[Il reportage] Ostia la città nera e blindata che vuole cacciare i giornalisti e taglia le gomme

Giovedì la manifestazione di Libera e Fnsi in favore della libertà di stampa. 1500 persone ma forse solo la metà vivono al Lido, piazza presidiata ma nel quartiere degli Spada neppure una gazzella. Vicino al palco Boldrini, Orfini, Cuperlo, Raggi e Zingaretti. Domenica il ballottaggio. "Voteremo il meno peggio". Si profila la vittoria dei 5 Stelle

[Il reportage] Ostia la città nera e blindata che vuole cacciare i giornalisti e taglia le gomme

Di quale Ostia dobbiamo parlare? Quella che domenica va al voto rischiando di portare alle urne il 38% degli aventi diritto? O quella commissariata due anni fa per mafiosità? Quella che una settimana fa, quando il prefetto Vulpiani ha lasciato, ha incendiato trenta cassonetti, il saluto dei clan al commissario che non potevano condizionare? O quella bella, struggente, che vede insieme le vestigia di Ostia Antica e le case liberty di un luogo che ha insegnato il mare all'Italia del dopoguerra? 

Sono le mille facce di una città che alza confini invisibili e permeabili per cui è ormai difficile capire dove stia il male e dove il bene. Il timore è che tutto sia già irrimediabilmente grigio. Per cui se in piazza Anco Marzio si onora la libertà di stampa, che vuol dire garanzia di democrazia, sotto il controllo delle forze dell'ordine,  un chilometro più in là la macchina dei giornalisti de La 7 viene danneggiata (squarciate le gomme) mentre i cronisti sono in giro con le telecamere per raccontare la città.

Le sentinelle di piazza Gasparri 

Le 16 e 15 di ieri, il sole al tramonto illumina da dietro le nuvole il lungomare. In piazza Anco Marzio, il salotto buono della città, i tecnici fanno le prove audio per il palco dove alle 17 la Fnsi (Federazione nazionale della stampa) e "Libera contro le mafie" hanno convocato il sit in per la libertà di stampa. È il tributo doveroso e necessario dopo l'aggressione di Roberto Spada, rampollo del clan che controlla un pezzo di città, al giornalista Emilio Piervincenzi e al cameraman Edoardo Anselmi di Rai2. Su quel palco salirannno anche molti altri giornalisti costretti a vivere sotto scorta perché minacciati dalle mafie, da Federica Angeli a Sandro Ruotolo. Sono più di venti in tutta Italia, se ne parla sempre troppo poco. I fatti di Ostia sono un ottimo motivo. La piazza è presidiata da polizia e carabinieri, camionette e volanti.

Stessa ora, un chilometro più in là, sempre a due passi dal mare: si alzano i palazzi del costruttore Armellini, costruiti negli anni settanta, dieci piani che escludono in ogni modo la vista del mare che è a cinquanta metri.  Siamo a Ostia Nuova, un quadrante di strade stretto tra piazza Gasparri e via Cagni e tagliato dalle parallele al mare, via Forni, via Vincan, via Ingrao, via del Sommergibile.  È il territorio del clan Spada: Carmine, il capo, è in galera per estorsione; altri sette componenti - Massimiliano, Ottavio, Davide, Mirko, Maria Doria, Massimo Massimiani, Manuel Granato - sono stati condannati un mese fa per minacce, estorsione, sfratti forzosi e una gambizzazione in pieno giorno, per affermare la superiorità nel territorio. Ad ogni angolo delle strade c'è una coppia di vedette, giovani e meno giovani,  sono vestiti con tute da ginnastica, scarpe di gomma, capelli rasati ai lati e con accenni di cresta, orecchini e tatuaggi. 

La troupe di La 7

Parcheggio la mia Seicento all'angolo tra via Forni e via Cagni. All'angolo c'è un signore con la tuta di una squadra di calcio che si arrotola una sigaretta.  È perentorio e sdentato: "Roberto Spada è un bravo ragazzo, fa andare i ragazzi in palestra, li porta a correre e a giocare. Adesso non c'è più nemmeno questo. Dopo il voto esce, lo sappiamo già". Incontriamo la troupe de "L'Aria che tira" (La 7), la conduttrice Myrta Merlino offre il microfono ad un altro autoctono, capelli rasati, jeans, "loro, gli Spada, sono lo Stato perché mi danno lavoro".  Via Forni è la strada delle palestre di Roberto, adesso sono entrambe chiuse.

