Quarantena ridotta in Francia e Germania, Ricciardi: " In Italia per ora restiamo su 14 giorni di isolamento"

Il consulente del ministro della Salute Roberto Speranza spiega che se si abbassa la durata della quarantena per le persone risultate positive si arriva a perdere il 10%" dei casi

Walter Ricciardi
Walter Ricciardi
TiscaliNews

"Al momento la linea è quella prudenziale del mantenimento dei 14 giorni" di quarantena. Lo precisa Walter Ricciardi, professore ordinario di Igiene generale e applicata all'Università Cattolica e consulente del ministro della Salute Roberto Speranza, all'indomani dell'incontro del Cts su questo tema.

Quarantena ridotta in Francia e Germania

"E' stata avviata la discussione sulla base di due documenti internazionali. Il primo della Francia, che ha ridotto in una maniera che ci ha lasciato estremamente perplessi" la quarantena "a 7 giorni, e in questo modo si perde una quantità enorme di soggetti infetti. E poi della Germania che ha proposto di abbassarla a 10 giorni. Siamo rimasti" d'accordo di valutare queste ipotesi, "anche se permane sia da parte dell'Oms che dell'Ecdc l'indicazione a 14 giorni.

"Si perdono il 10% dei casi"

Entrambe queste istituzioni ci dicono che, se si abbassa la durata - ricorda Ricciardi - si arriva a perdere il 10%" dei casi, "e in una situazione come quella francese, questo significa che si perdono 1000 casi al giorno". "Al momento la linea è questa, ma abbiamo anche detto che è importante che queste decisioni vengano prese con un coordinamento internazionale. Queste misure non possono essere prese dai singoli Paesi", conclude.

Ok aperture parziali stadi con tutele

"Certamente fino a quando non avremo un vaccino o una terapia specifica, portare decine di migliaia di persone tutte insieme a contatto una con l'altra non è possibile. Le aperture parziali sì, ma l'apertura deve essere tutelata sia nel momento di accesso che in quello di deflusso". Così Ricciardi in merito alla linea del Cts sull'apertura degli stadi. In questo momento, ha precisato, "assembramenti di massa che coinvolgono migliaia di persone non sono pensabili".

Le scuole, banco di prova

Bisogna vedere l'effetto dell'apertura delle scuole, capire se siamo riusciti a tenere sotto controllo i focolai, che in questo momento sono circa mille, e poi riconsiderare l'apertura di assembramenti più grandi". "Da parte nostra - ha aggiunto - è un consiglio tecnico scientifico, poi, come è stato evidente nei casi delle discoteche, i presidenti delle Regioni possono prendere delle decisioni alternative. Il problema - ha concluso - è che si rimette in circolazione il virus".