2,3 milioni di tonnellate di macerie, ne sono state infatti raccolte, fino ad oggi, appena 176.700 . Meno dell’8%, con il 92% dei detriti ancora a terra, per lo più nei centri storici dei Comuni colpiti, a tutt’oggi interdetti alla popolazione. E con appena il 10% del fabbisogno di abitazioni provvisorie effettivamente coperto, alla presenza di procedure di richiesta farragginose. Ne conseguono disagi infiniti per gli sfollati ma anche per le attività e le aziende, prevalentemente agricole e zootecniche, che sostengono l'economia locale. Ecco perchè i responsabili del "Tribunale delle Libertà", intitolato alla memoria di Marco Pannella, hanno deciso di avviare un processo simbolico mettendo sotto accusa lo Stato italiano per la gestione fallimentare del post-terremoto.

Con la prima udienza tenutasi il 22 luglio a Camerino da parte della corte presieduta dall'ex magistrato Carmelo Rinaudo, il Tribunale radicale -che nasce con l'intento di difendere tutti coloro che abbiano subito gravi violazioni nel loro "diritto alla giustizia, alla dignità, al lavoro e alla vita"- inaugura ufficialmente la sua attività. Le ricadute del procedimento non avranno effetti giuridici, ma hanno un grande valore simbolico e anche delle ricadute molto concrete, come spiega in un'intervista l'avvocato Giuseppe Rossodivita, il "pm" che insieme alla collega Maria Carolina Farina ha istruito il lungo elenco dei capi d'accusa nel processo sul post terremoto. 

"Il processo non può che essere simbolico non avendo i giudici la facoltà di ius dicere,  ma sarà celebrato alla presenza di una corte qualificata, ci sarà un pm e una difesa e verranno ascoltati nel corso del processo cittadini terremotati, allevatori agricoltori già sentiti in fase istruttoria", spiega Rossodivita. Saranno invitati a rendere la loro versione dei fatti anche gli "imputati": l'attuale Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, il suo predecessore Matteo Renzi, i ministri dell' interno succedutisi nell'incarico, Alfano e Minniti, il Commissario alla ricostruzione Vasco Errani ed infine i presidenti delle regioni Lazio, Abruzzo, Umbria e Molise interessate dal sisma. "Trattandosi di un processo simbolico non avranno l'obbligo di presentarsi", spiega ancora l'avvocato "ma anche il silenzio in questo caso sarebbe eloquente". 

Al di là del valore testimoniale, tuttavia, l'iniziativa ha anche una sua concretezza. Perchè alla fine del processo, tutto il materiale acquisito verrà utilizzato per stendere un ricorso collettivo alla Corte europea dei diritti dell'Uomo a Strasburgo, che potrà essere sottoscritto da tutti i cittadini interessati delle zone colpite dal sisma e che abbiano subito danni, oltre che dalle scosse, dall'inadeguata risposta dello Stato italiano. In questo caso, il procedimento sarà vero ed effettivo, e verrà istruito sulla base dei capi d'imputazione già predisposti nel procedimento sottoposto al Tribunale delle libertà.

Il flop della ricostruzione: ecco i capi d'accusa

Nel lungo elenco di accuse, formulate dai due pm Rossodivita e Farina, lo Stato è tratto in giudizio per una lunga lista di ommissioni, riguardanti non solo la mancata rimozione delle macerie, ma anche la lentezza nella predizposizione ed assegnazione degli alloggi provvisori; la mancata predisposizione di norme temporanee in deroga all'ordinaria disciplina urbanistica, edilizia ed ambientale utili a consentire ai privati di far fronte autonomamente alle specifiche esigenze abitative; approntare soluzioni immediate a sostegno delle attività di allevamento e dell’agricoltura.

"In particolare quanto sopra è stato il frutto di ben precise scelte legislative ed amministrative del Governo, anzitutto, ma anche delle stesse Regioni coinvolte dal Sisma, che, per evitare il rischio legato agli abusi consumati in passato e legati ai modelli emergenziali, ha optato per modelli normativi complessi, volti a tutelare astrattamente il controllo e la trasparenza delle procedure a scapito dell’efficacia degli interventi" si legge nel dispositivo d'accusa. "Ad oggi, ad onta dell’ipertrofia normativa che ha prodotto 3 decreti legge e ben 29 ordinanze del Commissario Straordinario Vasco Errani - dieci delle quali intervenute a modificare le precedenti- nulla è stato fatto".


