Blitz degli incappucciati contro l'impianto eolico del Mugello. I distinguo dei comitati e le ragioni dietro la protesta
Non cessano le proteste contro le 7 mega turbine che svetteranno a 2 km dal parco delle Foreste Casentinesi. Ma sui tentativi di "sabotaggio violento" l'opposizione è diffusa. Ecco cosa sta accadendo
E' divisa la platea di cittadini e comitati spontanei, insieme a diverse associazioni, che si battono dal 2019 contro le sette pale eoliche che andranno a comporre la centrale dell’alto Mugello, sul monte Giogo nei territori di Vicchio e Dicomano, in Toscana. Dopo che un gruppo di "una ventina di persone" (secondo la Questura ndr) incappucciate e armate di "almeno alcuni coltelli" è entrata nel cantiere tentando di sabotare i lavori preliminari in opera si moltiplicano i distinguo. "Sì" alla protesta ma "no" alla violenza, è il sentire prevalente. Durante il blitz, agli operai e boscaioli (sono in corso tagli di porzioni di bosco ndr) sarebbe stato intimato di andar via mentre alcuni macchinari sarebbero stati danneggiati. L'assessora all'Ambiente della Regione, Monia Monni, uno degli enti che ha dato l'ok alla mega opera per la produzione di energia elettrica insieme al governo e, a suo tempo, ai comuni competenti, ha parlato esplicitamente di "atto terroristico". Così come "ferma condanna dell’atto violento e solidarietà ai suoi lavoratori" è arrivata dalla Agsm Aim, la società partecipata dai comuni di Verona e Vicenza, che sta eseguendo i lavori.
La protesta: "blocchiamo i lavori", sì a un'"azione collettiva"
Nei volantini sparsi nel cantiere si legge "blocchiamo i lavori" per richiamare a "un'azione collettiva" di protesta. Dal 4 al 6 luglio il gruppo "Siamo montagna" ha organizzato un "campeggio di lotta" nella località Pian dei Laghi, non lontano dal cantiere: i carabinieri e la Digos che stanno indagando sono convinti che le incursioni, forse più di una, siano partite da lì.
Contro le 7 turbine di 168 metri da posizionare sulla cresta del sistema montuoso, a 1.000 metri di altitudine, comitati e gruppi di cittadini, oltreché associazioni ambientaliste come Italia Nostra e Cai, si stanno battendo a colpi di ricorsi almeno dal 2019, quando arrivò la prima manifestazione di interesse per la realizzazione del mega impianto industriale. La centrale, che avrà una potenza di 30 Mw e produrrà almeno 80 mln di Kwh all'anno, verrà istallata a 2 chilometri dal parco nazionale delle Foreste Casentinesi, su un crinale dal quale parte un colpo d'occhio che arriva a chilometri e chilometri di distanza. Sono previsti sbancamenti, disboscamenti, basamenti di tonnellate di cemento e scavi per gli elettrodotti di almeno 8 chilometri. Ma verrà realizzata anche una nuova strada lunga 12 chilometri necessaria per il trasporto delle turbine.
L'opposizione alle impattanti centrali eoliche nelle mani degli speculatori, attratti dai cospicui profitti e incentivi messi a disposizione da Ue e governo centrale, si moltiplicano in molte Regioni. La Sardegna in primis, ma anche la Puglia, dove insistono centinaia di richieste di concessioni per l'installazione di impianti eolici e fotovoltaici, spesso sui terreni agricoli o sui crinali delle montagne, spesso in spregio dell'ambiente, della tutela acheologica e del paesaggio.
I comitati del Mugello contro il blitz
"Non possiamo distruggere la natura in nome della natura", ha detto Maurizio Gori, presidente dell’associazione Mugello in Movimento, nata in opposizione all’impianto eolico. "Siamo consapevoli della necessità di creare energia alternativa, ma questa è a favore dell’ambiente solo quando non è distruttiva. Le energie alternative si possono creare sugli edifici industriali", ha aggiunto in un'intervista. Ma ci sono tante persone convinte che il sollevamento dei toni, come i blitz compiuti dal gruppo degli incappucciati, alla fine sia controproducente.
Il "Gruppo osservazioni", composto tra gli altri da Italia Nostra e Cai, che si oppone alla centrale e ha presentato i ricorsi - l'ultimo dei quali è stato respinto pochi giorni fa dal Consiglio di Stato, dopo che era già stato bocciato dal Tar - sostiene che "questo atto rischia di allontanare la popolazione pacifica del Mugello dalla difesa degli ecosistemi aggrediti dalla devastazione coloniale degli speculatori energetici. I responsabili dell’assalto al crinale, con l’aiuto insperato di questi anonimi black bloc, ora tenteranno di rivestirsi di un alone di vittime e di esponenti della legalità, quando invece è il processo autorizzativo dell’impianto che si è posto fuori della legittimità definita dalle norme vigenti e dal senso del limite necessario per tutti gli interventi sulla montagna".
Ad onor di cronaca c'è da dire che a favore dell'impianto è schierata Legambiente che, per la verità, mai si è detta contraria a queste installazioni industriali, dovunque siano progettate. Produrre energia "pulita" è fondamentale, anche se i costi ambientali a volte sono molto alti. "Questo progetto è un modello da replicare su tutto il territorio nazionale per valutazione, partecipazione e condivisione territoriale", hanno detto i portavoce dell'associazione.



di A. L.















