Nonnismo all’Accademia di Pozzuoli , "Cento frustate per l'allieva": 8 sergenti rinviati a giudizio

L'avvocato: "“È la prima volta che è stata accettata la costituzione di un sindacato di fronte ad un tribunale militare". Il segretario del Pdm: ""Noi siamo accanto a Giulia, anche oggi. Il ministero e l'Arma azzurra invece no"

Giulia Jasmine Schiff (foto latinacorriere.it)
Giulia Jasmine Schiff (foto latinacorriere.it)

Otto sergenti del 70esimo stormo dell'Aeronautica sono stati rinviati a giudizio. La prima udienza del processo è stata fissata per il 9 marzo 2021 davanti alla II sezione del tribunale militare di Roma. Ai graduati è stato contestato il reato continuato di ingiuria e lesione personale in concorso. La vicenda di riguarda un cosiddetto “battesimo del volo” avvenuto nell'aprile del 2018 a Latina nei confronti di una ragazza che stava frequentando l’Accademia di Pozzuoli dell'Aeronautica.

La sergente allievo ufficiale Giulia Jasmine Schiff, si legge nel capo d’accusa, dopo il suo primo volo in solitario era stata sollevata da terra e trasportata in posizione orizzontale, “con il volto rivolto verso il basso, e, tenendola ferma per le gambe e le braccia, con dei fustelli di legno le infliggevano violenti colpi sul fondoschiena; quindi le facevano urtare la testa contro la semiala in mostra statica posta in prossimità di una piscina dove, infine, la gettavano". La ragazza, 22 anni, di Mira (Venezia), partecipava al corso 124 Aucp (Allievi ufficiali piloti di complemento).

Per il procuratore Antonio Sabino e la pm Antonella Masala, i militari sotto accusa hanno offeso "prestigio, onore e dignità" di Giulia, usandole "violenza e cagionandole plurime escoriazioni ai glutei". Nell'incartamento ci sono anche le fotografie che testimoniano l’atto di "goliardia" che ha provocato lividi e cicatrici sul corpo “di una ragazza nel fiore degli anni, mezzofondista nazionale”. Il giudice ha anche accolto la richiesta di costituzione parte civile del Partito per la tutela dei diritti dei militari (Pdm), presenti in aula l'avvocato Piero Santantonio e il segretario Luca Marco Comellini.

"Noi siamo accanto a Giulia, anche oggi. Il ministero e l'Arma azzurra invece no", aveva commentato Comellini subito dopo l'udienza. Importante il commento dell’avvocato Massimiliano Strampelli, che con il legale Isidoro Cavaliere, si sono costituiti parte civile per conto della Schiff e del Pdm. “È la prima volta che è stata accettata la costituzione di un sindacato di fronte ad un tribunale militare, ma in questo processo c’è senza dubbio un convitato di pietra, l’amministrazione del ministero della Difesa”, ha affermato Strampelli in una intervista rilasciata a Radio Radicale. “La costituzione dell’amministrazione sarebbe auspicabile – ha detto il legale – spero che sia presente all’udienza del 9 marzo, perché se ci potevano essere delle resistenze in ordine al materiale probatorio ora non ci possono essere più”.

Proprio all’indomani dell’udienza che ha determinato il rinvio a giudizio degli imputati lo stesso avvocato ha fatto un appello attraverso l’Ansa ha per chiedere al ministero della Difesa di costituirsi parte civile. “La costituzione di parte civile sarebbe opportuna, perché sinora l’ente ha teso a minimizzare mettendosi sullo stesso piano dell’aereonautica militare quando ha sostenuto che il battesimo deve essere considerato un gesto goliardico”.

È evidente che la costituzione del ministero racchiuderebbe “un significato importante in ordine a quello che è stato il disvalore delle condotte che si sono manifestate in un gesto che di goliardico non ha nulla, ma che allo stato delle cose ha rilevanza esclusivamente dal punto di vista penale militare”, ha sostenuto Strampelli. La cosa che più colpisce in questa amara vicenda è proprio l’implicita accettazione del rito da parte di un organismo legato alle forze armate.  C’è anche chi sostiene, dunque, che la ragazza si sia opposta strumentalmente al rito. “È un falso, Giulia si era opposta al rito ancora prima di essere espulsa dalla forza armata”, ha fatto sapere il legale.

La Schiff sapeva di questa “usanza”, tant’è che nei giorni precedenti aveva chiesto ai suoi colleghi e ai suoi superiori di lasciarla fuori dagli atti di nonnismo. “Giulia sapeva, sin dal primo momento, che la non accettazione delle regole non scritte che disciplinano i comportamenti all’interno di una struttura gerarchicamente organizzata qual è quello della Forza Armata le avrebbero creato problemi”, ha sostenuto Strambelli. Forse non ci sarebbero stati atti di nonnismo se ci fosse stata la vigilanza dei superiori. “Questo è un elemento di forte imbarazzo per chi dovrà prendere delle decisioni anche a livello istituzionale. Soprattutto perché Giulia non aveva mai dato il consenso al rito di iniziazione”, ha concluso il legale.