Dalla parte di Greta e dei giovani: il Papa sul clima chiede politiche concrete

Nel messaggio alla Cop25 in corso a Madrid riconosciuti i progressi della scienza e l’azione meritoria di tante realtà che non trovano, però, nella politica una capacità decisionale all’altezza del problema. Servono meno parole e più fatti concreti

Papa Francesco (Ansa)
Papa Francesco (Ansa)

Per fare fronte all’urgenza del cambiamento climatico in atto la politica degli Stati e dei governi è troppo lenta rispetto ai progressi della consapevolezza scientifica del pericolo e della domanda dei giovani a fare presto. La denuncia viene da papa Francesco nel messaggio alla conferenza dell’Onu sul clima in corso a Madrid. E’ stato il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato a leggere il testo del papa all’assemblea in apertura dei lavori.

Dalla parte dei giovani

Ancora una volta Francesco in tema di ambiente si ritrova dalla parte di Greta e dei giovani che chiedono a gran voce ai politici a fare presto per non compromettere il futuro delle nuove generazioni. Gli echi della spinta giovanile ci sono tutti nel messaggio di Francesco.

Non deve ricadere sui giovani – afferma il papa - il compito di farsi carico dei problemi causati dalle generazioni precedenti. Bisogna invece “dare loro l’opportunità di ricordare la nostra generazione come quella che ha rinnovato e agito – con consapevolezza onesta, responsabile e coraggiosa – sulla necessità fondamentale di collaborare al fine di preservare e coltivare la nostra casa comune”. Davanti alle attese dei giovani occorre offrire loro “un futuro buono e dignitoso”, La speranza di Francesco che “questo spirito animi il lavoro della COP 25”.

Per il resto il papa ribadisce concetti già espressi in altre circostanze sollecitando la politica a fare la sua parte. E’ il punto dolente nella filiera di quanti sono impegnati a difendere il clima e la salute.

"Il tempo rimasto è poco"

L’incalzare di Francesco nasce dalla consapevolezza che il tempo rimasto per fermare il degrado irreversibile è ormai poco e dunque è necessario passare dalle parole –tante – ai fatti concreti che sono ancora pochi.

Il messaggio esprime la fiducia che i lavori della Conferenza che si concluderà il 13 dicembre possano approdare a significative decisioni per rispondere efficacemente più di quanto sia stato fatto finora alla sfida del cambiamento climatico.

Con la speranza di un esito positivo Francesco unisce il rammarico per il ritardo con cui la comunità internazionale sta affrontando  “una delle principali sfide per l’umanità”, e l’invito a non perdere questa occasione per "preservare la nostra casa comune".

Non bisogna dimenticare che Francesco è il papa dell’enciclica Laudato si’ che è stata una grandissima spinta a portare in primo piano l’urgenza di far fronte al cambiamento climatico in corso. Proprio per tale sensibilità e conoscenza del problema non si stanca di denunciare che si è ancora lontani da risposte efficaci e stringenti per raggiungere gli obiettivi già fissati dall’Accordo di Parigi.

Crescente consapevolezza

A suo giudizio, pertanto, occorre segnalare una crescente consapevolezza “da parte dei diversi attori della comunità internazionale, dell’importanza e della necessità di “collaborare per costruire la nostra casa comune”. Ma evidenziare anche che dopo 4 anni, purtroppo “questa consapevolezza è ancora piuttosto debole, incapace di rispondere adeguatamente a quel forte senso di urgenza di un’azione rapida auspicata dai dati scientifici a nostra disposizione”.

"Lontani dalle azioni concrete"

Gli attuali studi “dimostrano quanto le parole siano lontane dalle azioni concrete!”. Non manca però di osservare che il consenso sulla necessità di trasformare l’attuale modello di sviluppo e di stimolare la solidarietà internazionale nella “lotta contro il cambiamento climatico e la povertà”, sta crescendo da parte “dei Governi ma anche di comunità locali, settore privato, società civile e individui”. Rimane tuttavia la preoccupazione  “circa la capacità di tali processi di rispettare i tempi richiesti dalla scienza, nonché riguardo alla distribuzione dei costi che essi richiedono”.

Occorre chiedersi seriamente se c’è la volontà politica di destinare con onestà, responsabilità e coraggio più risorse umane, finanziarie e tecnologiche per mitigare gli effetti negativi del cambiamento climatico, nonché per aiutare le popolazioni più povere e vulnerabili che ne sono maggiormente colpite.

Serve volontà politica

E’ pertanto necessaria una chiara volontà politica capace di “reindirizzare gli investimenti finanziari ed economici verso quelle aree che davvero salvaguardano le condizioni di una vita degna dell’umanità in un pianeta “sano” per oggi e per domani”.

Stiamo affrontando una “sfida di civiltà” a favore del bene comune e di un cambiamento di prospettiva che ponga quella stessa dignità al centro della nostra azione, chiaramente espressa dal “volto umano” delle emergenze climatiche.

Francesco si attende molto dalla Conferenza dell’Onu a Madrid. L’attesa si evince dal Messaggio ma era stato lo stesso cardinale Parolin a dire in apertura che il papa ripone fiducia nelle istituzioni internazionali e nell’azione multilaterale e concertata per fare fronte a un pericolo reale per la casa comune.