Papa Francesco ai magistrati: “Siate inclusivi, attenti agli ultimi e alla loro integrazione”. L’appello del presidente dell’Anm: “Non lasciateci soli”

Nella due giorni per festeggiare i 110 anni del sindacato delle toghe, negli interventi prevalgono la preoccupazione per l’assenza di dialogo con la politica e il senso della solitudine. La precisazione di Cantone: “Se l’Italia è ferma non è certo colpa del Codice degli appalti…”. Il Presidente dell’Anac ha fatto domanda per tornare in procura

Papa Francesco
Papa Francesco

Qualche giorno fa il Presidente della Repubblica, quando ha precisato che “nel nostro ordinamento nessuno è al di sopra della legge neppure gli esponenti politici. Il rispetto delle regole è il rispetto della democrazia”. Ieri si è messo al loro fianco anche Papa Francesco. “In un tempo - ha scritto il Pontefice incontrando in Vaticano i magistrati dell’Anm - nel quale così spesso la verità viene contraffatta, e siamo quasi travolti da un vortice di informazioni fugaci, è necessario che siate i primi ad affermare la superiorità della realtà sull’idea perchè la realtà semplicemente è, mentre l’idea si elabora».

L’aula magna della Sapienza

Non ci poteva essere risposta migliore, più incoraggiante, per gli ottomila magistrati iscritti all’Associazione nazionale magistrati iscritti all’Anm e di cui circa 600 arrivati a Roma da tutta Italia per festeggiare i 110 anni del sindacato delle toghe. Il presidente Minisci ha scelto una location molto suggestiva, l’aula magna della Sapienza con il magnifico murales di Mario Sironi (“L’Italia tra le arti e le scienze” riconsegnato tre anni fa al pubblico dopo decenni di censura e poi un lungo restauro) a fare da quinta per celebrare un compleanno molto speciale - 110 anni - in un momento che i magistrati vivono e percepiscono come di “solitudine”.

L’attacco sui social

E’ “solitudine” vedere da giorni, ogni giorno, l’attacco sui social ai colleghi di Catania che hanno chiesto al Senato l’autorizzazione per processare il ministro Salvini per i fatti della nave Diciotti; al procuratore di Agrigento Patronaggio che su quella nave mise per primo i piedi avviando poi l’indagine e ad altri che hanno sfiorato il caso. Sono tutti finiti nel mirino di varie piattaforme social infarcite di fake news e con elenchi di “toghe rosse” accusate di voler “cospirare conto la democrazia”. E’ “solitudine” vedere che tutto ciò accade nell’indifferenza nell’opinione pubblica. Del governo e della politica. Peggio: nella memoria difensiva inviata alla Giunta del Senato, Salvini scrive: “L’impostazione del Tribunale di Catania calpesta le più elementari regole del diritto internazionale e della nostra Costituzione invadendo poi una sfera di esclusiva prerogativa dell’Autorità di governo”. Altra benzina sul fuoco.
C’è sempre da preoccuparsi quando due poteri dello Stato vado in conflitto. Ancora peggio se il conflitto viene banalizzato o rubricato a “roba da social”. I social sono capillari, arrivano ovunque e creano opinione.

L’appello di Minisci

Alla “solitudine” il presidente Minisci ha dedicato un passaggio chiave del suo intervento venerdì quando ha inaugurato la due giorni alla Sapienza. “Non lasciateci soli - ha detto Minisci - a combattere le mafie, la corruzione e il malcostume della pubblica amministrazione, a fronteggiare la crisi economica che spesso si scarica sui palazzi di Giustizia, a dare risposte ai cittadini su temi e materie sempre più attuali ma scarsamente regolamentati”. Perché ad esempio incendiare una città, Torino, pur di sgomberare un centro sociale che stava lì da anni e non dava noia a nessuno?

