[L’inchiesta] Legato e pestato un esponente di Forza Nuova. Viaggio nell’escalation della violenza degli antifascisti

Pestato a Palermo il segretario provinciale di Forza Nuova con un'azione da commando. L'agguato ripreso con un telefonino e rivendicato. Dopo gli scontri con la polizia a Bologna e Napoli nel weekend un salto di qualità nella violenza dell'estrema sinistra

Massimo Ursino
Massimo Ursino

Il responsabile provinciale di Forza Nuova a Palermo,  Massimo Ursino,  è stato accerchiato, legato con nastro da imballaggio e picchiato da un gruppo di giovani col volto coperto che lo hanno lasciato per terra con una ferita alla testa. Il pestaggio è stato compiuto a piazza Lolli nei pressi della sezione del movimento politico guidato da Roberto Fiore ed è stato rivendicato con un messaggio anonimo inviato agli organi di stampa:  “Chi afferma che esista una "minaccia fascista", a Palermo come in tutta la Sicilia, dovrà ricredersi. Sul territorio palermitano esiste chi ripudia il fascismo e non ha timore di lottare per bloccarlo e schiacciarlo, a partire da questi protagonisti del forzanovismo, guerrieri a parole, violenti nelle immagini che evocano forse, ma incapaci di proteggere la propria incolumità e di conquistare qualsiasi forma di potere politico. Palermo è antifascista, nelle pratiche e nella quotidianità di chi la vive. A Palermo non c'è spazio per il fascismo”. Secondo alcune testimonjianze l'aggressione sarebbe stata filmata da una ragazza con un telefonino.

Gli scontri di Bologna

Negli ultimi giorni sono stati numerosi gli episodi di intolleranza politica da parte dell'estrema sinistra, impegnata a impedire le iniziative politiche ed elettorali dei movimenti neofascisti. Violenti scontri si sono registrati nello scorso week end a Bologna e a Napoli tra forze dell'ordine e centri sociali.  La polizia è stata costretta a usare gli idranti per respingere l'assalto dei centri sociali bolognesi decisi a impedire il comizio di Forza Nuova. Un venerdì nero per il capoluogo emiliano, con il consiglio comunale bloccato a mezzogiorno per l'occupazione della sala. A seguire cinque poliziotti mandati all'ospedale nel primo pomeriggio per sgomberare la piazza prenotata dai neofascisti e occupata in anticipo dei militanti dell'estrema sinistra. In serata i commercianti bolognesi terrorizzati hanno abbassato le serrande con congruo anticipo, prevedendo l'esito violento del corteo antifascista. Tutto questo per impedire un comizio elettorale a cui hanno partecipato meno di venti persone. Tanto rumore per poco più di nulla. 

L'escalation della violenza

Da qualche giorno, dalla contestazione violenta alla passeggiata elettorale di Giorgia Meloni a Livorno, la polizia ha cambiato atteggiamento. Il ministro Minniti, che è persona capace, nell'esprimere solidarietà alla leader di Fratelli d'Italia, ha preso l'impegno a garantire a tutte le forze in campo la massima agibilità politica per le ultime settimane di campagna elettorale. Dall'inizio di febbraio si erano già susseguiti piccoli episodi di tensione e scontri tra polizia e ultras antifascisti, decisi a contestare sia le iniziative elettorali di Forza Nuova, Lega e CasaPound (all'Aquila, Macerata, Piacenza, nel Lucchese) ma anche le commemorazioni (a Padova, a Trento, a Torino) dei martiri delle foibe. Eppure questi eventi dovrebbero avere la copertura istituzionale della legge che ha istituito una specifica giornata del ricordo.

Un pomeriggio di paura a Venezia

Domenica pomeriggio ha retto alla perfezione il dispositivo di sicurezza a Venezia. Le cose si erano messe decisamente male. Con Forza Nuova che aveva prenotato, da tempo, un campo in centro per un comizio del segretario nazionale Roberto Fiore. Con i Liberi e uguali che avevano furbescamente chiesto la piazza della stazione, la porta d'ingresso dell'isola, per un'iniziativa elettorale un paio di ore prima. Con i centri sociali pronti ad aderire per filtrare l'arrivo dei manifestanti avversari. Spaventati dagli scontri annunciati, commercianti e albergatori hanno minacciato l'interruzione delle attività: per scongiurare il disastro del centro chiuso la domenica pomeriggio, la Questura ha imposto a Forza Nuova una sede diversa, in terraferma, a tre chilometri di distanza dal presidio antifascista. E la giornata si è conclusa senza incidenti.

Gli scontri a Napoli

E' andata meno bene ai passeggeri "sbarcati" domenica sera alla stazione centrale di Napoli intorno alle 20,30 per andare a prendere la metropolitana, la circumvesuviana o gli autobus extraprovinciali. Sono stati infatti travolti dai dimostranti in fuga dopo aver sfondato, lanciando bombe carta e sassi, i cordoni della polizia che li aveva completamente isolati. Era in programma, in un albergo vicino, un meeting con Simone Di Stefano, candidato premier di CasaPound. I dimostranti antifascisti in corteo hanno aggirato il primo blocco della polizia, passando per i vicoli che si affacciano sulla grande piazza Garibaldi, ma si sono trovati circondati. Gli agenti avevano infatti sbarrato le due strade di accesso all'albergo con cancelli divisori. Per rompere l'accerchiamento gli antagonisti hanno perciò attaccato il piccolo presidio che controllava l'ingresso del terminal bus e di là al polo ferroviario. Un punto debole. Già a dicembre gli ultras azzurri avevano aggredito lì le forze dell'ordine per andare alla carica dei tifosi veronesi in arrivo con il treno. Stavolta gli scontri sono stati molto brevi ma intensi. La polizia ha reagito all'attacco con determinazione e ha fermato una ventina di dimostranti, la coda del corteo rimasta imbottigliata. Ieri nuovo corteo degli antagonisti napoletani, partito dalla zona universitaria per concludersi sotto la sede del Pd, ritenuto responsabile, nella persona del ministro degli Interni, delle "violenze poliziesche". L'aggressione di ieri sera a Palermo rivendicata con un comunicato sembra rappresentare un salto di qualità.