La crisi del porto canale di Cagliari, i sindacati: "Il traffico diminuirà dell’82%"

Gli operatori sono pronti ad incrociare le braccia dopo le ultime comunicazioni avute dalle due aziende e in particolare dalla CTS che sarebbe pronta a chiudere. La preoccupazione dei sindacati è tangibile, perché il dramma della disoccupazione è dietro l’angolo per molti lavoratori del settore

Il porto canale di Cagliari
Il porto canale di Cagliari rischia il collasso

Sedici lavoratori della CTS srl non hanno incassato gli stipendi di gennaio e febbraio e la cassa integrazione volge al termine anche per i 64 della ITERC srl, imprese portuali indirette che operano a terra e a bordo delle navi container nel porto industriale di Cagliari. Gli operatori sono pronti ad incrociare le braccia dopo le ultime comunicazioni avute dalle due aziende e in particolare dalla CTS che sarebbe pronta a chiudere. La preoccupazione dei sindacati è tangibile, perché il dramma della disoccupazione è dietro l’angolo per molti lavoratori del settore.  

I sindacati attaccano il governo pentastellato. "Ci hanno tenuti buoni per mesi con grandi promesse. Anche il ministro Toninelli, a Cagliari per la consueta 'passerella elettorale', ci aveva rassicurato che sarebbe intervenuto personalmente con il gruppo Contship Italia a cui fa capo la CICT, concessionario del terminal – ha detto il segretario regionale della Cisl Trasporti Corrado Pani - Intanto i container continuano a diminuire e un'altra delle poche linee rimaste la MGX non fa scalo nel porto cagliaritano da più di un mese con un ulteriore perdita di circa 1200 container/mese".  

Il segretario della Cisl Trasporti sta tentando di aprire un tavolo nella Capitale inviando una lettera aperta al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli, senza tralasciare di informare dei fatti l’Autorità di Sistema Portuale Mare del Mare di Sardegna, Massimo Deiana, e il neo presidente della Regione Sardegna Christian Solinas: “… L’intera portualità cagliaritana si muove sul filo del rasoio in un clima di incertezza non più sostenibile, soprattutto in considerazione del fatto che i player del settore stanno definendo le proprie strategie in Europa e  in Italia. Un ulteriore stallo comporterebbe, di fatto, l’uscita definitiva dello scalo cagliaritano dal mercato”.

Monta la rabbia. “La tenuta sociale della comunità – ha spiegato ancora il sindacalista - portuale legata al terminal, circa 700 lavoratori tra diretti, indiretti e indotto, ormai esasperata, potrebbe essere non più controllabile in assenza di certezze, o peggio, in caso di ulteriori cali”.  Pani sottolinea l’importanza di un confronto aperto. “L’apertura del tavolo di crisi non è più ulteriormente differibile, poiché in un territorio già provato dalla crisi la portualità rappresenta una risorsa imprescindibile. Occorre una risposta immediata, in difetto della quale le scriventi si riservano le necessarie azioni di lotta".

Il futuro delle 400 famiglie che si sostengono con il lavoro offerto dal porto canale, è appeso alle decisioni che potrebbero essere prese in quel tavolo. “È necessario impedire – sostiene infine Pani - una volta per tutte che il Terminal diventi una delle tante incompiute cattedrali nel deserto e scongiurare il grave pericolo che si verifichi l'ennesimo scippo ai danni della Sardegna e dei sardi che ci lavorano, sottraendo loro dignità e futuro. È giunto il momento che dalle istituzioni si pretendano delle risposte chiare nei tavoli che contano. Non ci sono più alibi, la campagna elettorale è terminata e chi ha vinto si assuma l'onere di convocare le parti perché nell'agenda le sorti del Terminal Container hanno priorità assoluta".

Dura anche la presa di posizione della UIL trasporti Sardegna: “Da oltre un anno i vertici del Terminal Container del Porto Industriale lavorano fuori sede o direttamente da Cagliari per gli altri terminal del Gruppo Contship, portando all’esterno il know-how professionale senza che via sia alcuna ricaduta positiva per il Terminal di Cagliari”. UIL trasporti Sardegna ha sottolineato “impietosamente” la conclamata crisi del terminal cagliaritano che pare essere stato abbandonato dallo stesso Terminalista. Lo stesso Direttore Generale del terminal – si legge nel report - sta a Cagliari per soli 3 giorni al mese per poi partire alla volta di Tangeri e sviluppare il terminal marocchino. Lo stesso avviene per il Direttore Tecnico, quello amministrativo e per varie altre professionalità che da tempo vanno a spendere la esperienza lontano dalla Sardegna e continuano a favorire la crescita e lo sviluppo di porti concorrenti, ma facenti capo allo stesso azionista di maggioranza”.  

Il Terminal Container del Porto Industriale di Cagliari continua a vivere un periodo di profonda crisi: il traffico contenitori è in picchiata, con il 2018 chiuso a circa 215.000 Teu: -50% rispetto ai 430.000 contenitori del 2017, anno che aveva già visto un calo del 36% rispetto ai volumi del 2016. Il 2019 non promette nulla di buono, i primi due mesi dell’anno dimostrano una proiezione su base annua di un ulteriore -42% rispetto al 2018. Nel complesso, analizzando il periodo 2016 – proiezione 2019, il tracollo si attesta a -82%.