L’incontro con Papa Francesco

Ieri mattina una delegazione dell’Anm è stata ricevuta da Papa Francesco nella Sala del Concistoro in Vaticano. Il messaggio del Pontefice ha ricordato, a chi li ha voluti ascoltare, òneri e onori, responsabilità e obblighi di chi esercita la giustizia “valore primario, indispensabile per il corretto funzionamento di ogni ambito della vita pubblica” e soprattutto oggi che “viviamo in un contesto attraversato da tensioni e lacerazioni, che rischiano di indebolire la tenuta stessa del tessuto sociale e affievoliscono la coscienza civica di tanti…”. Ha messo in guardia “in un tempo nel quale così spesso la verità viene contraffatta e siamo quasi travolti da un vortice di informazioni fugaci”. E ha ricordato ai magistrati, citando le “Esortazioni apostoliche”, che devono essere “i primi ad affermare la superiorità della realtà sull’idea”. A parlare per ristabilire la verità. Poi l’appello finale a che “sia rispettata la dignità di ogni persona, senza discriminazioni e pregiudizi di sesso, di cultura, di ideologia, di razza, di religione”. Alla pratica di una giustizia “inclusiva” e “attenta agli ultimi e alla loro integrazione”.  Il Papa fa il Papa, la politica governa e i magistrati amministrano la giustizia. Francesco ha intrecciato le tre dimensioni e ha dato alcune priorità. Sicuramente parole preziose, in certi tempi, illuminanti per i tanti giovani nuovi associati all’Anm appena usciti dal tirocinio.

I sassolini di Catone

Una forma di solitudine è emersa anche dalle parole di Raffaele Cantone, il presidente dell’Autorità anticorruzione che ha fatto domanda per tornare in ruolo come procuratore in tre diversi uffici, Perugia, Frosinone e Torre Annunziata. Il suo mandato all’Anac termina nell’aprile 2020. “Io non mi dimetto, vorrei solo tornare in anticipo a fare il magistrato” ha detto intervistato sul palco dell’aula magna della Sapienza dalla giornalista Rai Serena Bortone. C’è amarezza e un filo di rabbia nella parole del magistrato che da un anno a questo parte si sente improvvisamente d’impaccio. Non passa giorno senza che qualcuno nel governo, tra Lega e 5 Stelle, dica che se l’Italia è ferma è colpa del codice degli appalti, così tortuoso e complesso da impedire nei fatti l’aggiudicazione degli appalti e delle gare. Non passa giorno senza che Di Maio e Salvini dicano che “quel codice sarà rivisto”. In pratica, cassato. Cantone non ci sta. E dal palco di casa, l’Anm, spiega che “è vero il contrario” ovverosia che dal 2014, quando il Codice è in vigore, “il numero degli appalti assegnati è aumentato”. Il problema sono, semmai, la pubblica amministrazione e le aziende incapaci di partecipare ai bandi di gara. Insofferenti, par di capire, a una lista di regole certamente inedite per la prassi italiana. Se l’Italia è ferma (sono 600 le grandi opere bloccate per questioni amministrative e per un valore di circa 40 miliardi già stanziati) il problema non è il codice degli appalti ma la loro gestione. “Un’opera pubblica - ha sottolineato Cantone - deve essere decisa insieme con i cittadini che hanno il diritto di essere informati e di partecipare alle scelte. Ma poi, una volta decisa, quell’opera deve arrivare fino in fondo”. Per mille motivi che nulla hanno a che fare con il Codice degli appalti.

“Sul Reddito occorre prevenire”

E’ stupito Cantone: il Movimento con la mano destra impone la legge Spazzacorrotti (“che brutto nome, i corrotti si arrestano e non si spazzano”) e con la sinistra lavora, al contrario, per smontare il Codice degli appalti, massima garanzia “richiesta dagli organismi di giustizia internazionali” contro la corruzione. Quale il senso di tutto ciò? In attesa di una risposta che faccia chiarezza, Cantone ha fatto domanda per tornare a fare il suo mestiere: il magistrato. Già che c’è avvisa il governo: “Guardate che sul reddito di cittadinanza avete previsto le pene se uno sgarra ma nulla per la prevenzione…”. Della serie che i filtri sono pochi, insufficienti, e non vi lamentate se i furbetti banchetteranno sul Reddito di cittadinanza.
Anche Piercamillo Davigo, ora membro togato del Csm ma nella sua vita soprattutto il gip del pool Mani Pulite, annusa e non da oggi il rischio che “la politica torni a sentirsi al di sopra della legge”. Del resto, la vicenda della Diciotti cos’è se non la storia di un leader politico al governo convinto che il “supremo interesse nazionale” lo metta al riparo delle leggi e dei diritti umanitari? “La magistratura italiana è sopravvissuta ad attacchi violentissimi che ci hanno rafforzato e per cui abbiamo sviluppato il senso della nostra indipendenza in maniera molto forte”. Per molto tempo questo è accaduto con il favore dell’opinione pubblica. Adesso non c’è. La solitudine a volte è una condizione necessaria.