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Contro la guerra l’alleanza di Francesco giovani-anziani. La preghiera commovente per bambini ucraini sotto le bombe

Nell’udienza generale il papa chiede ai vecchi di essere sentinelle contro la corruzione dilagante e prega perché ci sia perdonata la guerra e Caino sia fermato e salvato

Carlo Di Ciccodi Carlo Di Cicco    
Contro la guerra l’alleanza di Francesco giovani-anziani. La preghiera commovente per bambini ucraini sotto le bombe
Papa Francesco (Ansa)

Idea di Francesco controcorrente sulla guerra in Ucraina, incastonata oggi in formule diverse per anziani e per studenti, convergenti tuttavia con l’unico obiettivo di farsi carico della pace rendendo operosa e creativa le due età della vita tra loro più distanti: la giovinezza e l’anzianità. Gli anziani, invitati a essere profeti contro la corruzione che per salvare il mondo alla maniera di Noè nel diluvio; giovani studenti arruolati contro il bullismo, per un mondo solidale e, in questi giorni di guerra, particolarmente vicini ai ragazzi e ai bambini sotto le bombe in Ucraina.

Francesco è riuscito a saldare in una unica visione anzianità e giovinezza pensandole convergenti nella preghiera per la pace. Perché la guerra cessi possono pregare tutti, giovani e anziani. In due udienze diverse (catechesi del mercoledì nell’aula Paolo VI e incontro nella Basilica vaticana con 2000 studenti milanesi dell’istituto La Zolla), il papa ha pregato con accenti diversi per un unico obiettivo: ripristinare la pace, il saper perdonare anche Caino, esprimere vicinanza con chi soffre sotto le bombe come capita ora ai ragazzi e bambini in Ucraina.

Con i ragazzi, poi, il papa ha messo da parte il discorso scritto parlando loro a braccio, quasi a sottolineare l’urgenza educativa che richiede creatività, un coinvolgimento esistenziale e qualificato di genitori e insegnanti per superare la grave crisi dei valori che si respira. Educando i giovani a saper vivere una vita per gli altri anziché ripiegati su di sé, causa prima del bullismo giovanile. Disegnando in qualche modo l’arco della vita umana che vale vivere, il papa ha proposto un modo di essere da giovani e da anziani costruttori di pace e solidarietà.

Anche la preghiera per la pace per essere efficace deve portare a un cambio del cuore, aiutandolo a passare da una vita ripiegata su di sé, boriosa e autosufficiente che nella vita sociale e politica può scivolare nel ricorso alla guerra, mentre una vita aperta alla solidarietà porterà a stare vicini a quanti soffrono come capita anche ai bambini sotto le bombe. Francesco ha concluso entrambi gli incontri della mattina con una preghiera per la pace formulate con parole appropriate per i due uditori. Ai giovani il papa ha raccomandato condivisione e accoglienza “perché la pace, di cui abbiamo tanto bisogno, si costruisce artigianalmente attraverso la condivisione.

Non ci sono macchine per costruire la pace, no: la pace sempre si fa artigianalmente. La pace nella famiglia, la pace nella scuola… E come artigianalmente? Con il mio lavoro, con la mia condivisione…Sempre fare dei ponti, non scartare nessuno, per favore! Non scartare. Perché con lo scarto sempre si incominciano le guerre. Il risultato delle barriere sono le esclusioni, lo scarto. Ci sono barriere tra Stati, tra gruppi sociali, ma anche tra le persone. E spesso pure il telefono che continuate a guardare diventa una frontiera che vi isola in un mondo che avete a portata di mano. Quanto è bello invece guardare negli occhi le persone, ascoltarne la storia, accoglierne l’identità; generare, attraverso l’amicizia, ponti con fratelli e sorelle di tradizioni, etnie e religioni diverse. Solo facendo così costruiremo, con l’aiuto di Dio, un futuro di pace. Mi è piaciuto il motto vostro – “Stupìti”: è bello. Sempre meravigliati, vedere la bellezza, stupìti e grati. Ma state attenti, perché c’è pericolo di diventare stùpidi: no, no! Stupìti, non stùpidi. Capito?”. 

