[L'analisi] Serve una normativa per la figura del papa emerito. Difficoltà senza regole

La consultazione per riformare la Curia è stata ampia e volge al termine. Ma non si parla del "papa ex". Sta maturando però nella Chiesa la necessità di stabilire regole canoniche precise per la figura di chi rinuncia al pontificato. La mancanza di norme ha favorito i contestatori di Francesco.

Benedetto XVI
Benedetto XVI

Mentre si avvia a conclusione la riforma della Curia Romana con l’approvazione del papa entro l’anno della nuova costituzione Praedicate Evangelium,  nella Chiesa ci si rende conto della necessità di normare la figura del papa emerito, nata con la rinuncia di Benedetto XVI. Senza regole precise e approvate dagli organismi competenti, nel tempo potrebbero cresce le difficoltà di gestire una situazione precaria dal punto di vista canonico.

Presentando ai giornalisti il punto sui lavori del ristretto Consiglio dei cardinali riunito per la trentesima volta in vista di portare a termine, dopo una vasta consultazione, la costituzione per la riforma della Curia Romana, il vescovo Marcello Semeraro segretario del Consiglio cardinalizio ha escluso tassativamente che la Costituzione in allestimento tratti della figura del papa emerito poiché il papa non fa parte della Curia, ma sta al di sopra della Curia che collabora con lui.

La riflessione

Ma a ben vedere come stanno le cose e considerando la gravità delle situazioni che potranno determinarsi in seguito, senza precise norme canoniche  cui attenersi quando un papa decidesse di rinunciare al suo ufficio, è cominciata nella Chiesa, specialmente in ambito di studi di diritto canonico una riflessione che potrebbe sfociare proprio in una normativa da recepire nel Codice di Diritto Canonico adeguato ai tempi. Sempre infatti nella Chiesa giunge il tempo in cui le intuizioni teologiche vengono trasformate in leggi e pratiche di comportamento dove un corpo ben ordinato debba attenersi.

La rinuncia di Benedetto

Abbiamo assistito infatti in questi anni seguiti alla rinuncia di Benedetto XVI a un serie di equivoci, senza che nessuno abbia affrontato l’esigenza di stabilire norme oggettive e non suggerite dalla circostanza. Benedetto XVI ha terremotato l’istituto petrino e ha gestito personalmente tutti i passaggi con indubbia saggezza. Ha chiarito che lui cessava di essere papa, divenendo emerito e che non aveva alcuna ambizione personale ma si rimetteva alla piena obbedienza al suo successore. In questo caso Francesco. Ha poi ritenuto di mantenere la veste bianca sebbene senza alcuni segni pontificali e ha deciso che sarebbe stato non vescovo emerito di Roma, ma papa emerito. La due figure hanno gestito al meglio, grazie alle personali loro virtù, la transizione da un papa all’altro e hanno manifestato pubblicamente la reciproca stima. Non così è stato per alcuni collaboratori e specialmente per quanti non hanno gradito le riforme avviate da Francesco, manovrando fino a tentare – senza riuscirvi - di coinvolgere il papa emerito Benedetto nelle loro trame per ripristinare una linea più tradizionale rispetto al concilio Vaticano II. Insomma, il papa emerito vestito di bianco e senza un approfondita descrizione delle sue competenze è stato usato contro Francesco. Un pasticcio cui occorre porre rimedio, considerando anche che la rinuncia potrebbe diventare una prassi diffusa dei papi del prossimo futuro, giunti a una età non più compatibile per rispondere ai gravi impegni sempre più assorbenti e logoranti. Si deve cominciare a pensare a papi non più a vita.

"Occorre uno statuto"

La prima rivista cattolica che ha affrontato pubblicamente la questione senza peli sulla lingua, ma senza alcun tipo di fanatismo è stato Il Regno con un eccellente articolo di sintesi del perché ci sia urgenza della norma e del percorso da compiere per giungere in tempi brevi a nuove regole.

“Oltre a interrogarsi sul perché, oggi è urgente definire il come” del papa emerito, si legge nell’articolo firmato da Enrico Galavotti.

Occorre “uno statuto per il rinunciante” al ministero petrino si sostiene. Benedetto XVI  come apripista di una decisione piena di incognite perché senza precedenti "ha effettivamente sciolto in piena solitudine la questione del dopo-rinuncia”.

"Le future misure"

"Non si è consultato preventivamente con il collegio cardinalizio – o con una parte di esso – per sondarne il parere e ha redatto da solo, in latino, il testo della rinuncia; ha stabilito un periodo di pre-vacanza della sede; ha scelto di non lasciare Roma; di conservare il proprio nome pontificale e, con limitati e pressoché invisibili ritocchi, di mantenere inalterato il proprio abbigliamento". Permane il problema senza pensare che sia l'abito a fare il monaco.

"Se poi le future misure - secondo 'articolo pubblicato dal Regno - fossero, dopo l’intervento dei canonisti, discusse e finalmente approvate in concistoro si riuscirebbe a dar loro una forza e legittimità maggiore di quella che avrebbero se prodotte in totale solitudine dal pontefice" E un primo passo che viene suggerito è singolare: "Prima ancora che intervengano nuove norme sul dopo-rinuncia, occorrerebbe che il pontefice che nei prossimi decenni avesse in animo di compiere un simile passo, evitasse di compiere atti di valore consapevolmente condizionante per il successore".