Francesco ricordando i disagi del Covid 19 invoca un Natale libero dal consumismo

Il pontefice nella catechesi parla della preghiera del buon pastore e risponde indirettamente alle critiche del cardinale Mueller

Papa Francesco
Papa Francesco

Singolare udienza generale nella quale papa Francesco si dichiara per un Natale liberato dal consumismo e vissuto nel rispetto delle norme anti Covid 19. Ma il testo della catechesi dedicato alla preghiera pare calzare come risposta indiretta alle critiche mossegli dal cardinale Gerard Mueller che gode di prestigio e viene considerato uno dei suoi critici più agguerriti. Quanto al Natale Francesco, salutando i fedeli di lingua italiana ha detto: “Vorrei esortare tutti ad “affrettare il passo” verso il Natale, quello vero, cioè la nascita di Gesù Cristo. Quest’anno ci attendono restrizioni e disagi; ma pensiamo al Natale della Vergine Maria e di San Giuseppe: non furono rose e fiori! Quante difficoltà hanno avuto! Quante preoccupazioni! Eppure la fede, la speranza e l’amore li hanno guidati e sostenuti. Che sia così anche per noi! Ci aiuti anche – questa difficoltà – a purificare un po’ il modo di vivere il Natale, di festeggiare, uscendo dal consumismo: che sia più religioso, più autentico, più vero”.

La critica di Mueller

Sulla preghiera alla quale sta dedicando un ciclo di catechesi, Francesco ha chiarito: “Chi prega non lascia mai il mondo alle sue spalle. Se la preghiera non raccoglie le gioie e i dolori, le speranze e le angosce dell’umanità, diventa un’attività “decorativa”, un atteggiamento superficiale, da teatro, un atteggiamento intimistico. Tutti abbiamo bisogno di interiorità: di ritirarci in uno spazio e in un tempo dedicato al nostro rapporto con Dio. Ma questo non vuol dire evadere dalla realtà. Nella preghiera, Dio “ci prende, ci benedice, e poi ci spezza e ci dà”, per la fame di tutti. Ogni cristiano è chiamato a diventare, nelle mani di Dio, pane spezzato e condiviso. Cioè una preghiera concreta, che non sia una fuga”.
Le parole di Francesco giungono qualche giorno dopo la critica aperta rivolta al suo operato dal cardinale Mueller che per alcuni anni è stato Prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, dicastero per tanti secoli considerato il più importante della Curia. Un tempo era conosciuto come Sant’Uffizio da cui dipendevano anche le sentenze di castighi e condanne per quanti venivano considerati eretici o non in linea con la retta dottrina cristiana.

La telefonata a Biden

In un’intervista con LifeSiteNews, Muller fa le bucce al papa per una telefonata intercorsa con il neo presidente degli Stati Uniti Joe Biden. Per quanto si è appreso, nella telefonata Francesco e Biden hanno trattato della crisi climatica e dell’accoglienza degli immigrati e rifugiati nelle nostre società. Cose secondarie, secondo Muller, rispetto ai doveri primari e pastorali di un papa: parlare di Dio e di Gesù Cristo come salvatore di tutti e della vita eterna sono i punti principali della Chiesa cattolica. “Gesù non fondò la Chiesa per parlare di cose di secondaria importanza, ma di cose della massima importanza: vivere tutti nella grazia e raggiungere la vita eterna”. Questo è il compito del papa e dei vescovi.
Il cardinale spera almeno che nelle felicitazioni a Biden, inviate prima della sua proclamazione ufficiale, il papa abbia toccato almeno un problema molto importante quale è l’aborto che resta un omicidio di creature innocenti. “Tutti ricevono la vita da Dio e nessuno ha il diritto di uccidere un’altra persona”.

La preghiera

Gli uomini e le donne di preghiera – ha puntualizzato Francesco - ovunque siano, “tengono sempre spalancata la porta del loro cuore: una porta aperta per quelli che pregano senza sapere di pregare; per quelli che non pregano affatto ma portano dentro un grido soffocato, un’invocazione nascosta; per quelli che hanno sbagliato e hanno smarrito la via... Chiunque può bussare alla porta di un orante e trovare in lui o in lei un cuore compassionevole, che prega senza escludere nessuno”. “Alla preghiera – ricorda papa Francesco - sta a cuore l’uomo. Semplicemente l’uomo. Chi non ama il fratello non prega seriamente. Si può dire: in spirito di odio non si può pregare; in spirito di indifferenza non si può pregare. La preghiera soltanto si dà in spirito di amore. Chi non ama fa finta di pregare, o lui crede di pregare, ma non prega, perché manca proprio lo spirito che è l’amore. Nella Chiesa, chi conosce la tristezza o la gioia dell’altro va più in profondità di chi indaga i “massimi sistemi”. Per questo motivo c’è un’esperienza dell’umano in ogni preghiera, perché le persone, per quanto possano commettere errori, non vanno mai rifiutate o scartate”.

La conclusione

Siamo peccatori ha concluso il papa la sua catechesi affermando con l Vangelo che siamo tutti debitori e dobbiamo pregare con umiltà e non con la superbia dei farisei. “Questa non è preghiera: questo è guardarsi allo specchio, alla realtà propria, guardarsi allo specchio truccato dalla superbia”. Il buon pastore “resta fedele anche davanti alla constatazione del peccato della propria gente: il buon pastore continua ad essere padre anche quando i figli si allontanano e lo abbandonano. Persevera nel servizio di pastore anche nei confronti di chi lo porta a sporcarsi le mani; non chiude il cuore davanti a chi magari lo ha fatto soffrire”.