“Romeni prima o poi vi stermino”, ragazza padovana condannata a 4 mesi di carcere

La vicenda ha inizio il 14 di luglio del 2014 quando l’aspirante miss Michela Bartolotta scrive sul suo profilo una frase che non passa inosservata per il suo contenuto razzista

Michela Barlotta
Michela Barlotta
TiscaliNews

Ha diffuso “idee fondate sull’odio razziale o etnico” per questo la 22enne Michela Bartolotta è stata condannata a 4 mesi di reclusione, pena sospesa e senza menzione nel casellario giudiziario. La vicenda ha inizio il 14 di luglio del 2014 quando l’aspirante miss che oggi lavora in un negozio di telefonia nel centro di Padova scrive sul suo profilo una frase che non passa inosservata: “Io e il popolo rumeno non andremo mai d’accordo tra puttane senza pudore, badanti depresse e altri elementi maleodoranti privi di civiltà ed educazione. Prima o poi vi stermino”. La giovane ha molti amici sui social e infatti in poche ore 58 di questi mette un "Mi piace" sotto questo suo pensiero che spicca il volo sul social accumulando tantissime condivisioni.


La vicenda


Non solo Like, l’infelice post ha provocato anche un’ondata di critiche. La ragazza se l’è presa con una delle comunità straniere più numerose in città. E com’era prevedibile il post razzista ha suscitato le ire di molti romeni che si erano sentiti a dir poco offesi. Di quel messaggio è venuto a conoscenza anche il Centro assistenza dei Cittadini romeni di Siena che ha denunciato alla procura toscana il post razzista su Facebook. Dopo una prima indagine era emerso che l’autrice del post era della Barlotta e quindi il fascicolo è stato trasmesso alla procura di Padova  ed è finito sul tavolo del sostituto procuratore Sergio Dini.


Le scuse


La ragazza resasi conto quasi subito della gravità di quanto aveva scritto si è immediatamente scusata spiegando che quelle frasi erano state scritte su facebook in un momento di rabbia.“Non ho giustificazioni per il mio gesto – aveva detto in quell’occasione – so benissimo che quello che ho scritto è sbagliato non mi resta che chiedere scusa. Spesso ho a che fare con persone arroganti e irrispettose e mi sono sfogata in maniera sbagliata”.

La condanna


Tenendo conto del pentimento e delle scuse di Michela, il tribunale collegiale ha ritenuto non ravvisabile il reato di calunnia nei confronti del popolo romeno, condannando però la ragazza per violazione della legge Mancino. I giudici tenendo conto del comportamento dopo i fatti, del contegno tenuto dalla ragazza durante il processo  e della sua giovane età hanno concesso le attenuanti generiche prevalenti che hanno portato alla mitigazione della pena chiesta dal pubblico ministero, inizialmente, di sei mesi. La ragazza si è vista condannata a 4 mesi di reclusione, pena sospesa, senza menzione della stessa nel casellario giudiziale e la pena accessoria del pagamento delle spese processuali.