"L'assalto ai boschi continua, basta tagli nei parchi nazionali d'Abruzzo e Pollino". La denuncia su facebook

Una coppia italo-statunitense pubblica le immaigni dello scempio: in atto cedui su centinaia di ettari di foresta pregiata

di Antonella Loi

L'assalto agli alberi dei boschi italiani continua indisturbato. E non risparmia nemmeno i parchi nazionali. La segnalazione stavolta arriva da una fonte piuttosto autorevole, Franco Tassi, ex presidente del Parco nazionale d'Abruzzo e coordinatore del Comitato Parchi nazionali e Riserve analoghe. Nella sua pagina facebook, il biologo accoglie la lettera denuncia di una coppia italo-statunitense reduce da una vacanza nel parco del Pollino, testimone - e fornisce immagini eloquenti - dei tagli cedui in corso in due importanti parchi italiani: il Parco dell'Appennino Lucano e quello compreso tra le province di Potenza, Matera e Cosenza. 

Il discorso di fondo è sempre lo stesso: quali interessi spingono a ceduare (tagliare a raso ma in modo che i tronchi ricaccino e si riformi la foresta nell'arco di qualche decennio) ampie superfici all'interno di riserve naturali che, per loro definizione, dovrebbero essere tutelate integralmente? La risposta la si può trovare forse nei vari ed eventuali interessi economici che riguardano le attività imprenditoriali (o le speculazioni?) dei nostri giorni. Leggasi centrali a biomasse o pellet, per citarne alcune. Fatto sta che Tassi usa toni molto duri nei confronti di chi non impedisce questo "scempio" ambientale. E ammonisce: "Ma non sarebbe il caso di svegliarsi e gridare che i nostri Parchi Nazionali (come tutto il resto) sono stati ormai occupati dalla peggiore politica, la quale li usa solo per i propri bassi, egoistici, avidi e narcisistici interessi?".

Tagli in zone di pregio naturalistico

"Anche di recente, ci sono pervenute immagini di assurdi tagli (gabellati come innocente uso civico!) - scrive il biologo su fb - nel cuore della valle più importante del Parco d'Abruzzo, la Val Fondillo, oltre l'Acqua Sfranatara, rifugio della fauna e della biodiversità più preziosa". Per "ben 33 anni", scrive ancora, "eravamo riusciti a bloccare, a duro prezzo, interventi del genere, vietandoli come la legge consente, e poi indennizzando i Comuni: infine assumendo in gestione i demani comunali (una specie di affitto, ma finalizzato a non toccare nulla!). Nessuno ne parla, e men che meno interviene".

La domanda che avanza lo specialista è come mai non ci sia una levata di scudi generale, soprattutto tra i "soloni del fu ambientalismo". "Tutti a braccetto, tra inchini e riverenze - scrive -: tuttavia dell’assalto ai boschi del Mezzogiorno, e non solo, non si preoccupano affatto. Avevamo scritto e denunciato ai massimi livelli, inclusi i botanici più illustri, ma non è cambiato nulla", ammette Tassi. E allora, ecco che anche la lettera denuncia di una coppia di turisti orginari dell'Italia, è un accorato appello affinché il taglio degli alberi delle due importanti riserve naturalistiche cessi immediatamente. E a dimostrazione del danno grave arrecato alla foresta, pubblicano le immagini comparative tratte da Google Earth (in alto, sopra il titolo): quelle del 2003 o del 2012 a confronto con quelle recenti di quest'anno e di quello passato. L'impatto è forte davanti a una superficie ceduata sembrerebbe di decine se non centinaia di ettari.

Non solo parchi nazionali

Come già abbiamo visto accadere in altre parti d'Italia - vedi foresta demaniale del Marganai nel Sud Sardegna, dove la vicenda si è recentemente conclusa lo stop ai tagli a seguito dell'accoglimento del ricorso presentato dalla Soprintendenza di Cagliari al ministero dell'Ambiente, sull'illegittimità dei cedui (oltre trecento ettari) in mancanza di autorizzazione paesaggistica - il braccio di ferro per il controllo e lo sfruttamento dei boaschi va avanti. Spesso nell'indifferenza dell'opinione pubblica, non adeguatamente edotta, e della posizione ballerina e spesso volutamente poco chiara della politica. 

di Antonella Loi