[L’analisi] Papa Francesco e il vino buono dei giovani. Ecco i cambiamenti che attendono la Chiesa

Il sinodo, finalmente non solo “per” ma “con” i giovani lascia intravedere la Chiesa del futuro. Forse presto ci saranno giovani anche negli organismi direttivi dei vescovi e della Chiesa universale

[L’analisi] Papa Francesco e il vino buono dei giovani. Ecco i cambiamenti che attendono la Chiesa

Se pensiamo al recente sinodo dedicato ai giovani come a una prova generale di Chiesa del futuro che tutti i battezzati sono chiamati a edificare, si può capire perché papa Francesco sia rimasto soddisfatto del sinodo e non lo ha nascosto. Ma non si è illuso né cullato nel sogno, convinto come è che la Chiesa del futuro che vuol dire Chiesa disegnata pienamente sul Vangelo si realizzerà a condizione di quel cambio di passo e di mentalità a cui tende tutto il suo pontificato che ha come stella polare il concilio Vaticano II. Sia gli orizzonti, sia le strutture della Chiesa attuale - debitrice in modo evidente a una eredità culturale del passato - rallentano il compimento di una Chiesa evangelica che fatica a essere luce sul monte per gli uomini di oggi. I lavori sinodali hanno ripreso, aggiornandola, la trama conciliare mettendo in luce i gravi ritardi nei confronti dell’inclusione dei giovani indispensabile per un cambio di marcia.

Premessa di un futuro nuovo

Questo sinodo ci voleva proprio specialmente se si considera che il nuovo patto tra giovani e anziani viene stretto in uno dei momenti più difficili della storia della cristiana, segnata cioè dallo scandalo della pedofilia del clero che segna la peggiore condizione possibile per aprire un dialogo credibile con i giovani, cioè con le vittime degli abusi. Ma, nonostante la congiuntura storica sfavorevole, il sinodo ha postole premesse di un futuro nuovo dove per i giovani non ci saranno più soltanto belle parole, ma responsabilità condivisa. Obiettivo possibile dal momento che per la prima volta i giovani si sono visti al massimo vertice della Chiesa, presenti attivamente nella fase preparatoria e nella sua celebrazione seduti accanto ai vescovi, agli esperti di ogni ramo teologico, filosofico, pastorale, psicologico. Se alla vigilia la domanda era se ci fosse una proposta per i giovani, alla conclusione dei lavori si può dire che la proposta c’è stata. Anzi c’è stata l’accettazione di una considerazione radicalmente diversa verso i giovani, ritenuti capaci e necessari per la credibilità della Chiesa e delle sue istituzioni.

Francesco promuove il sinodo

Nessuno più di Francesco poteva riassumere questo vastissimo lavoro, concluso con un documento di 45 pagine e 167 paragrafi votati uno per uno con una maggioranza qualificata dei due terzi. Nell’Angelus dopo la messa conclusiva dei lavori cui avevano partecipato 268 persone aventi diritto al voto, Francesco ha fatto la migliore sintesi possibile delle tre settimane di studio e dibattito: “Attraverso le testimonianze dei Padri sinodali, - ha rilevato - la realtà multiforme delle nuove generazioni è entrata nel Sinodo, per così dire, da tutte le parti: da ogni continente e da tante diverse situazioni umane e sociali. Con questo atteggiamento fondamentale di ascolto, abbiamo cercato di leggere la realtà, di cogliere i segni di questi nostri tempi. Un discernimento comunitario, fatto alla luce della Parola di Dio e dello Spirito Santo. Così, in questi giorni, ci siamo confrontati su come camminare insieme attraverso tante sfide, quali il mondo digitale, il fenomeno delle migrazioni, il senso del corpo e della sessualità, il dramma delle guerre e della violenza. I frutti di questo lavoro stanno già “fermentando”, come fa il succo dell’uva nelle botti dopo la vendemmia. Il Sinodo dei giovani è stato una buona vendemmia, e promette del buon vino”.

