[La polemica] “I bambini stranieri sono come le zecche dei cani”. Ecco la scuola vergogna d’Italia

Oltre 200 bambini, tutti figli di stranieri, tagliati fuori dal servizio mensa e scuolabus. Costretti a mangiare in stanze separate da quelle dei loro compagni italiani e a percorrere ogni mattina km a piedi per andare a scuola. Accade a Lodi

La vergogna di Lodi: razzisti dell’Illinois, razzisti alla padana ottusi e in malafede, che combattono una sporca guerra contro dei bambini indifesi. La guerra contro i grandi trasferita contro i più piccoli, contro chi non si può difendere. 
Giovedì a Piazzapulita è andato in onda uno spettacolo drammatico e insieme osceno, il racconto del piccolo e miserabile regime di apartheid burocratico voluto dalla sindaca del Carroccio per discriminare i figli degli stranieri. Ed è stato illustrato molto bene dall'autrice del servizio, Micaela Farrocco, il coro limaccioso sollevato da questa campagna d’odio, con le interviste di piazza in cui abbiamo visto e sentito dei cittadini probi (si fa per dire) spingersi fino a dire, addirittura a viso aperto: “Questo bambini sono come le zecche dei cani”. Bambini che ti si attaccano e succhiano il sangue, bambini-mostri nemici dei bambini-buoni, ovviamente gli italiani. Che rispettino la legge come tutti, dicono i razzisti dell’Illinois, che paghino pure loro. Prima gli italiani. 

Ovviamente tutto ciò è figlio di una serie incredibile di menzogne, di luoghi comuni e di ingegnose invenzioni propagandistiche malamente affastellate una sull’altro. Fino alla primavera scorsa -infatti - a Lodi la legge era uguale per tutti: autocertificazione per illustrare la propria condizione patrimoniale, Isee per provare il proprio reddito ed accedere alle tariffe ridotte. Tutti pagavano, e pagavano - come è giusto - italiani e stranieri, secondo il loro reddito. Poi vince la sindaca leghista, e tutto cambia, ma solo per i non italiani. Per loro -al contrario degli “Italiani” - non basta più l’autocertificazione. È necessario produrre delle certificazioni di “non-proprietà” (di immobili o di altri beni) ottenute nei paesi d’origine, in luoghi - cioè - dove non esiste nessuna anagrafe digitale, e dov’è questa documentazione non è reperibile. O in paesi dove magari c’è guerra.

I genitori extracomunitari scoprono che da settembre non bastano nemmeno le carte prodotte dai consolati, e che spesso non basta neanche tornare a casa per provare a reperire documenti in loco. Ovviamente anche questa è una follia. Perché è ovvio che possedere una casa, un terreno o una capanna in Tunisia, non produce reddito apprezzabile per chi si è trasferito in Italia, e che i valori non sono comparabili (esattamente come le rendite delle case al sud sono de tutto diverso da quelle de nord). Ed è già demenziale pensare che chi invece sia dotato di rendite apprezzabili nel suo paese d’origine vada a fare il manovale a Lodi, con quattro figli da mantenere e seimila euro di isee certificati. Ma la logica alla sindaca non importa: tutto è costruito semplicemente per fare agitazione. Le regole modificate due mesi fa solo per introdurre l’intento discriminatorio e mirato anti-immigrati, diventano le leggi che “loro non vogliono rispettare”.

Le certificazioni che agli extracomunitari sono richieste, e agli italiani no, diventano il casus belli. I bambini affamati che solo costretti ad andare a scuola o a mangiare il panino-apartheid nella saletta mentre gli italiani ricchi mangiano a mensa diventano il trofeo da esibire rispetto alla collettività. Aver messo in sofferenza quei bambini, averli marchiati tre volte, sia extracomunitari, sia come poveri, sia come diversi, è il successo del piccolo manuale di razzismo da carta bollata. Seminare veleno, sofferenza e odio, diventa la “mission” a costo zero con cui motivare al voto: il modo per definire la propria identità contro qualcuno. Il modo per dire: “Vedete? Mi avete votato, siamo stati bravi, gliela abbiamo fatta pagare”. Di fronte a questo castello di propaganda, il merito di Piazzapulita è quello di aver restituito corpo alle vittime. Di aver mostrato le madri, i figli, i loro sguardi di vittime che sembrano non rendersi nemmeno conto del motivo che può aver scatenato tanta violenza contro di loro.

Basta il sorriso amarissimo di quel bambino nato in Italia da genitori egiziani, che ovviamente parla un italiano perfetto (perché è italiano) per mostrare quanto sia ridicola la guerra della borgomastra di Lodi. Per questo oggi non vi propongo una morale, ma una sottoscrizione. Cercate su Facebook la pagina creata dalle mamme italianissime che non si sono voltate dall’altra parte. Cercate la pagina “colmiamo la differenza”, quella con cui i genitori degli altri bambini si propongono di raccogliere tre euro al giorno per ogni bambino che viene colpito dal provvedimento della sindaca di Lodi. Mettete voi i tre euro per far tornare quei bambini -come deve essere - uguali a tutti gli altri.