Urbi et Orbi, il Papa: "E' un tempo che richiede massima cooperazione fra Stati". Il pensiero per i popoli sofferenti

Il senso di fraternità tipico del Natale richiamato dal pontefice con una panoramica sulle emergenze di pace e giustizia mondiali

Il Papa nella Sala delle Benedizioni (Ansa)
Il Papa nella Sala delle Benedizioni (Ansa)

L’appello del papa agli Stati e ai responsabili a promuovere la cooperazione anziché la concorrenza sui vaccini che si devono destinare a tutti mettendo al primo posto i più bisognosi e vulnerabili è stato un punto centrale del suo Messaggio natalizio “Urbi et orbi”. Nella sfida alla pandemia che angustia l’umanità, infatti, secondo Francesco, si deve manifestare concretamente il messaggio che ci lascia il Bambino di Betlemme. “Nel Natale celebriamo la luce del Cristo che viene al mondo e lui viene per tutti: non soltanto per alcuni. Oggi, in questo tempo di oscurità e incertezze per la pandemia, appaiono diverse luci di speranza, come le scoperte dei vaccini. Ma perché queste luci possano illuminare e portare speranza al mondo intero, devono stare a disposizione di tutti. Non possiamo lasciare che i nazionalismi chiusi ci impediscano di vivere come la vera famiglia umana che siamo. Non possiamo neanche lasciare che il virus dell’individualismo radicale vinca noi e ci renda indifferenti alla sofferenza di altri fratelli e sorelle. Non posso mettere me stesso prima degli altri, mettendo le leggi del mercato e dei brevetti di invenzione sopra le leggi dell’amore e della salute dell’umanità. Chiedo a tutti: ai responsabili degli Stati, alle imprese, agli organismi internazionali, di promuovere la cooperazione e non la concorrenza, e di cercare una soluzione per tutti: vaccini per tutti, specialmente per i più vulnerabili e bisognosi di tutte le regioni del Pianeta. Al primo posto, i più vulnerabili e bisognosi!”.

Il bisogno di fraternità

Gesù è nato per tutti, viene per tutti e di conseguenza tutti siamo fratelli e sorelle e possiamo rivolgerci a Dio chiamandolo Padre. “In questo momento storico, segnato dalla crisi ecologica e da gravi squilibri economici e sociali, aggravati dalla pandemia del coronavirus, abbiamo più che mai bisogno di fraternità”. La presa di coscienza di questa condizione umana richiama anche l’impegno a vivere concretamente la fraternità, spostando l’asse della nostra vita dall’amore egoista per se stessi all’amore per il prossimo nella misura del suo bisogno.

I bambini immersi nella guerra

Nel sottolineare il bisogno di fraternità che dovrebbe essere reale e capace di avvicinare tutti, il papa, come ogni anno in questa ricorrenza, ha tracciato un rapido quadro delle emergenze del mondo dove le persone sono sottoposte a particolari difficoltà e sofferenze. E dove la pace e la giustizia sono più a rischio. Una sorta di geografia delle emergenze con la voglia di non rassegnarsi alla violenza e all’ingiustizia. In particolare Francesco, come mai in questa festività, ha citato la violenza domestica sulle donne. Il Bambino di Betlemme “ci aiuti allora ad essere disponibili, generosi e solidali, specialmente verso le persone più fragili, i malati e quanti in questo tempo si sono trovati senza lavoro o sono in gravi difficoltà per le conseguenze economiche della pandemia, come pure le donne che in questi mesi di confinamento hanno subito violenze domestiche”. In risalto anche la condizione dei troppi bambini che pagano ancora il prezzo della guerra troppo alto in tutto il mondo ma specialmente in Siria, Irap e Yemen. I loro volti “scuotano le coscienze degli uomini di buona volontà, affinché siano affrontate le cause dei conflitti e ci si adoperi con coraggio per costruire un futuro di pace".

Gli yazidi che in troppi dimenticano

Il papa ha rilevato la necessità di stemperare le tensioni in tutto il Medio Oriente e nel Mediterraneo orientale. “Gesù Bambino risani le ferite dell’amato popolo siriano, che da ormai un decennio è stremato dalla guerra e dalle sue conseguenze, ulteriormente aggravate dalla pandemia. Porti conforto al popolo iracheno e a tutti coloro che sono impegnati nel cammino della riconciliazione, in particolare agli yazidi, duramente colpiti dagli ultimi anni di guerra. Rechi pace alla Libia e consenta che la nuova fase dei negoziati in corso porti alla fine di ogni forma di ostilità nel Paese”.

Israeliani e palestinesi “possano recuperare la fiducia reciproca per cercare una pace giusta e duratura attraverso un dialogo diretto, capace di vincere la violenza e di superare endemici risentimenti”. Un incoraggiamento speciale al popolo libanese al quale già nella vigilia aveva inviato un messaggio; un invito a proseguire il cessate-il-fuoco nel Nagorno-Karabakh, come pure nelle regioni orientali dell’Ucraina. Una menzione anche per la sofferenza delle popolazioni del Burkina Faso, del Mali e del Niger, colpite da una grave crisi umanitaria; le violenze in Etiopia, di Cabo Delgado, nel nord del Mozambico; l’invito al Sud Sudan, Nigeria e Camerun a proseguire il cammino di fraternità e di dialogo intrapreso.

Il volto di Dio che vedi se consideri gli altri come fratelli

Per il Continente americano Francesco ha posto l’accento sul coronavirus, la corruzione e il narcotraffico. Infine le popolazioni flagellate da calamità naturali nel sud-est asiatico, in modo particolare nelle Filippine e in Vietnam. Ma poi ha aggiunto: “E pensando all’Asia, non posso dimenticare il popolo Rohingya: Gesù, nato povero tra i poveri, porti speranza nelle loro sofferenze”.

“Di fronte a una sfida che non conosce confini, - ha constatato Francesco - non si possono erigere barriere. Siamo tutti sulla stessa barca. Ogni persona è mio fratello. In ciascuno vedo riflesso il volto di Dio e in quanti soffrono scorgo il Signore che chiede il mio aiuto. Lo vedo nel malato, nel povero, nel disoccupato, nell’emarginato, nel migrante e nel rifugiato: tutti fratelli e sorelle!”.

Piangerci addosso non serve

In altri termini Francesco già nella messa della notte aveva anticipato la filosofia del Natale da lui proposta: “Dio è nato bambino per spingerci ad avere cura degli altri. Il suo tenero pianto ci fa capire quanto sono inutili tanti nostri capricci; e ne abbiamo tanti! Il suo amore disarmato e disarmante ci ricorda che il tempo che abbiamo non serve a piangerci addosso, ma a consolare le lacrime di chi soffre”.