[L’inchiesta] Il palazzo abusivo costruito sulla sabbia e trasformato in tribunale. Così la giustizia al Sud si è suicidata

Il fermo immagine di quello che sta accadendo a Bari è un cartello appeso al Tribunale pericolante di via Nazariantz: «I processi sono sospesi. Verrete ricitati non si sa quando e non si sa dove». Come si può accettare che in una grande città del Mezzogiorno si sospenda la giustizia penale?

[L’inchiesta] Il palazzo abusivo costruito sulla sabbia e trasformato in tribunale. Così la giustizia al Sud si è suicidata
Il tribunale di Bari

Che succederà il 30 agosto? Quando lo sgombero dovrà essere terminato? Dove si celebreranno i processi con gli imputati detenuti? Nelle aule con le pareti di carton gesso senza le gabbie? E come voleranno i magistrati e gli avvocati da un ufficio e un altro tra Bari e Modugno? Come si può accettare che in una grande città del Mezzogiorno si sospenda la giustizia penale?

Che vergogna, che disperazione. E dispiace che il nuovo Ministro di Giustizia, Alfonso Bonafede, grillino, nel migliore dei casi abbia firmato un decreto “incompiuto” se non “anticostituzionale”, per risolvere la crisi drammatica della giustizia a Bari, non avendo dichiarato l’emergenza per giustificare «la sospensione dei termini delle prescrizioni».

«Siamo di fronte a un decreto - denuncia il presidente dell’Ordine degli avvocati di Bari, Giovanni Stefani - che ha fermato la giustizia penale. Non doveva farlo in assenza del riconoscimento della fase d’emergenza. Il decreto rischia di essere incostituzionale».

Il fermo immagine di quello che sta accadendo a Bari è un cartello appeso al Tribunale pericolante di via Nazariantz: «I processi sono sospesi. Verrete ricitati non si sa quando e non si sa dove». 

Giustizia incompiuta, assente, indeterminata. In nessun paese moderno succede quel che sta vivendo il capoluogo della Puglia. 

«È una storia surreale, un brutto sogno dal quale non riusciamo a svegliarci». È sbalordito l’avvocato Giovanni Stefani. Proviamo a raccontare quello che sta accadendo a Bari da tre punti di vista, tre angolazioni diverse. La reazione degli avvocati l’abbiamo accennata. Poi c’è il sindaco della città, Antonio Decaro, molto polemico: «Questa è la storia di un edificio trasformato abusivamente in Tribunale, progettato male, costruito da un privato che l’ha venduto a una agenzia immobiliare. A sua volta, l’acquirente pubblico, l’Inail, l’ha comprato a un prezzo doppio».

La città era tenuta all’oscuro di tutto, delle perizie e dei processi,  fino a quando la vicenda del Tribunale non è esplosa con la perizia di inagibilità e di crollo imminente.

Disarmata il presidente del Tribunale penale, Rossella Calia di Pinto: «La realtà supera la fantasia. Non vedo prospettive e soluzioni in tempi rapidi. E dire che questa vicenda l’ho vissuta in prima persona. Quando si decise il trasferimento del Tribunale in via Nazariantz facevo parte della Giunta dell’Anm e ricordo che già allora ritenevamo quella soluzione inidonea. Io poi sono stata giudice estensore della sentenza del processo per la lottizzazione abusiva del Palazzo di Giustizia. Nato con altre finalità, il palazzo fu utilizzato come Tribunale e per questo fu sottoposto a sequestro penale con la facoltà d’uso».

Prosegue il presidente del Tribunale: «Già all’epoca l’edificio presentava problemi strutturali e per questo fu avviato un altro procedimento penale per frode in pubbliche forniture. Nella perizia fatta fare dalla Procura della Repubblica si parlava di “gravi carenze strutturali”. Sapevamo che le fondamenta poggiavano su argilla e sabbia e stavano sprofondando. Eravamo in presenza di un distacco di corpi di fabbrica. Sapemmo questo dopo il trasferimento e l’accettammo in quanto si trattava di una soluzione transitoria in attesa della cittadella della giustizia che doveva nascere ma che non decollò mai, e perdemmo così anche i fondi stanziati».

Memoria storica, quella del presidente del Tribunale. Ricordate le tende fuori al Palazzo di Giustizia? In un Paese che non si scandalizza più e mostra la sua rabbia e rancore alzando il livello delle polemiche sul web, il rischio è che la vicenda Bari passi in secondo piano. 

«La situazione - ricostruisce il sindaco Decaro - è esplosa un mese fa quando è arrivata la perizia che annunciava che il Tribunale poteva crollare da un momento all’altro per “rottura fragile”. Quel palazzo divenne Tribunale penale in attesa che si realizzasse il polo della giustizia. Anche sè quella scelta transitoria, accettata dai magistrati, sollevò un contenzioso con l’Inail per l’utilizzo improprio di una struttura che doveva invece garantire servizi alle residenze. E per questo contenzioso a un certo punto il ministero della Giustizia sospese il pagamento delle locazioni».

«Un mese fa - prosegue Decaro - sono stato costretto a firmare una ordinanza di inagibilità dell’edificio sulla base di una perizia INAIL che ipotizzava il pericolo di crollo anche in assenza di segnali premonitori. Ma in presenza di un’altra perizia meno decisa, più possibilista, decisi che l’evacuazione fosse subordinata a un trasloco mirato di archivi, fascicoli e materiali. Questa fase deve terminare entro il prossimo 30 agosto».

Insomma, una perizia dà per scontato il crollo, un’altra è possibilista. Il sindaco ha chiesto procedure di emergenza che non sono state autorizzate e il ministro Bonafede nel suo decreto ha ipotizzato l’utilizzo del Tribunale di Modugno chiuso da anni, ma né i magistrati né gli avvocati apprezzano questa ipotesi.

Bari è una corsa contro il tempo. C’è un protocollo firmato dall’allora ministro di Giustizia Andrea Orlando, che individua il Polo della giustizia in un’area di Carassai, nel centro della città. Vecchie casermette da riutilizzare. Siamo ora nella fase della progettazione.ma nel frattempo? Una indagine di mercato ha individuato sei edifici che si potrebbero adattare. In particolare quello della ex Telecom a Poggiofranco, o dell’ex Inpdap, in via Oberdan. Ma dovrebbero essere approvate in tempi rapidi le procedure di cambio di destinazione d’uso.

E intanto si avvicina la data del 30 agosto quando l’ordine di sgombero dell’edificio sarà esecutivo. Le uniche alternative ipotizzabili sono il Palazzo dell’ex Prefura di Modugno dove dovrebbero essere ospitati il Tribunale penale e la sezione delle Misure di prevenzione mentre nel Palazzo INAIL troverebbero ospitalità gli uffici del Gip, del Gup e della Procura della Repubblica.