[L’inchiesta] Il mistero del paesino con 359 morti di cancro. Scatta l’indagine. E i residenti lanciano accuse
Se davvero sia stata l’industrializzazione selvaggia la causa di tutte queste morti non si sa, ma il sospetto aleggia fra la popolazione. E così, nel 2016, il medico di famiglia Francesco Ferrara ha coinvolto altri 6 colleghi del centro basentano in un inedito report dal nome eloquente: “Indagine sulla patologia tumorale a Pisticci”
Un elenco di 359 morti di cancro in poco meno di due anni. A leggerlo, pochi giorni fa durante la celebrazione mensile nella parrocchia di Cristo Re a Pisticci è stato don Giuseppe Ditolve, parroco-vicario del centro lucano, ambientalista e promotore di una singolare iniziativa: “Una messa per la vita, per non dimenticare” , evento di sensibilizzazione sul fenomeno delle morti per tumore nel territorio in provincia di Matera. A Pisticci, in Valbasento, l’incidenza dei decessi per patologie tumorali è superiore alla media dei tumori della Basilicata ed in generale del Sud Italia, mentre si avvicina a quella del Nord più industrializzato. Anche qui, negli anni 60 e 70, arrivarono le fabbriche in seguito alla scoperta di estesi giacimenti di metano. Fu il gas il primo “volano” dello sviluppo moderno del territorio anche grazie all’impegno dell’allora presidente Eni Enrico Mattei. Arrivarono poi l’ Anic (Azienda Nazionale Idrogenazione Combustibili), Snia, Dow Chemical, e negli anni successivi la Valbasento divenne un importante polo della chimica nazionale.
A cinquant’anni da quell’epopea, molte di quelle realtà hanno chiuso i battenti: al loro posto c’è una zona riconosciuta dallo Stato come meritevole di bonifica, il Sito d’interesse nazionale della Valbasento. Se davvero sia stata l’industrializzazione selvaggia la causa di tutte queste morti non si sa, ma il sospetto aleggia fra la popolazione. E così, nel 2016, il medico di famiglia Francesco Ferrara ha coinvolto altri 6 colleghi del centro basentano in un inedito report dal nome eloquente: “Indagine sulla patologia tumorale a Pisticci”. La ricerca, patrocinata dalla Simg, la Società italiana medicina generale è un monitoraggio retrospettivo sui dati dal 2008 al 2015 che ha riguardato 8200 pazienti e dal quale è emerso che il 3,7% delle persone monitorate soffre o ha sofferto di una patologia tumorale importante: soprattutto polmoni e prostata, ma anche tumori al seno ed al colon retto. Ma la percentuale potrebbe essere arrotondata per difetto, dato che la platea oggetto della ricerca ammonta a circa la metà della popolazione effettiva di Pisticci.
I medici autori dell’iniziativa non si sono mai sbilanciati nell’ipotizzare una relazione di causa-effetto fra le patologie e l’inquinamento, passato e presente, del territorio basentano, preferendo lasciar parlare i dati della ricerca e sottolineando che alcuni dei tumori più diffusi potrebbero avere diverse concause che rendono difficile determinare la primarietà di un fattore scatenante rispetto ad altri: il fumo, ad esempio è un’importante concausa nel cancro ai polmoni. Serve, pertanto, il coraggio di indagare per conoscere in maniera dettagliate le cause che stanno facendo aumentare i tumori nell’intera zona.
Intanto don Ditolve continua nella sua opera di sensibilizzazione mensile, in chiesa, nelle sue messe a suffragio dei morti di tumore. “Se dovessi morire di cancro, sarebbe un omicidio”, recitava una delle locandine dei precedenti appuntamenti organizzati dal parroco: un vero e proprio monito per la politica e per la società civile, affinché il sacrificio silenzioso di chi è caduto in questa battaglia per il diritto al lavoro e alla vita non vada perduto.



di Paola Pintus














