Francesco propone di globalizzare la cura con vaccini e farmaci garantiti per tutti

Tanta strada è stata fatta ma c’è ancora una forte marginalità farmaceutica. Sottolineato dal papa anche il ruolo di speranza della stampa nella pandemia

Francesco propone di globalizzare la cura con vaccini e farmaci garantiti per tutti

Sembrano cose da poco, ma cambiano in meglio la vita quotidiana di tanta gente anche in questo tempo di pandemia gli accenti che papa Francesco va seminando per risvegliare una coscienza solidale mondiale capace di farsi carico di tutti, specialmente se poveri, e preoccupandosi meno dei ricchi privilegiati. L’udienza ai membri della Fondazione “Banco Farmaceutico” è servita al papa per lanciare un nuovo monito in favore dei vaccini per tutti e non solo per i ricchi, ma anche per una soluzione giusta e umana per tante medicine salvavita che ancora sono disponibili e reperibili soltanto per le persone economicamente privilegiate.

Anche i bambini poveri e malati hanno diritto alla cura. Francesco ne è tanto sicuro da rilanciare la proposta di “globalizzare la cura” come efficace alternativa alla globalizzazione dell’indifferenza. Il Banco farmaceutico può contare su oltre 20 mila volontari e l’adesione di 5 mila farmacie tutti impegnati a raccogliere medicinali e risorse per acquistarli in favore dei poveri o di quanti ne avessero bisogno ma non ne hanno i mezzi economici per propcurarseli.
Chi vive nella povertà, è povero di tutto, anche di farmaci, e quindi la sua salute è più vulnerabile. A volte si corre il rischio di non potersi curare per mancanza di soldi, oppure perché alcune popolazioni del mondo non hanno accesso a certi farmaci.

C’è anche una “marginalità farmaceutica”, e questo dobbiamo dirlo. Questo crea un ulteriore divario tra le nazioni e tra i popoli. Sul piano etico, se c’è la possibilità di curare una malattia con un farmaco, questo dovrebbe essere disponibile per tutti, altrimenti si crea un’ingiustizia. Troppe persone, troppi bambini muoiono ancora nel mondo perché non possono avere quel farmaco che in altre regioni è disponibile, o quel vaccino. Conosciamo il pericolo della globalizzazione dell’indifferenza. Vi propongo invece di globalizzare la cura, cioè la possibilità di accesso a quei farmaci che potrebbero salvare tante vite per tutte le popolazioni. E per fare questo c’è bisogno di uno sforzo comune, di una convergenza che coinvolga tutti. E voi siete l’esempio di questo sforzo comune.

Auspico che la ricerca scientifica possa progredire per cercare sempre nuove soluzioni a problemi vecchi e nuovi. Il lavoro di tanti ricercatori è prezioso e rappresenta un magnifico esempio di come lo studio e l’intelligenza umani siano capaci di far crescere, per quanto possibile, nuovi percorsi di guarigione e di cura.

Le aziende farmaceutiche, sostenendo la ricerca e orientando la produzione, generosamente possono concorrere ad una più equa distribuzione dei farmaci. I farmacisti sono chiamati a svolgere un servizio di cura in prossimità alle persone più bisognose, e in scienza e coscienza operano per il bene integrale di quelli che a loro si rivolgono.
Anche i governanti, attraverso le scelte legislative e finanziarie, sono chiamati a costruire un mondo più giusto, in cui i poveri non vengano abbandonati o, peggio ancora, scartati.

La recente esperienza della pandemia, oltre a una grande emergenza sanitaria in cui sono già morte quasi un milione di persone, si sta tramutando in una grave crisi economica, che genera ancora poveri e famiglie che non sanno come andare avanti. Mentre si opera l’assistenza caritativa, si tratta di combattere anche questa povertà farmaceutica, in particolare con un’ampia diffusione nel mondo dei nuovi vaccini. Ripeto che sarebbe triste se nel fornire il vaccino si desse la priorità ai più ricchi, o se questo vaccino diventasse proprietà di questa o quella Nazione, e non fosse più per tutti. Dovrà essere universale, per tutti.

La Giornata di Raccolta del Farmaco è un esempio importante di come la generosità e la condivisione dei beni possono migliorare la nostra società e testimoniare quell’amore nella prossimità che ci viene richiesto dal Vangelo Nella società in cui viviamo, l’informazione fa parte integrante del nostro quotidiano. Quando è di qualità, essa ci permette di comprendere meglio i problemi e le sfide che il mondo è chiamato ad affrontare, e ispira i comportamenti individuali, familiari e sociali. In particolare, è molto importante la presenza di media cristiani specializzati nell’informazione di qualità sulla vita della Chiesa nel mondo, capace di contribuire a una formazione delle coscienze.

Notevole è anche il contributo dei media cristiani per far crescere nelle comunità cristiane un nuovo stile di vita, libero da ogni forma di preconcetto e di esclusione. Per la sua alta coscienza professionale, il giornalista cristiano è tenuto ad offrire una testimonianza nuova nel mondo della comunicazione senza nascondere la verità, né manipolare l’informazione. Il professionista cristiano dell’informazione deve dunque essere un portavoce di speranza, un portavoce di fiducia nel futuro. Perché solamente quando il futuro è accolto come realtà positiva e possibile, anche il presente diventa vivibile. Queste riflessioni possono anche aiutarci, specialmente oggi, ad alimentare la speranza nella situazione di pandemia che il mondo sta attraversando. Voi siete seminatori di questa speranza in un domani migliore. Nel contesto di questa crisi, è importante che i mezzi di comunicazione sociale contribuiscano a far sì che le persone non si ammalino di solitudine e possano ricevere una parola di conforto.