Il vino buono offerto ai giovani

Ma in cosa consiste il buon vino che Francesco offre ai giovani? Da un lato il pentimento e le scuse degli adulti per averli poco ascoltati, anzi per averli scandalizzati; e dall’altro un modo nuovo di pensare e vedere la Chiesa, liberata dal paternalismo clericale e impegnata come un corpo unitario di tutti i battezzati a un annuncio del Vangelo testimoniato dalla vita. Fatti e non parole. “Noi – si legge nel paragrafo 166 del documento conclusivo – dobbiamo essere santi per poter invitare i giovani a diventarlo. I giovani hanno chiesto a gran voce una chiesa autentica, luminosa, trasparente, gioiosa: solo una Chiesa di santi può essere all’altezza di tali richieste. Molti di loro l’hanno lasciata perché non vi hanno trovato santità, ma mediocrità, presunzione, divisione e corruzione. Purtroppo il mondo è indignato dagli abusi di alcune persone della Chiesa piuttosto che ravvivato dalla santità dei suoi membri: per questo la Chiesa nel suo insieme deve compiere un deciso, immediato e radicale cambio di prospettiva”. E’ davanti a questo panorama di desideri e realtà che Francesco inserisce il bisturi delle riforme tese a pervadere la Chiesa tutta, clero compreso, di una mentalità nuova già suggerita e proposta dal concilio ma avversata da attrezzate minoranze clericali. “Ma vorrei dire – ha rilevato Francesco - che il primo frutto di questa Assemblea sinodale dovrebbe stare proprio nell’esempio di un metodo che si è cercato di seguire, fin dalla fase preparatoria. Uno stile sinodale che non ha come obiettivo principale la stesura di un documento, che pure è prezioso e utile. Più del documento però è importante che si diffonda un modo di essere e lavorare insieme, giovani e anziani, nell’ascolto e nel discernimento, per giungere a scelte pastorali rispondenti alla realtà”. Passare in sostanza dal pensare e fare qualcosa “per” i giovani, a dare “con” i giovani testimonianza unitaria della fede cristiana.

Accenti nuovi su sessualità e snodalità

Non si tratta di un obiettivo semplice, come appare anche dall’esito del voto dei diversi paragrafi del documento finale consegnato al papa perché decida cosa farne. Le sensibilità diverse e la difficoltà a esprimere una mentalità comune e condivisa si riscontra, in particolare, sul cosa fare rispetto alla sessualità e alla sinodalità. Sulla sessualità ci sono accenti nuovi, si arriva, tuttavia, fino al limitare delle attese dei giovani su questioni pratiche che toccano la vita delle persone: l’omosessualità, la masturbazione, i rapporti prematrimoniali, gli anticoncezionali. Si vedrà come l’eventuale indicazione postsinodale renderà operative queste attese. E così pure la sinodalità che esprime meglio l’essere Chiesa come popolo di Dio e dove tutti, in forma comunitaria, sono coinvolti nelle scelte e nelle decisioni. Il documento finale invita a evitare il clericalismo e la clericalizzazione dei laici, prevedendo invece la partecipazione attiva e ordinaria dei giovani nelle Chiese particolari, negli organismi delle conferenze episcopali e della Chiesa universale. In queste parole si può immaginare che se si procede in questa direzione indicata potremmo vedere, in un prossimo futuro, rappresentanze giovanili perfino nella Curia vaticana per facilitare la capacità di dialogo verso le periferie del mondo. Si è evocato un organismo di rappresentanza dei giovani a livello internazionale. Si tratta di capire in cosa consiste dal momento che organismi similari ci sono già stati in rappresentanza di associazioni e movimenti cattolici.

Essere cristiani è “farsi il c...” per gli altri

Davvero questo sinodo ha completato l’ingresso della Chiesa cattolica nella modernità come aveva auspicato il concilio Vaticano II? Certo è che il linguaggio prevalente emerso si richiama allo stile conciliare applicato a grandi questioni emergenti come le migrazioni e altri ambiti di esclusi che al tempo del concilio era meno avvertito. E sempre più si fa largo una convinzione: essere cristiano è bellissimo, ma non facilissimo perché stando a quello che Gesù ha lasciato in eredità, si è suoi discepoli a una condizione che una giovane madre di famiglia, senza tanti fronzoli, con linguaggio popolare ma efficace più di tanta teologia formula così: “Essere cristiani significa scegliere di farsi sempre per tutta la vita il culo per gli altri, vivere per gli altri. E questo non è per niente facile. Anzi terribilmente scomodo e in salita”.