[Il punto] Il ponte dei record ricostruito in 6 giorni dopo l’alluvione e la gara ad prendersi i meriti. Mentre molti cittadini aspettano ancora un segnale

Quasi un miracolo alle porte di Cagliari. Riaperta la strada spazzata via dalla pioggia. Il candidato del M5S alla Regione: “Merito del governo non di Pigliaru”

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di Walter Ciancilla

La Stampa parla di miracolo. Parole che rendono bene l’idea dei lavori eseguiti sulla strada 195, l’importante arteria della Sardegna occidentale (che mette in collegamento Cagliari con Capoterra e le rinomate località turistiche), devastata dalla violenta alluvione che giovedì scorso ha messo in ginocchio una buona fetta dell’Isola causando la morte di una donna, mentre un ragazzo è ancora disperso.

La promessa mantenuta 

A distanza di 6 giorni la strada è stata riaperta. Incredibile ma vero. Il ponte spazzato via dalla furia dell’acqua è stato ricostruito. Una volta tanto la promessa è stata mantenuta. Una promessa alla quale era difficile credere osservando le immagini dell’asfalto sventrato da un fiume di fango che si è riversato in mare. Il nostro è il Paese delle eterne incompiute ma questa volta le autorità sono state di parola.

Sui social i lavori lampo dell’Anas sulla 195 (percorsa ogni giorno da migliaia di persone che si recano al capoluogo o allo stabilimento del colosso petrolifero Saras), sono stati addirittura paragonati alla riparazione della voragine in Giappone avvenuta in poche ore e le cui immagini avevano fatto il giro del mondo.

Per una volta la macchina burocratica non si è inceppata tra un cavillo e l’altro ma ha dimostrato un’efficienza auspicabile anche in altri casi.

Di chi sono i meriti?

E al contrario di come avviene solitamente in caso di disastri o calamità, non c’è stata una gara alla ricerca, spesso inutile, dei responsabili. Questa volta è in corso la gara ad accaparrarsi i meriti dell’intervento miracoloso. Si respira già aria di campagna elettorale per le elezioni in Sardegna previste  a febbraio. Il governatore sardo Pigliaru ha seguito costantemente i lavori e sul sito della Regione (e sui social) è stata pubblicata l’immagine dall’alto dove ci sono 2 foto accostate: una con il ponte crollato e tutte le rovine intorno, l’altra con la strada rimessa a nuovo dove il colore scuro dell’asfalto è il segnale inequivocabile dell’intensa attività di operai e tecnici dell’Anas (l’ente che gestisce le strade statali) che hanno lavorato 24 ore a giorno (e non è il classico modo di dire). “Riapertura della 195: com’era e com’è”. Questa la didascalia che accompagna lo scatto.

Il candidato del M5S: grazie a Toninelli

Di diverso parere il candidato del M5S alla guida della Regione, Mario Puddu. L’ex sindaco di Assemini (altra città martoriata dalla furia dell’acqua) non ci sta. Secondo lui i meriti della ricostruzione a tempo record non sono di Pigliaru. “La Sulcitana riaperta in appena cinque giorni è un successo di questo Governo del Cambiamento. Molti erano scettici e invece si sono dovuti ricredere. Abituati a vedere cantieri fermi per anni, con una Regione (di centrodestra e di centrosinistra) incapace di far valere le ragioni della Sardegna, tutti noi ci siamo assuefatti ad una politica chiacchierona e ora restiamo a bocca aperta davanti ad una promessa mantenuta. Pigliaru avrebbe dovuto fare i complimenti anche al ministro Toninelli che lontano dai riflettori sta seguendo la situazione sarda ”.

Molti alluvionati aspettano ancora un segnale

Il risultato positivo della 195 rattoppata non cancella però l’ennesimo disastro che ciclicamente colpisce questi territori troppo vulnerabili. Da Capoterra (popoloso centro a ovest di Cagliari cresciuto a ritmi elevati), fino all’est dell’isola, i danni sono stati ingenti: una donna è morta ad Assemini mentre tentava di mettersi in salvo con la sua famiglia e un ragazzo è ancora disperso nel Sarrabus. Case distrutte e campi allagati con le colture in ginocchio. Ed è proprio la cittadina dell’hinterland di Cagliari a pagare il tributo più grave. I segni sono ancora visibili e la rabbia dei cittadini tangibile.

A pochi chilometri dal ponte simbolo di efficienza, c’è un quartiere di Assemini dove per la seconda volta in 10 anni i residenti hanno rivissuto lo stesso indelebile incubo. Acqua dentro casa, mobili, computer e parquet da buttare via dopo il temporale. Vincenzo Sucato, uno dei residenti di Truncu is follas, lancia accuse precise. “La colpa non è delle piogge ma della mancanza di pulizia dei canali”, annoso problema che riguarda molti comuni a rischio. “Abbiamo vissuto il dramma già nel 2008 ma niente da allora è cambiato nonostante le promesse. Il comune non è mai intervenuto. Anche questa volta, a parte i vigili del fuoco e la Protezione civile, non si è presentato nemmeno un amministratore comunale”. La circolazione sul ponte è ripresa ma ancora in tanti aspettano una risposta.