"Dopo quasi un anno dalle prime scosse, circa 9.000 sfollati sono ancora ospitati in strutture ricettive lontane dai Comuni di originaria residenza - con l'impiego di ingenti risorse che avrebbero potuto essere destinate alla ricostruzione – mentre molte persone sono state costrette a trascorrere l'inverno, senza casa, nel Comune di residenza, alloggiati in tende.
Delle 3620 casette di legno pubbliche ordinate per far fronte alle esigenze abitative in 51 comuni del cratere, solo 326 sono state consegnate e solo 218 sono effettivamente abitate e soltanto in tre comuni, Amatrice, Norcia e Accumuli. La procedura individuata dal complesso di norme varate, difatti, si è rivelata totalmente inadatta a fronteggiare l’emergenza: per giungere al definitivo posizionamento delle casette di legno sono necessari, in ogni Comune, ben 11 provvedimenti da parte delle diverse amministrazioni (Comunali, Regionali e Centrali) coinvolte nel procedimento: una vera e propria giungla di burocrazia che ha portato alla più che prevedibile paralisi".

Il CAS (Contributo per l’Autonoma Sistemazione) pari a 900,00 euro mensili, strumento individuato per consentire ai privati di risolvere autonomamente il problema della mancanza di una abitazione, allo stesso modo, non ha mai funzionato a regime, con gravissimi ritardi da parte delle amministrazioni competenti per l’erogazione e le conseguenti incertezze che hanno paralizzato la ricerca di soluzioni private.
Alle popolazioni colpite dal sisma è anche di fatto impedito – non essendo stata prevista alcuna deroga, anche temporanea, alla disciplina in vigore nel resto del territorio nazionale in materia urbanistica, edilizia e ambientale - di far fronte autonomamente e con risorse proprie – cioè senza alcun onere a carico della collettività – allo stato di necessità determinato dal sisma. Coloro che hanno provveduto, a proprie spese, alla realizzazione e al posizionamento di una soluzione abitativa anche temporanea su terreni di proprietà (ad esempio accanto alla casa inagibile, o accanto alle stalle o alle serre), sono stati infatti destinatari di ordinanze di demolizione e sono stati denunziati all’Autorità Giudiziaria in sede penale per abusivismo edilizio.

Rigidità procedurali e certificazioni bloccate dalla lentezza dei sopralluoghi

"Riguardo alla ricostruzione, non ancora iniziata, è stato previsto il 31 luglio 2017 quale termine perentorio per la presentazione delle domande volte ad ottenere il contributo pubblico. Le domande dovevano essere, a pena di inammissibilità, corredate dalla scheda che definisce lo stato dell’immobile redatta a seguito dei sopralluoghi da parte dei tecnici preposti. Tuttavia, i tecnici della Protezione civile hanno finora svolto 184.700 sopralluoghi su 208.000 immobili da verificare: ne mancano 23.000, di cui 19.200 nelle sole Marche.
Inoltre, ai sensi dell'art.6, comma 13, del decreto-legge 17 ottobre 2016, n. 189, il cittadino terremotato che vorrà percepire il contributo statale per la ricostruzione, non avrà la libertà - prevista e allo stesso garantita dall’art. 42, comma 2, della nostra Costituzione - di selezionare l'impresa esecutrice, ma sarà costretto ad individuarla mediante procedura concorrenziale, tra le sole imprese che risultano iscritte in apposita Anagrafe d Gli esiti della procedura concorrenziale dovranno anch'essi essere allegati alla domanda di contributo.
Per effetto di tali norme, sono escluse dalla ricostruzione la maggior parte delle imprese locali di piccola e media dimensione - con ogni conseguenza in termini di mancato rilancio del tessuto produttivo locale già messo in ginocchio dal sisma – mentre per altro verso, le sole imprese che potranno partecipare alla ricostruzione, essendo l’affidamento determinato in base al criterio del massimo ribasso del prezzo, tenderanno ad effettuare i lavori di ricostruzione al risparmio, con il grave e prevedibile pericolo per la qualità antisismica delle nuove costruzioni.
Quanto sopra ha infine letteralmente messo in ginocchio le attività produttive dei territori colpiti dal sisma, beneficiate da interventi legislativi assolutamente inadeguati: sono decine di migliaia gli agricoltori e gli allevatori che hanno perso tutto, gli artigiani e i piccoli imprenditori che si ritrovano con la propria attività annientata. Solo nel settore agricolo Coldiretti ha stimato danni per 2,3 miliardi per 25 mila aziende agricole residenti nei 131 comuni terremotati di Lazio, Umbria, Marche, Abruzzo"