Processo Alemanno, appello: degrado emerge da atti

Processo Alemanno, appello: degrado emerge da atti
di Askanews

Roma, 20 gen. (askanews) - "Il presente giudizio insegna e conferma che purtroppo nella pratica le competenze di direzione amministrativa dipendono dalla direzione politica, e ciò può portare al degrado e alla distorsione dell'attività della pubblica amministrazione che emergono a piene mani dagli atti del processo". Lo affermano i giudici della corte d'appello di Roma in un passo delle motivazioni della sentenza con cui è stato condannato a 6 anni l'ex sindaco della Capitale, Gianni Alemanno, accusato di corruzione e finanziamento illecito in uno dei filoni dell'inchiesta Mondo di Mezzo."Ritiene la Corte che il complesso delle prove assunte - è spiegato ancora nel documento - acquisite ed utilizzate dal giudice di primo grado (prove orali, prove documentali, intercettazioni telefoniche ed ambientali) dimostri in maniera evidente la colpevolezza di Alemanno in ordine ai reati contestatigli".I giudici sottolineano poi la "straordinaria gravità delle condotte criminose che in quegli anni hanno letteralmente funestato il rapporto tra imprenditori, cooperative e politica, inquinando in modo sistemico i gangli della vita amministrativa della città di Roma".In merito alla decisione della Cassazione che ha fatto cadere l'accusa di associazione mafiosa nel processo principale, la corte aggiunge che "l'attenzione generale è stata focalizzata sull'esclusione del reato di cui all'articolo 416 bis e della corrispondente aggravante 'mafiosa' contestata, esclusione che è stata diffusamente spacciata come il più rilevante risultato dell'accertamento giudiziale. E' invece rimasto in secondo piano, e spesso ancor più nelle retrovie, ossia l'esistenza di due associazioni a delinquere, almeno una delle quali (quella che faceva capo a Salvatore Buzzi e Massimo Carminati) impegnata nel più rilevante sistema corruttivo mai accertato nel territorio del Comune di Roma, con lo stabile e ben remunerato asservimento di pubblici ufficiali a tutti i livelli - meri dipendenti, dirigenti di servizi, consiglieri comunali ed assessori, dirigenti di aziende a capitale pubblico - agli interessi di Buzzi e delle sue cooperative". E ancora: "il dato oggettivo da sottolineare a questo punto è che la quasi totalità delle condotte criminose in questione furono poste in essere nel quinquennio (2008-2013) in cui fu sindaco l'odierno imputato".