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Nella domenica della Parola di Dio, una mano di Francesco per la Cina

Messa in san Pietro e Angelus con un richiamo alla pace e l’invito a non cedere alle chiacchiere divisive

Carlo Di Ciccodi Carlo Di Cicco   
Nella domenica della Parola di Dio, una mano di Francesco per la Cina

La parola Cina non la pronuncia, ma è chiaro come il sole che papa Francesco nel saluto formulato “a tutti coloro che in Estremo Oriente e in varie parti del mondo celebrano il Capodanno Lunare” nel dopo Angelus odierno voglia rivolgersi in toni amichevoli alla Cina alle prese con la sfida infinita del Covid e tuttavia essenziale per la pace nel mondo, conflitto ucraino compreso. Francesco non dimentica il rinnovo dell’accordo bilaterale sottoscritto di recente da S. Sede e Pechino per la nomina dei vescovi, ma è pure convinto con il tessitore della diplomazia vaticana il cardinale Pietro Parolin, che il solo modo per disinnescare la terza guerra mondiale a pezzi sia quello di far maturare la necessità condivisa per una grande conferenza di pace sullo stile di quella che fu la Conferenza di Helsinki che, nel 1975, favorì e accelerò le condizioni per la fine della guerra fredda. “In questa gioiosa circostanza, tuttavia, - ha precisato oggi il papa rivolto alle popolazioni che celebrano il Capodanno Lunare - non posso non esprimere la mia vicinanza spirituale a quanti attraversano momenti di prova causati dalla pandemia da coronavirus, nella speranza che le presenti difficoltà vengano presto superate. Infine, auspico che la gentilezza, la sensibilità, la solidarietà e l’armonia, che in questi giorni si sperimentano nelle famiglie tradizionalmente riunite, possano sempre permeare e caratterizzare i nostri rapporti, familiari e sociali, per poter vivere una vita serena e felice. Buon Anno!”.

Del resto questo saluto è stato anteposto ad altre sottolineature dove il conflitto è strisciante o si esprime in spaccature all’interno di uno stesso Paese: Myanmar, Perù. Camerun, Ucraina. “Il mio pensiero – ha dettagliato il pontefice - con dolore, va in particolare al Myanmar, dove è stata incendiata e distrutta la chiesa di Nostra Signora dell’Assunzione nel villaggio di Chan Thar, uno dei luoghi di culto più antichi e importanti del Paese. Sono vicino all’inerme popolazione civile, che in molte città è sottoposta a dura prova. Voglia Iddio che finisca presto questo conflitto e si apra un tempo nuovo di perdono, di amore e di pace”. A questo scopo ha invitato i fedeli riuniti in Piazza san Pietro a recitare insieme un’Ave Maria. Inoltre ha invitato a pregare “perché cessino gli atti di violenza in Perù. La violenza spegne la speranza di una giusta soluzione dei problemi. Incoraggio tutte le parti coinvolte a intraprendere la via del dialogo tra fratelli della stessa nazione, nel pieno rispetto dei diritti umani e dello Stato di diritto. Mi unisco ai Vescovi peruviani nel dire: ¡No a la violencia, venga de donde venga! ¡No más muertes! Ci sono peruviani in piazza!”. Un cenno poi al Camerun da dove giungono segni positivi “che fanno sperare in un progresso verso la risoluzione del conflitto delle regioni anglofone. Incoraggio tutte le parti firmatarie dell’Accordo a perseverare nella via del dialogo e della comprensione reciproca, perché solo nell’incontro si può progettare il futuro”.

Infine l’immancabile Ucraina: “In questi giorni, mentre preghiamo in particolare per la piena unità di tutti i cristiani, non dimentichiamo, per favore, di invocare la pace per la martoriata Ucraina: il Signore conforti e sostenga quel popolo che soffre tanto! Soffre tanto!”. Buona parte dell’Angelus Francesco l’ha dedicata a spiegare il Vangelo della domenica dedicata alla Parola di Dio.

E’ stato lui stesso a stabilire questa celebrazione anche per gli anni futuri dove la Chiesa cattolica viene invitata a esaminare il rapporto con il Vangelo nella vita individuale e sociale delle comunità cristiane. “Riscopriamo con stupore – è l’invito del papa - il fatto che Dio ci parla, in particolare attraverso le Sacre Scritture. Leggiamole, studiamole, meditiamole, preghiamole. Ogni giorno leggiamo un brano della Bibbia, specialmente del Vangelo: lì Gesù ci parla, ci illumina, ci guida. E vi ricordo quello che ho detto altre volte: abbiate un piccolo Vangelo, un Vangelo tascabile, per portarlo nella borsa, sempre con noi; e quando c’è un momento durante la giornata, leggere qualcosa del Vangelo. È Gesù che ci accompagna. Un piccolo Vangelo tascabile, sempre con noi”. E se la salvezza è destinata a tutti- aveva detto in mattinata nell’omelia della messa celebrata nella Basilica Vaticana, anche ai più lontani e perduti, “allora l’annuncio della Parola deve diventare la principale urgenza della comunità ecclesiale, come fu per Gesù”.

Quindi, forse con riferimento anche alle polemiche che sono spuntate e sembrano in crescendo nella Chiesa intorno alla figura di Benedetto XVI, vittima del tentativo di settori anche distinti tra il clero di volerlo brandire come una bandiera per criticare Francesco,  papa Bergoglio ha detto: “Non ci succeda di professare un Dio dal cuore largo ed essere una Chiesa dal cuore stretto – questa sarebbe, mi permetto di dire, una maledizione –; non ci succeda di predicare la salvezza per tutti e rendere impraticabile la strada per accoglierla; non ci succeda di saperci chiamati a portare l’annuncio del Regno e trascurare la Parola, disperdendoci in tante attività secondarie, o tante discussioni secondarie. La preoccupazione di Francesco di tenere unita la Chiesa e armoniosa la società attraverso l’impegno per la pace e il superamento del chiacchiericcio che fomenta divisioni l’aveva espressa anche ieri nell’incontro con l’Unione nazionale Mutilati per servizio: “L’impegno di essere costruttori di pace - è il pensiero di Francesco - vale per tutti, indipendentemente dalla storia di ognuno. Di fronte a una guerra che sembra un mostro invincibile, che cosa possiamo fare, oltre alla preghiera? Possiamo cercare, nella vita di tutti i giorni, di affrontare i conflitti evitando ogni violenza e sopraffazione, anche verbale. E non è facile! Perché a volte basta una parola per ferire o uccidere un fratello o una sorella. Pensiamo alla calunnia; pensiamo al chiacchiericcio, che è così usuale, è pane di ogni giorno, e fa tanto male, distrugge”.

Carlo Di Ciccodi Carlo Di Cicco   

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