Vaccino Pfizer, l’efficacia diminuisce dopo sei mesi: uno studio lancia l'ipotesi di una terza dose

Calo dell’efficacia dal 96% all’83,7%. La protezione contro i casi gravi resterebbe al 97%. Una terza dose rafforzerebbe la protezione. Intanto il gigante farmaceutico americano alza le stime dei ricavi per il 2021 da 26 a 33,5 miliardi di dollari

Vaccini Pfizer (Foto Ansa)
Vaccini Pfizer (Foto Ansa)
TiscaliNews

Il gigante farmaceutico americano Pfizer alza le stime dei ricavi derivanti dalle vendite dei vaccini anti-Covid per il 2021 da 26 a 33,5 miliardi di dollari. Si tratta – scrive l’Ansa - di una cifra record, quasi il doppio rispetto alle previsioni di febbraio. Ed ora viene anche lanciata la prospettiva della necessità di una terza dose di vaccino. Una terza dose contro il Covid rafforzerebbe la protezione contro la variante Delta, afferma Pfizer, sottolineando che "nuovi studi mostrano che una terza dose ha effetti neutralizzanti della variante Delta cinque volte maggiori per coloro fra i 18 e i 55 anni dopo la seconda dose, e 11 volte maggiori per coloro fra i 65 e gli 85 anni". Le autorità, aggiunge Pfizer, determineranno "se e a chi raccomandare" una eventuale terza dose.

Lo studio

Secondo quanto si legge sul Corriere della Sera l’efficacia del vaccino Pfizer nel prevenire il contagio diminuirebbe con il tempo scendendo, a sei mesi dalla seconda dose, dal 96% all’83,7%. La valenza contro le forme gravi di malattia da Covid, invece, rimarrebbe alta al 97%.

A dimostrarlo ci sarebbero i risultati di uno studio pubblicato online senza ancora una revisione. I risultati – riporta il giornale - provengono da 42mila volontari da sei Paesi che hanno partecipato a una sperimentazione clinica iniziata da Pfizer e BioNTech lo scorso luglio e conclusasi il 13 marzo. Da considerare che i dati proverrebbero da un periodo in cui la variante Delta non era dominante.

L'esperienza di Israele

Il nuovo studio arriva dopo una analisi della situazione vaccini fatta in Israele che dimostrava come “la protezione del vaccino Pfizer potrebbe essere in declino nel Paese con il record di vaccinazioni Pfizer. I dati diffusi nel mese di maggio dimostravano un’efficacia del vaccino Pfizer pari al 94,3% nella prevenzione dei contagi asintomatici, mentre nel mese di giugno, quando la variante Delta era maggiormente diffusa, la copertura si attestava intorno al 64%. Rispetto alla malattia grave il tasso di efficacia era in calo solo del 5%”, scrive il Corsera. Da qui la discussione sulla necessità di una terza dose.

Pfizer, si parla di terza dose (Foto Ansa)

Sulla terza dose posizioni non unanimi

Non ci sarebbe però unanimità sull’utilizzo di una terza dose. La Food and Drug Administration Usa - si legge sul Corriere - per ora frena, perché “gli americani completamente vaccinati non hanno bisogno di una dose di richiamo in questo momento”. Sottolinea anche che “non spetta alle singole aziende decidere se e quando il richiamo sarà necessario”. Anche l’Ema, l’Agenzia europea dei medicinali, ritiene sia “troppo presto per confermare se e quando sarà necessaria una dose di richiamo per i vaccini Covid-19, perché non ci sono ancora abbastanza dati dalle campagne di immunizzazione e dagli studi in corso per capire quanto durerà la protezione dai vaccini”.

Al rialzo le stime dei ricavi 2021 per Pfizer

Intanto - come si diceva e scrive AnsaPfizer rivede al rialzo di quasi il 30% le stime dei ricavi 2021 dal suo vaccino per il Covid, dal quale si aspetta ora 33,5 miliardi di dollari rispetto ai 26 miliardi previsti solo il trimestre scorso. Un balzo significativo che riflette il ruolo chiave del colosso farmaceutico nella lotta al coronavirus, soprattutto alla luce del diffondersi della variante Delta contro la quale, secondo la società, potrebbe servire, appunto, una terza dose.

L’ad: “Trimestre straordinario”

La revisione al rialzo dei ricavi dalla vendita del vaccino accompagna i risultati in decisa crescita del secondo trimestre, definito dall'amministratore delegato di Pfizer Albert Bourla "straordinario sotto numerosi punti di vista". Il gigante farmaceutico americano ha infatti archiviato il periodo aprile-giugno con vendite in aumento del 92% a 18,98 miliardi di dollari, di cui 7,8 miliardi generati direttamente dal vaccino, e un utile per azione salito del 58% a 98 centesimi. Considerato l'andamento della domanda del vaccino, Pfizer ha rivisto la sue intere stime per il 2021 che dovrebbe chiudersi con ricavi fra i 78 e gli 80 miliardi di dollari e un utile per azione di 3,95-4,05 dollari. In precedenza il colosso farmaceutico aveva stimato ricavi in una forchetta fra i 70,5 e i 72,5 miliardi con un utile per azione di 3,55-3,65 dollari.

Migliorano anche le altre attività

Ma se il vaccino gioca la parte del leone nel secondo trimestre, a migliorare sono anche altre aree di attività di Pfizer, segnalando in parte il ritorno ai tradizionali controlli medici che durante la pandemia si erano in gran parte interrotti. I ricavi oncologici sono infatti aumentati del 19% a 3,15 miliardi di dollari, mentre quelli per la medicina interna del 5% a 2,4 miliardi.

Pfizer e Moderna, che producono vaccini mRNA, dominano il mercato per i nuovi ordini di vaccini mentre le rivali AstraZeneca e Johnson & Johnson, che usano una tecnologia diversa, hanno incontrato non poche difficoltà fra i timori per gli effetti collaterali e i problemi alle forniture. Al momento più di un miliardo di dosi di vaccino Pfizer sono state consegnate a livello globale. E la società stima di consegnare 2,1 miliardi di dosi nel 2021.