Come regalo nel Natale della pandemia papa Francesco chiede alla Curia unità nella riforma

Il sogno resta una Chiesa convinta del servizio ai poveri che cammina insieme all’umanità sfidata dalla pandemia verso un futuro migliore

Papa Francesco
Papa Francesco

Nel Natale austero della pandemia che ha scosso il mondo intero e la stessa Chiesa papa Francesco chiede alla Curia romana un dono per sé come regalo di Natale: superare il conflitto alimentato dal chiacchiericcio e ricompattarsi nella riforma che mira anzitutto a una Chiesa tutta disposta al servizio dei poveri, cuore del Vangelo. Per capire il disegno di Francesco per la Chiesa sarebbe utile riferirsi al suo recentissimo libro pubblicato con il titolo “Ritorniamo a sognare - La strada verso un futuro migliore”.

Il discorso del Papa

Lo scopo di Francesco sotteso al suo incontro con cardinali e vescovi della Curia che avviene nel clima di ripetuti scandali e frammentazione, si capisce meglio leggendo il corposo discorso dalla fine. “Permettetemi – è infatti la conclusione - di chiedere espressamente a tutti voi che siete insieme con me a servizio del Vangelo il regalo di Natale: la vostra collaborazione generosa e appassionata nell’annuncio della Buona Novella soprattutto ai poveri. Ricordiamo che conosce veramente Dio solo chi accoglie il povero che viene dal basso con la sua miseria, e che proprio in questa veste viene inviato dall’alto; non possiamo vedere il volto di Dio, possiamo però sperimentarlo nel suo volgersi verso di noi quando onoriamo il volto del prossimo, dell’altro che ci impegna con i suoi bisogni. Il volto dei poveri. I poveri sono il centro del Vangelo. E mi viene in mente quello che diceva quel santo vescovo brasiliano: “Quando io mi occupo dei poveri, dicono di me che sono un santo; ma quando mi domando e domando: ‘Perché tanta povertà?’, mi dicono ‘comunista’”. Non vi sia nessuno che ostacoli volontariamente l’opera che il Signore sta compiendo in questo momento, e chiediamo il dono dell’umiltà del servizio affinché Lui cresca e noi diminuiamo”.

La folta schiera dei critici

Il papa non ignora e non nasconde il punto di attrito con la folta schiera dei suoi critici fuori e dentro la Chiesa. Presenti anche nella Curia benché siano molti a compiere un diligente servizio. Ma “la riflessione sulla crisi ci mette in guardia dal giudicare frettolosamente la Chiesa in base alle crisi causate dagli scandali di ieri e di oggi”. “E quante volte – ha aggiunto Francesco richiamando lo sconforto del profeta Elia - anche le nostre analisi ecclesiali sembrano racconti senza speranza. Una lettura della realtà senza speranza non si può chiamare realistica. La speranza dà alle nostre analisi ciò che tante volte i nostri sguardi miopi sono incapaci di percepire”. Qui nella Curia “sono molti coloro che danno testimonianza con il lavoro umile, discreto, senza pettegolezzi, silenzioso, leale, professionale, onesto. Sono tanti tra voi, grazie. Anche il nostro tempo ha i suoi problemi, ma ha anche la testimonianza viva del fatto che il Signore non ha abbandonato il suo popolo, con l’unica differenza che i problemi vanno a finire subito sui giornali – questo è di tutti i giorni – invece i segni di speranza fanno notizia solo dopo molto tempo, e non sempre”.

