Senza tregua, i pastori sardi bloccano il transito dei tir e delle cisterne di carburante della raffineria Saras

Nonostante la lunga maratona, le trattative, iniziate nel pomeriggio del 14 febbraio 2019 a Roma al Palazzo del Viminale, alla presenza del ministro per l'Interno Matteo Salvini e del ministro per le Politiche agricole Gian Marco Centinaio, e continuate a Cagliari il 15 e il 16 febbraio scorsi, non è stato ancora raggiunto un accordo

Senza tregua, i pastori sardi bloccano il transito dei tir e delle cisterne di carburante della raffineria Saras

I pastori sardi non hanno mai mollato un campo di battaglia senza raggiungere un risultato che sia degno di essere considerato tale. La protesta degli allevatori dell’Isola continua nonostante l'approvazione della controproposta degli allevatori ovini approvata a Tramatza (Oristano) che sarà presentata al tavolo del Governo in programma a Roma. Oggi un gruppo di manifestanti ha bloccato una corsia della Statale 195 tra Cagliari e Pula all'altezza di "Su Loi" (Capoterra), a pochi chilometri dal capoluogo sardo. Alcuni mezzi sono stati piazzati sulla carreggiata in modo da limitare il passaggio delle auto, dei tir e delle cisterne di carburante che fanno la spola, soprattutto nelle ore diurne, tra la vicina raffineria Saras, la più grande raffineria del Mediterraneo per capacità produttiva, e le principali arterie stradali.

Lo stato della trattativa

Nonostante la lunga maratona, le trattative, iniziate nel pomeriggio del 14 febbraio 2019 a Roma al Palazzo del Viminale, alla presenza del ministro per l'Interno Matteo Salvini e del ministro per le Politiche agricole Gian Marco Centinaio, e continuate a Cagliari il 15 e il 16 febbraio scorsi, non è stato ancora raggiunto un accordo che metta la parola fine sul prezzo minimo del latte ovino che gli imprenditori caseari devono corrispondere ai pastori sardi. Che sembrano pronti a riprendere la lotta in vista del tavolo di filiera convocato dal premier Giuseppe Conte per il 21 febbraio.

“Secondo l'ipotesi di accordo raggiunta il 16 febbraio a Cagliari - e attualmente in valutazione da parte dei pastori, in cambio di una tregua per consentire il ritiro del latte da parte dei caseifici - subito gli allevatori otterrebbero 72 centesimi (iva inclusa) di prezzo minimo da considerarsi in acconto, mentre c'è una road map per portare il prezzo nel giro di un anno ad un euro al litro. Nel frattempo, per rendere possibile tale prezzo del latte, andrebbe riportato su valori più elevati il prezzo del formaggio pecorino Romano Dop, il cui crollo ha determinato l'offerta al ribasso anche per il latte”, ha scritto su agronotizie.it il giornalista agro-ambientale Mimmo Pelagalli. Di sicuro, comunque, pare ci sia l'impegno di Regione Sardegna, Banco di Sardegna e ministero per le Politiche agricole ad un intervento di ritiro dal mercato di 67mila quintali di Romano per un valore complessivo di oltre 49 milioni di euro. “Un'operazione che ha lasciato però perplessi i pastori, che sarebbero comunque i primi a pagare la crisi, mentre i caseifici, che l'avrebbero provocata violando le quote di produzione, producendo più Romano del dovuto, sarebbero i diretti beneficiari dell'operazione di ritiro dal mercato del formaggio in eccedenza. Intanto, continua a montare la protesta anche dei pastori della Sicilia, dove il prezzo di mercato del latte è a livelli bassissimi”, ha commentato ancora Pelagalli.

