Mal progettato e realizzato risparmiando sui materiali, il Ponte Morandi “era come biscotto”. In un video i cedimenti 17 ore prima del crollo

E’ sempre stato pericoloso ma in tanti lo consideravano al pari di un monumento, di un'opera d'arte

TiscaliNews

Il Ponte Morandi si è sbriciolato come una costruzione di biscotti. La struttura era quasi totalmente priva di acciaio e i cassoni dell'impalcato erano sottilissimi. A spiegare il perché del crollo sulle pagine del proprio blog è stato l’ingegnere e ricercatore Paolo Rugarli che, dopo la tragedia del 14 agosto scorso, costata la vita a 43 persone, ha condiviso un suo studio corredato da considerazioni precise scaturite dall’analisi delle fotografie delle macerie scattate dai vigili del fuoco.

“Le immagini - commenta l’esperto - rivelano la drammatica assenza di armatura di acciaio”. E di questo il professor Morandi ne era non soltanto consapevole ma persino fiero, tanto che vantò tale caratteristica in una descrizione dell’opera risalente al maggio del 1968. Un esempio dell’inadeguatezza della struttura la si è potuta trovare nel cassone pluricellulare di calcestruzzo, su cui passava l'autostrada Genova-Savona. Il collasso ha tagliato l'intera sezione tanto da rivelarne le dimensioni e le caratteristiche di costruzione: ogni cellula larga 3 metri e alta poco più di 4 era delimitata da pareti di appena 16 centimetri di spessore. Gli scatti realizzati dai soccorritori mostrano chiaramente l’assenza di armature visibili. “Un'opera di ingegneria civile - accusa l’ingegner Rugarli - non è un esercizio di meccanica razionale o di scienza delle costruzioni. Le opere di ingegneria servono le persone, non il contrario”.

Un video conferma la tesi

E stando alle prime indiscrezioni fatte trapelare dalla commissione ispettiva del ministero delle Infrastrutture, il crollo del viadotto potrebbe aver avuto origine proprio dal collasso del cassone pluricellulare. La teoria dell’ingegnere viene confermata anche da un video comparso sul Web, e segnalato in un articolo pubblicato sulle pagine dell’Espresso. Nel filmato il piano autostradale vincolato al pilone numero 9 risulta pericolosamente compromesso già 17 ore prima del disastro, con una evidente variazione di livello. E’ probabile che già ore prima del crollo l’armatura interna della struttura orizzontale fosse a pezzi. Ma la variazione di livello, evidenzia l’esperto, potrebbe esser stata causata anche dalla rottura dei tiranti di acciaio che sostenevano l'autostrada, dalla rottura di una mensola di appoggio, oppure di una combinazione di tutti e tre i fattori.

Cedimento evidente 17 ore prima

Nel video, realizzato alle 18:11 di lunedì 13 agosto, “la telecamera di un motociclista filma il passaggio sul ponte Morandi lungo la corsia Sud, direzione Genova - si legge in un approfondimento firmato da Fabrizio Gatti -. I punti di appoggio dei segmenti di autostrada che compongono il viadotto sono coperti da giunti metallici. Lo scooter li supera senza particolari sobbalzi. Ma quando passa sopra il giunto che collega il resto del ponte con il piano autostradale della pila 9, quella che la mattina dopo crollerà completamente, la telecamera registra un forte salto: come se le ruote stessero scavalcando un sensibile dislivello. L'ampia fessura lungo il cordolo sinistro sotto la barriera laterale di cemento, che è anche lo spartitraffico tra le due carreggiate, suggerisce un abbassamento del piano stradale proprio in quel tratto. Poco più avanti, in corrispondenza dello strallo-tirante ‘lato mare-lato Genova’ che sostiene parte del ponte, si nota anche una crepa longitudinale nell'asfalto di circa due metri: dalle riprese però non è possibile determinare se si tratta di un banale deterioramento del manto stradale o dell'effetto delle tensioni distruttive che probabilmente stavano già modificando la stabilità del viadotto, portandolo a superare il punto di non ritorno”.

Ponte era sbagliato e pericoloso

Non volendo entrare nel merito della manutenzione l’ingegner Rugarli punta il dito contro Riccardo Morandi. “Non tutti i ponti sono stati costruiti, settanta o cento anni fa, con i criteri usati da Riccardo Morandi, assolutamente sconsigliabili e errati - spiega l’esperto -. Qualcuno vorrebbe che il ponte fosse ricostruito identico e lo considera un monumento, un'opera d'arte da conservare: ma secondo me sarebbe uno sfregio ai morti e alla città di Genova, e inoltre un pessimo insegnamento per le scuole di ingegneria del Paese. Da questo crollo dobbiamo trarre tutti i necessari insegnamenti e non dobbiamo farci arrestare da nessun timore reverenziale, andando a scovare tutte le criticità. Tra le criticità c'è anche un ponte mal concepito, esasperatamente volto al risparmio di materiale. Abbiamo il dovere di dire che nello spingere il risparmio di materiale al massimo, e nel concepire sistemi così fragili, Morandi era suo malgrado un cattivo maestro, e la sua ingegneria nel viadotto sul Polcevera, suo malgrado, una pessima e mal riuscita ingegneria. Progettare come fece il professor Morandi è pericoloso e sbagliato, nessuno deve progettare in questo modo. In questo senso il ponte Morandi è sì un simbolo, ma in negativo”.

Il grande errore di Morandi

Poi lo stesso professor Morandi commise un grave errore. Nonostante già negli anni ’40 c’era chi evidenziava delle criticità del calcestruzzo armato, nel 1968 impiegò tale materiale, compresso, considerandolo letteralmente inattaccabile. Morandi, come altri “nel 1968 ancora credeva alla favola del calcestruzzo inattaccabile quando ben bene compresso”. E i cavi? Anche quelli per decenni sono stati esposti all’aria, la corrosione è stata inevitabile. E ora il risultato è sotto gli occhi di tutti. “Alle 11:36 del 14 Agosto 2018 si è raggiunto il limite - commenta l’ingegner Rugarli -. Il sistema è esploso come una costruzione fatta di grissini e biscotti, quale essa era”. E dunque, si domanda, “possiamo davvero pensare di ricostruirlo eguale, o di conservarne la memoria come se fosse stata un'opera geniale? Io non credo”.

Riferimenti