L'allarme, il documento riservato: minacce contro le forze dell'ordine dopo l'uccisione del killer di Berlino

A lanciare l'allarme è stata la questura di Roma che con una ordinanza del 25 dicembre ha chiesto di “intensificare ulteriormente i dispositivi di prevenzione"

Il documento della questura di Roma
Il documento della questura di Roma e una foto di Amri Anis

 “In una pagina di un noto social network sarebbero apparse minacce di ritorsione nei confronti delle forze dell’ordine italiane per l’uccisione dell’autore della strage di Berlino”. Il giorno di Natale, la questura di Roma ha chiesto con una ordinanza di “intensificare ulteriormente i dispositivi di prevenzione generale e di prestare massima attenzione al fine di evitare l’eventualità di azioni ritorsive nei confronti di appartenenti alle forze dell’ordine, nonché di adottare ogni misura necessaria per la tutele dell’incolumità personale”.

L'uccisione di Anis Amri a Sesto San Giovanni, l’allerta della questura romana, ha rilanciato prepotentemente un argomento molto caro ai sindacati di categoria: le scarse risorse messe a disposizione dagli ultimi governi a favore degli agenti. In Italia, il sistema di prevenzione ha finora funzionato ma deve essere potenziato. Ed è su questo (dolente) tasto che stanno battendo da qualche tempo i sindacati, chiedendo al governo e al ministero degli Interni maggiori investimenti per l’addestramento e il riconoscimento delle professionalità acquisite.

Il documento della questura di Roma deve far riflettere anche su altro argomento: l’addestramento degli uomini non può più prescindere dalle tecniche di guerra asimetrica utilizzate dagli affiliati dell’Isis che da qualche tempo hanno individuato nei camion “l'arma mortale contro i crociati”, si legge in analisidifesa.it. Basta dare uno sguardo al numero di novembre del magazine dell’Isis “Rumiyah” per capire qual è “la mortale capacità dei veicoli a motore di fare un gran numero di vittime se usati nella maniera giusta”. Lo aveva già dimostrato, prima di Berlino, l’attacco a Nizza “lanciato dal fratello Mohamed Lahouaiej Bouhel che ha ucciso 86 crociati ferendone altri 434″, si legge sulla rivista plurilìngue.

Oltre a un sempre eventuale corpo a corpo, le forze dell’ordine italiane (e occidentali) dovranno essere addestrate a respingere l’assalto dei camion, considerati dai terroristi “uno dei metodi più efficaci di attacco e offrono a chiunque sia in grado di guidarli la possibilità di provocare terrore “. Rumiyah suggerisce anche i bersagli contro cui usare i camion: strade affollate, celebrazioni, mercati all’aperto, festival, parate, raduni politici.

Per fronteggiare i kamikaze, oltre all’addestramento degli uomini è necessario che anche i politici modifichino i loro atteggiamenti. Solo per fare un esempio: il successo conseguito dalla polizia italiana nel caso di Amri è stato trasformato, ha scritto Gianandrea Gaiani, “in farsa dalle dichiarazioni del Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e del Ministro degli Interni Marco Minniti, che hanno comunicato l’identità dei due poliziotti con tanto di nomi, cognomi, età e luogo di nascita”. Tutte cose che i terroristi non avrebbero dovuto sapere.