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[Esclusiva] “Ecco le prove del patto tra Ong e trafficanti per portare i migranti in Italia”

Foto, intercettazioni, confessioni. Le carte dell’inchiesta di Trapani con i gravi indizi sulla Ong olandese che ha favorito i trafficanti

Guido Ruotolodi Guido Ruotolo   

C’era un patto tra una Ong e i trafficanti di migranti. Ci sono le prove, ci sono le foto, le intercettazioni, le confessioni. Il barchino dei venditori di uomini che avvicina alla nave che salva le vite, l’arrivo dei gommoni carichi di disperati e poi il salire a bordo. 

“Un rendez vous”, scrive testualmente il gip di Trapani nell’ordinanza di sequestro della motonave Iuventa, di proprietà della Ong Olandese Jugend Rettet che documenta il favoreggiamento.  E per incastrarli gli inquirenti hanno utilizzato un infiltrato nell’equipaggio di una motonave di Save The Children. 

Non salvavano solo vite umane ma d'accordo con i trafficanti li andavano a prendere sotto costa libica. Il giudice per le indagini preliminari Emanuele Cerosimo - nelle 147 pagine di ordinanza che tiscali.it ha avuto modo di leggere - si spinge a individuare il movente dell'oggettivo favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, contestato a membri dell'equipaggio lo scambio tra attività di soccorso e finanziamenti alla Ong. 

“E’ stato osservato - scrive il giudice - un vero e proprio rendez vous tra operatori della IUVENTA e presunti trafficanti finalizzato alla consegna di alcuni migranti.In particolare: la motonave della "IUVENTA" di colore verde e di piccole dimensioni si è diretto verso le coste libiche e da quei luoghi è sopraggiunta una imbarcazione verosimilmente con trafficanti a bordo; la motonave e il barchino con i presunti trafficanti, dopo essersi incontrati, sono restati affiancati per qualche minuto. Proprio la dinamica con la quale avveniva questo secondo "viaggio" del barchino consentiva di acquisire piena contezza che le persone a bordo fossero dei trafficanti”.

Insomma, “salvare vite umane” rappresentava uno strumento pubblicitario formidabile. La Procura di Trapani contesta in particolare tre episodi. 

E va subito detto che la stessa inchiesta muove i suoi primi passi in primavera perché due volontari di un'altra Ong, Save the Children, denunciano «alcune anomalie del servizio Seatch And Rescue svolto da Iuventa».

Vediamo i tre episodi. Il 10 settembre del 2016 140 migranti vengono prelevati nelle acque libiche da una imbarcazione, i cui scafisti, due trafficanti, tornano a terra. Dalla Juventus, i 140 migranti vengono trasferiti sulla “Vos Hestia” che arriva a Trapani il 12 settembre scorso.

Secondo episodio. Il 18 giugno scorso membri dell'equipaggio della Iuventa - l'inchiesta penale in corso a Trapani per il momento è contro ignoti - riconsegnavano tre imbarcazioni ai trafficanti. Una delle tre, contrassegnata con un “Kk” veniva di nuovo utilizzata per un viaggio di migranti il 26 giugno scorso.

Sempre il 18 giugno scorso trafficanti e membri dell'equipaggio della Iuventa si incontravano in acque internazionali. Successivamente le due delegazioni rientravano a bordo delle rispettive imbarcazioni e dopo un po' si materializzava una imbarcazione con migranti.

Episodi circostanziati, provati dalle testimonianze dei due volontari di “Save the Children” e anche da un infiltrato a bordo della Iuventa.

«Da marzo del 2017 - si legge nel provvedimento di sequestro della nave Iuventa - nell'ambito di una più ampia attività di indagine sull'operato delle Ong, si sviluppava una attività concentrata sulla Iuventa. Lucio Montanino e Pietro Gallo che operano su “Vos Hestia” della Ong “Save the Children”, assunti dall'agenzia “Imi Security Service”, hanno segnalato alcune anomalie del servizio Search And Rescu (ricerca e salvataggio) svolto da Iuventa».

Secondo i due volontari, «la motonave si avvicinerebbe eccessivamente a quelle coste nell'area di Sabratha durante le operazioni di soccorso fornendo supporto logistico agli scafisti nel prelevare i migranti direttamente dai gommoni condotti dagli stessi facilitatori, agevolandone l'imbarco su natanti gestiti da altre Ong».

 

Scrive ancore il gip: “Lo sbarco dei migranti, apparentemente conseguenza dello stato di necessità che ha determinato l'intervento dei soccorritori, diviene, nella maggior parte dei casi, l'ultimo segmento di una attività ab initio pianificata dai trafficanti, costituente il raggiungimento dell'obiettivo perseguito dalle associazioni criminali che gestiscono il traffico di esseri umani. La consolidata metodologia operativa disvelata dalle indagini svolte negli anni dagli inquirenti italiani ha dimostrato, in particolare, che la lodevole e continua presenza nelle acque antistanti il territorio libico di navi di soccorso, ha reso ancora più agevole 'il continuo invio di imbarcazioni sempre più fatiscenti o inadatte alla navigazione e ridotto sensibilmente i rischi per i trafficanti di esser intercettati e bloccati in acque internazionali permettendo agli stessi di "abbandonare" i barconi in acque territoriali libiche nella consapevolezza dell'immediata attività di salvataggio posta in essere dalle imbarcazioni delle ONG. In altri termini le organizzazioni criminali che gestiscono il traffico di profughi si rappresentano e vogliono l'intervento dei soccorritori ed il conseguente sbarco nei porti italiani, la consapevolezza di tale inevitabile conseguenza è, pertanto, substrato motivazionale su cui poggia da anni la concreta organizzazione dei cd. viaggi della speranza e che rafforza i propositi delinquenziali dei trafficanti libici”.

Appare doveroso sottolineare - conclude il magistrato - che gli appartenenti alla ONG tedesca non vanno in alcun modo considerati come affiliati ai gruppi criminali operanti in territorio libico non condividendone né metodi, né finalità. Sul punto appare sufficiente quanto indicato nella richiesta avanzata dal Pubblico Ministero in quanto pienamente condivisibile dal punto di vista logico-indiziario: " ...Appare evidente - e comunque nessuna prova è stata acquisita in senso contrario - la carenza del requisito della affectio societatis, cioè della volontà di fare parte di una associazione criminale, condividendone gli scopi ed il programma criminoso. E' chiaro infatti che, rispetto all'associazione finalizzata al traffico operante sul territorio libico avente lo scopo di sfruttare la posizione di debolezza dei soggetti che aspirano a lasciare quel territorio per indurii alla dazione di cospicue somme di denaro, le attività della ONG si pongono in una posizione diametralmente opposta, nella prospettiva di agevolare l'aspirazione a lasciare il territorio africano, tutta a favore ed a tutela dei migranti ed a prescindere dalla posizione degli stessi che, nella maggioranza dei casi, sono migranti mossi da motivi economici e solo in casi numericamente più limitati possono aspirare ad una protezione internazionale..."). Le motivazioni umanitarie che hanno indotto il personale delle ONG ad agire in modo illecito non possono, comunque, costituire la causa di giustificazione”.

Guido Ruotolodi Guido Ruotolo   
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