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Francesco: così si uccide il futuro dei bambini. L’accusa del papa contro la guerra

E all’Angelus chiama in causa la doppiezza tra il dire e il fare specialmente tra le classi dirigenti politiche e religiose

Carlo Di Ciccodi Carlo Di Cicco   
Francesco: così si uccide il futuro dei bambini. L’accusa del papa contro la guerra
Il Papa durante l'Angelus (Ansa)

Parole dure e appassionate, ormai quasi quotidiane di papa Francesco contro la guerra in Israele e Palestina, in Ucraina e in altre regioni del mondo. Il dopo Angelus di oggi ha confermato l’obiettivo pressante di Francesco per indurre le parti in conflitto a cessare il fuoco e sedersi a un tavolo di trattativa per siglare la pace giusta, lungimirante, a beneficio di tutti, specialmente bambini, donne, poveri che stanno pagando il prezzo più alto nelle guerre guerreggiate in corso.

Basta guerre! È il grido inascoltato di Francesco. “Continuo a pensare – ha detto ad alcune migliaia di fedeli e pellegrini riuniti in Piazza san Pietro per la recita dell’Angelus - alla grave situazione in Palestina e in Israele, dove tantissime persone hanno perso la vita. Vi prego di fermarvi, in nome di Dio: cessate il fuoco! Auspico che si percorrano tutte le vie perché si eviti assolutamente un allargamento del conflitto, si possano soccorrere i feriti e gli aiuti arrivino alla popolazione di Gaza, dove la situazione umanitaria è gravissima. Si liberino subito gli ostaggi. Tra di loro ci sono anche tanti bambini, che tornino alle loro famiglie! Sì, pensiamo ai bambini, a tutti i bambini coinvolti in questa guerra, come anche in Ucraina e in altri conflitti: così si sta uccidendo il loro futuro. Preghiamo perché si abbia la forza di dire “basta”.

Parole accorate non dissimili da altre già pronunciate ieri nell’incontro con 4 mila persone nell’Aula Paolo VI. “Fratelli e sorelle – ha detto ai partecipanti all’incontro promosso da Catholic Charismatic Renewal International Service (Charis) - la guerra distrugge anche la memoria dei passi compiuti verso la pace... Distrugge la gioventù, non sa dire altra cosa che distruggere. Per favore, lottiamo per la pace. Non lasciamoci rubare questa memoria della pace! Adesso vi invito a pregare in silenzio per la pace”. E’ noto che, insieme alla pace, l’altra preoccupazione di Francesco sono i profughi e la crisi climatica che sta mettendo alle corde tante popolazioni vicine e lontane.

Lo ha ricordato pure oggi: “Sono vicino alle popolazioni del Nepal che soffrono a causa di un terremoto; come pure ai profughi afgani che hanno trovato rifugio in Pakistan ma ora non sanno più dove andare. E prego anche per le vittime delle tempeste e delle alluvioni, in Italia e in altri Paesi”. Non lo ha detto esplicitamente, ma era facile capire il suo pensiero quando il papa ha commentato il Vangelo letto nelle chiese cattoliche nella liturgia domenicale. Parole di Gesù che riguardano direttamente gli scribi e i farisei, che possono applicarsi alle guide religiose del popolo ma a tutti, governati e governanti, richiamati alla coerenza tra quello che si dice e quello che si fa nella vita quotidiana. Specialmente nei confronti delle autorità religiose Gesù, sottolinea Francesco “usa parole molto severe perché essi dicono e non fanno e tutto ciò che fanno lo fanno per apparire”.

Ha poi messo a fuoco due aspetti della questione: la distanza tra il dire e il fare e il primato dell’esteriore sull’interiore. A costoro che pretendono di insegnare al popolo “Gesù contesta la doppiezza della loro vita: predicano una cosa, ma poi ne vivono un’altra”. Il papa non ha citato esplicitamente questo modo di fare applicandolo alla pace e alla guerra che viene sperimentato tra tante sofferenze e morti di innocenti. Ma come non applicarlo anche alle tante parole di pace e tanti fatti di guerra? Tutti (anche aggressori) si dichiarano per la pace e la sua necessità, ma poi si continua a sfornare armamenti, commerciarli e combattersi. L’odio acceca la ragione e lo scontro prevale sull’incontro. Papa Francesco sulla guerra ha ormai prodotto una piccola enciclopedia che purtroppo, al momento, pare destinata agli archivi più che a sollecitare trattati di pace. Vince ancora la doppiezza e l’ipocrisia.

“Questo è il pericolo su cui vigilare: la doppiezza del cuore. Anche noi – scandisce il papa - abbiamo questo pericolo: questa doppiezza del cuore che mette a rischio l’autenticità della nostra testimonianza e anche la nostra credibilità come persone e come cristiani”. Poi l’affondo di Francesco: “Tutti noi sperimentiamo, per la nostra fragilità, una certa distanza tra il dire e il fare; ma un’altra cosa, invece, è avere il cuore doppio, vivere con “un piede in due scarpe” senza farcene un problema. Specialmente quando siamo chiamati – nella vita, nella società o nella Chiesa – a rivestire un ruolo di responsabilità, ricordiamoci questo: no alla doppiezza! Per un prete, un operatore pastorale, un politico, un insegnante o un genitore, vale sempre questa regola: ciò che dici, ciò che predichi agli altri, impegnati tu a viverlo per primo. Per essere maestri autorevoli bisogna prima essere testimoni credibili”. Capita di essere preoccupati più dell’apparire che del fare in coerenza di ciò che si crede e si predica. “Vivendo nella doppiezza, gli scribi e i farisei sono preoccupati di dover nascondere la loro incoerenza per salvare la loro reputazione esteriore. Infatti, se la gente sapesse cosa c’è davvero nel loro cuore, essi sarebbero svergognati, perdendo tutta la loro credibilità. E allora compiono opere per apparire giusti, per “salvare la faccia”, come si dice. Il trucco è molto comune: truccano la faccia, truccano la vita, truccano il cuore. Questa gente “truccata” non sa vivere la verità. E tante volte anche noi abbiamo questa tentazione della doppiezza”.

Come meravigliarsi allora che la gente comune, italiani compresi, hanno fiducia in papa Francesco considerandolo un baluardo contro le guerre? La conferma dell’alto livello di fiducia tra i cittadini italiani nei suoi confronti è documentata da un recente sondaggio di Demos commentato da Ilvo Diamanti sulla Repubblica di sabato. Il livello di fiducia verso Francesco si è ridimensionato negli ultimi anni, ma “rimane elevato. Condiviso da quasi due terzi degli italiani. Per la precisione: il 64%. Un dato che conferma questo Pontefice come la figura (e l’autorità) pubblica maggiormente stimata e accreditata in Italia. Insieme al Presidente Sergio Mattarella… Due riferimenti certi in tempi incerti”. Scende invece al 34% la fiducia degli italiani verso la Chiesa. Un dato confermato da molteplici sondaggi e da ricerche sociologiche accurate e ampie sulla religiosità degli italiani e la pratica della fede cattolica.

Carlo Di Ciccodi Carlo Di Cicco   
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