La clausola di Coldiretti

"Serve inserire una clausola che garantisca di raggiungere l'obiettivo di un euro per il prezzo del latte pagato ai pastori da parte degli industriali che sono i diretti beneficiari delle consistenti misure di sostegno per 49 milioni di euro messe in campo da Governo e Regione Sardegna - è quanto afferma la Coldiretti Sardegna nel sottolineare che - è necessario ora che sulla bozza di accordo sul prezzo del latte ovino in Sardegna si pronuncino i pastori impegnati da dieci giorni in una dura vertenza. L'acconto iniziale di 72 centesimi al litro è peraltro motivo di insoddisfazione perché - sottolinea la Coldiretti - si trova sotto i costi variabili medi di produzione certificati dal recente studio Ismea elaborato per far luce sulla crisi del settore". C’è anche qualche alba, che Coldiretti evidenzia "la volontà di inserire la presenza dei pastori nell'amministrazione del Consorzio di tutela del pecorino Romano, con l'attuale gestione che si è dimostrata inadeguata nello svolgere i compiti di valorizzazione, e la nomina di un Prefetto per verificare errori e violazioni, ma anche per controllare la legalità delle operazioni di ritiro del pecorino da destinare agli indigenti con le risorse pubbliche".

Campagna Amica

"Importante – sostiene Coldiretti - è anche l'impegno per il passaggio delle quote di produzione ai pastori e il monitoraggio del rispetto dei livelli produttivi di produzione il cui superamento è stata la causa principale della crisi". Il Governo e la Regione Sardegna proseguono nel loro impegno che “per questa operazione hanno messo sul piatto per il ritiro di 67mila quintali di forme di formaggio in eccedenza sul mercato e anche quello delle catene distributive che si sono impegnate a riconoscere ai fornitori un valore, all'acquisto del pecorino, in grado di assicurare agli allevatori il prezzo di 1 euro al litro e anche a realizzare campagne come il pecorino day promosso dagli agricoltori di Campagna Amica".

Copagri rilancia

Rilancia Copagri, il presidente Franco Verrascina, nel commentare le nuove proteste, ha detto "Il prezzo minimo di acconto da noi proposto non a caso era di 85 centesimi, proprio perché l'obiettivo è un euro, è chiaro che in molti vedono nel prezzo invece segnato nell'ipotesi di accordo, di 72 centesimi, un segnale negativo perché il percorso per arrivare ad un euro diventa troppo lungo e troppo poco credibile". Confagricoltura chiede più unità sindacale: "Abbiamo già ottenuto alcuni risultati che vale la pena rimarcare: ad esempio l'avvio di una indagine per valutare l'applicazione di pratiche sleali, come Confagricoltura aveva proposto - ha detto il presidente Massimiliano Giansanti - Ed è pure positivo rilevare una rinnovata attenzione dei soggetti istituzionali che stanno lavorando a soluzioni concrete e di immediata applicazione mettendo a disposizione risorse". "Sono risultati più che apprezzabili - ha rimarcato Giansanti - che se accompagnati da una intesa sugli aspetti di mercato potrà davvero essere positiva per far recuperare redditività e competitività agli allevatori sardi".

L’intervento dell’Antitrust

Intanto – ha svelato Pelagalli - l'Antitrust ha aperto un'istruttoria sui prezzi del latte sardo di pecora destinato alla produzione di pecorino Romano Dop, sulla base delle leggi sulle pratiche commerciali sleali nella filiera agroalimentare. In particolare, il procedimento è stato avviato nei confronti del Consorzio per la Tutela del formaggio pecorino Romano e di 32 imprese di trasformazione ad esso aderenti - tutte con sede in Sardegna - ed è volto a verificare se tali operatori abbiano imposto agli allevatori un prezzo di cessione del latte al di sotto dei costi medi di produzione. "La pratica - spiega una nota dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato - potrebbe inquadrarsi in una situazione di significativo squilibrio contrattuale tra i caseifici e gli allevatori, questi ultimi parte debole del rapporto in ragione della natura altamente deperibile del latte e delle caratteristiche dimensionali e organizzative delle imprese di allevamento". L'istruttoria dovrà concludersi entro 120 giorni dall'avvio.