Il Natale della pandemia

Francesco colloca la sua riflessione e la sua richiesta dentro il contesto concreto della pandemia che sollecita un cambio di mentalità. “ Questo Natale è il Natale della pandemia, della crisi sanitaria, della crisi economica sociale e persino ecclesiale che ha colpito ciecamente il mondo intero. La crisi ha smesso di essere un luogo comune dei discorsi e dell’establishment intellettuale per diventare una realtà condivisa da tutti. Questo flagello è stato un banco di prova non indifferente e, nello stesso tempo, una grande occasione per convertirci e recuperare autenticità”. Molti i passaggi del lungo discorso per spiegare la diversità tra crisi e conflitto. “La crisi è un fenomeno che investe tutti e tutto. È presente ovunque e in ogni periodo della storia, coinvolge le ideologie, la politica, l’economia, la tecnica, l’ecologia, la religione. Si tratta di una tappa obbligata della storia personale e della storia sociale. Si manifesta come un evento straordinario, che causa sempre un senso di trepidazione, angoscia, squilibrio e incertezza nelle scelte da fare”.

La crisi e il conflitto

La Chiesa deve seguire l’esempio eloquente della crisi di Gesù tentato nel deserto. “Gesù mai dialoga con il diavolo, mai, e noi dobbiamo imparare da questo. Con il diavolo mai si dialoga: Gesù o lo caccia via, o lo obbliga a manifestare il suo nome; ma con il diavolo, mai si dialoga”. Francesco esorta a non confondere la crisi con il conflitto: sono due cose diverse. “La Chiesa, letta con le categorie di conflitto – destra e sinistra, progressisti e tradizionalisti – frammenta, polarizza, perverte, tradisce la sua vera natura: essa è un Corpo perennemente in crisi proprio perché è vivo, ma non deve mai diventare un corpo in conflitto, con vincitori e vinti. Infatti, in questo modo diffonderà timore, diventerà più rigida, meno sinodale, e imporrà una logica uniforme e uniformante, così lontana dalla ricchezza e pluralità che lo Spirito ha donato alla sua Chiesa. La novità introdotta dalla crisi voluta dallo Spirito non è mai una novità in contrapposizione al vecchio, bensì una novità che germoglia dal vecchio e lo rende sempre fecondo”. E’ una visione entro la quale Francesco suggerisce di vedere ogni opera di riforma della Chiesa.

La riforma della Chiesa

Se si vuole davvero un aggiornamento, “dobbiamo avere il coraggio di una disponibilità a tutto tondo; si deve smettere di pensare alla riforma della Chiesa come a un rattoppo di un vestito vecchio, o alla semplice stesura di una nuova Costituzione Apostolica. La riforma della Chiesa è un’altra cosa. Non si tratta di “rattoppare un abito”, perché la Chiesa non è un semplice “vestito” di Cristo, bensì è il suo corpo che abbraccia tutta la storia. Noi non siamo chiamati a cambiare o riformare il Corpo di Cristo – “Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e per sempre!” – ma siamo chiamati a rivestire con un vestito nuovo quel medesimo Corpo, affinché appaia chiaramente che la Grazia posseduta non viene da noi ma da Dio”. La crisi è movimento, fa parte del cammino. Il conflitto, invece, è un finto cammino, un rimanere nel labirinto, spreco di energie e occasione di male.

Il chiacchiericcio

“Il primo male a cui ci porta il conflitto, e da cui dobbiamo cercare di stare lontani, è proprio il chiacchiericcio: stiamo attenti a questo! Non è una mania che io ho, parlare contro il chiacchiericcio; è la denuncia di un male che entra nella Curia; qui a Palazzo ci sono tante porte e finestre ed entra, e noi ci abituiamo a questo; il pettegolezzo, che ci chiude nella più triste, sgradevole e asfissiante autoreferenzialità, e trasforma ogni crisi in conflitto. Ognuno di noi, qualunque posto occupi nella Chiesa, si domandi se vuole seguire Gesù con la docilità dei pastori o con l’auto-protezione di Erode, seguirlo nella crisi o difendersi da Lui nel conflitto. Nel ringraziare ancora la Curia per il suo servizio, il Papa ha invitato a conservare la "piena consapevolezza" del fatto che "che tutti noi, io per primo, siamo solo 'servi inutili' ai quali il Signore ha usato misericordia".