Francesco a questo punto ha chiesto ai ragazzi di fare un pensiero: “Pensiamo a tanti bambini e bambine, ragazzi e ragazze che sono in guerra, che oggi in Ucraina stanno soffrendo. Sono come noi, come voi: sei, sette, dieci, quattordici anni e voi avete davanti un futuro, una sicurezza sociale di crescere in una società in pace. Invece questi piccoli, anche piccolissimi, devono fuggire dalle bombe. Stanno soffrendo tanto. Con quel freddo che fa lì … Pensiamo. Ognuno di noi pensi a questi bambini, a queste bambine, a questi ragazzi, a queste ragazze. Oggi stanno soffrendo; oggi, a tremila chilometri da qui. Preghiamo il Signore. Io farò la preghiera e voi con il cuore, con la mente, pregate con me. “Signore Gesù, ti chiedo per i bambini, le bambine, i ragazzi, le ragazze che stanno vivendo sotto le bombe, che vedono questa guerra terribile, che non hanno da mangiare, che devono fuggire lasciando casa, tutto. Signore Gesù, guarda questi bambini, questi ragazzi: guardali, proteggili. Sono le vittime della superbia di noi, gli adulti. Signore Gesù, benedici questi bambini e proteggili”. Lo stile del papa che sa condividere e valorizzare il contributo degli altri si è rivelato nella preghiera al termine dell’udienza generale recitando una preghiera della pace scritta dall’arcivescovo di Napoli, Battaglia. “Perdonaci la guerra, Signore – recita tra l’altro la preghiera - Signore Gesù, nato sotto le bombe di Kiev, abbi pietà di noi. Signore Gesù, morto in braccio alla mamma in un bunker di Kharkiv, abbi pietà di noi. Signore Gesù, mandato ventenne al fronte, abbi pietà di noi. Signore Gesù, che vedi ancora le mani armate all’ombra della tua croce, abbi pietà di noi! Perdonaci Signore, se non contenti dei chiodi con i quali trafiggemmo la tua mano, continuiamo ad abbeverarci al sangue dei morti dilaniati dalle armi. Perdonaci, Signore, se continuiamo ad uccidere nostro fratello, perdonaci se continuiamo come Caino a togliere le pietre dal nostro campo per uccidere Abele. Perdonaci, se continuiamo a giustificare con la nostra fatica la crudeltà, se con il nostro dolore legittimiamo l’efferatezza dei nostri gesti. Ferma la mano di Caino! E quando avrai fermato la mano di Caino, abbi cura anche di lui. È nostro fratello. Fermaci, Signore!”.

Nella catechesi Francesco ha esposto il suo modo di vedere gli anziani, i vecchi come sentinelle contro la corruzione che pervade la natura umana e quindi la società stessa. Nel racconto biblico, “quando si tratta di mettere in salvo dalla corruzione e dal diluvio la vita della terra, Dio – rileva il papa - affida l’impresa alla fedeltà del più vecchio di tutti, il “giusto” Noè. La vecchiaia salverà il mondo, mi domando? In che senso? E come salverà il mondo, la vecchiaia? E qual è l’orizzonte? La vita oltre la morte o soltanto la sopravvivenza fino al diluvio? Gesù mette l’accento sul fatto che gli esseri umani, quando si limitano a godere della vita, smarriscono perfino la percezione della corruzione, che ne mortifica la dignità e ne avvelena il senso. Quando si smarrisce la percezione della corruzione, e la corruzione diventa una cosa normale: tutto ha il suo prezzo, tutto! Si compra, si vende, opinioni, atti di giustizia … Questo, nel mondo degli affari, nel mondo di tanti mestieri, è comune. E vivono spensieratamente anche la corruzione, come se fosse parte della normalità del benessere umano. Quando tu vai a fare qualcosa e la cosa è lenta, quel processo di fare è un po’ lento, quante volte si sente dire: “Ma, se mi dai una mancia io accelero questo”. Tante volte. “Dammi qualcosa e io vado più avanti”. Lo sappiamo bene, tutti noi. Il mondo della corruzione sembra parte della normalità dell’essere umano; e questo è brutto”. Secondo Francesco, la vecchiaia “è nella posizione adatta per cogliere l’inganno di questa normalizzazione di una vita ossessionata dal godimento e vuota di interiorità: vita senza pensiero, senza sacrificio, senza interiorità, senza bellezza, senza verità, senza giustizia, senza amore: questo è tutto corruzione. La speciale sensibilità di noi vecchi, dell’età anziana per le attenzioni, i pensieri e gli affetti che ci rendono umani, dovrebbe ridiventare una vocazione di tanti. E sarà una scelta d’amore degli anziani verso le nuove generazioni.

Saremo noi a dare l’allarme, l’allerta: “State attenti, che questa è la corruzione, non ti porta niente”. La saggezza dei vecchi ci vuole tanto, oggi, per andare contro la corruzione. Le nuove generazioni aspettano da noi vecchi, da noi anziani una parola che sia profezia, che apra delle porte a nuove prospettive fuori da questo mondo spensierato della corruzione, dell’abitudine alle cose corrotte. La benedizione di Dio sceglie la vecchiaia, per questo carisma così umano e umanizzante… Noi anziani dobbiamo essere dei profeti contro la corruzione…Noè è l’esempio di questa vecchiaia generativa: non è corrotta, è generativa. Noè non fa prediche, non si lamenta, non recrimina, ma si prende cura del futuro della generazione che è in pericolo. Noi anziani dobbiamo prenderci cura dei giovani, dei bambini che sono in pericolo. Costruisce l’arca dell’accoglienza e vi fa entrare uomini e animali. La vocazione di Noè rimane sempre attuale. Il santo patriarca deve ancora intercedere per noi. E noi, donne e uomini di una certa età – per non dire vecchi, perché alcuni si offendono – non dimentichiamo che abbiamo la possibilità della saggezza, di dire agli altri: “Guarda, questa strada di corruzione non porta a nulla”. Noi dobbiamo essere come il buon vino che alla fine da vecchio può dare un messaggio buono e non cattivo”.

Carlo Di Ciccodi Carlo Di Cicco    

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