Sono quasi le cinque. In piazza Anco Marzio intanto inizia il sit in. Piazza mezza piena. O mezza vuota, dipende dai punti di vista. Ci saranno un migliaio di persone, molte associazioni di giornalisti e altrettante, anche di più, legate a Libera. C'è la Cgil, la Silp, lo striscione dell'Unione dei comitati di Ostia, Ossigeno per l'informazione, associazioni cronisti e Ordine professionale, il comitato di Fiumicino, le associazioni per gli stranieri, Libera, ovviamente, ma anche il "Movimento degli uomini casalinghi". La società civile in piazza. Una bella manifestazione, partecipata, e non era scontato. Ma Ostia resta lontana a parte qualche giovane, gruppi di studenti e un po' di pensionanti. 6-700 persone su 239 mila: decisamente poche. Sul palco le  testimonianze applaudite di giornalisti sotto scorta perché minacciati, perchè dà fastidio il loro lavoro di inchiesta. Elena ha 17 anni e fa il classico, "ci sono bar, palestre e stabilimenti balneari dove è meglio non andare, questa è Ostia". Paola è operaia, "vivevo a Ostia Nuova, sai là puoi affittare un attico per 2-300 euro a mese ma ho dovuto lasciare perché non si può stare, non è sicuro, non sai mai chi dorme sul tuo pianerottolo". Preferisce non dare il cognome, "io qua ci devo vivere e lavorare", e avrebbe tanto preferito avere ancora il commissario: "Chiunque vincerà, domenica, non può essere in grado di far fronte a questa gente".

La gambizzazione 

Un chilometro più in là -intanto - nelle strade del clan, un sudamericano presidia un altro angolo di strada e non vuole rispondere alle domande. La signora con bambina piccola nel passeggino annuncia trionfante che "domenica andrà a votare, siete voi giornalisti che dite che c'è la mafia a Ostia, se ci fosse non potremmo neppure andare a votare". È netta la sensazione di essere controllati da un angolo all'altro del reticolo di stradine intorno a piazza Gasparri. In via Vincan al civico 27 abitano le sorelle Spada. Si vede che qui vive qualcuno che conta: ingresso con l'intonaco appena fatto e color geranio, statue di marmo su colonne di cemento accompagnano fino al campanello, il tutto è ben illuminato. All'angolo con via Cagni, c'è il Conad: qui nell'ottobre 2015 gli Spada hanno gambizzato Massimo Cardona, legato mani e piedi al vecchio e potente clan dei Bafficchio. Segno che continua la guerra che  nel 2011 lasciò in terra Giovanni "Bafficchio" Galleoni e Franco "Sorcanera" Antonini. Accadde qui, anche allora, in via Forni.

Il proprietario, comunque il responsabile, del supermercato ci vede e si terrorizza: non riesce neppure a dire buonasera. E chi è in coda alla cassa ha inderogabilmente da fare. Ancora un paio di angoli e strade, ad ognuno gli uomini con le sigarette parlano, prendono tempo, guardano.

"Aridatece Sabella"

Tutto e il suo contrario in meno di un chilometro di distanza. Mentre la troupe di La 7, nel quartiere di Ostia nuova, torna verso l'auto parcheggiata in via del Sommergibile, e trova le ruote della Oblò bianca squarciate - ennesimo avvertimento di un territorio nemico dove non esistono diritti - sul palco Beppe Giulietti , presidente della Fnsi, introduce i colleghi minacciati e le loro storie. A seguire don Ciotti che sotto scorta vive da oltre dieci anni. Mentre Rainews 24 fa la diretta, tra la folla si fanno vedere la presidente della Camera Laura Boldrini, la sindaca Raggi, il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, il Pd che ha scelto di aderire al sit in e mette in campo da Orfini a Cuperlo passando per il senatore Esposito e Athos de Luca che al primo turno aveva preso il 13,6%, non male due anni dopo il Marco di Mafia Capitale. C'è il verde Angelo Bonelli. Ma ben due gruppi mostrano striscioni in cui è scritto: "Legalità? Diritti? Ridateci Sabella", il magistrato che fu assessore alla legalità e commissario ad Ostia ai tempi della giunta Marino.  "Io avrei tenuto ancora il commissario" dice Argante Bozzi che insegnava chimica, ha sempre votato a sinistra e ora non sa neppure che fare al ballottaggio di domenica.

Il ballottaggio

Mentre a Ostia nuova si tagliano le gomme dell'auto ai giornalisti, in piazza Anco Marzio si onorano i cronisti. Di là neppure una volante. Qua è tutto militarizzato. C'è qualcosa che non torna. Un'idea: la prossima volta, presto, organizzare la manifestazione in piazza Gasparri, nel territorio degli Spada, per vedere che succede. Il ministro dell'Interno Marco Minniti ha promesso che vigilerà sul ballottaggio di domenica. È un duello tra signore, due insegnanti: la grillina Giuliana di Pillo è intorno al 30% con un vantaggio di 4 punti su Monica Picca, la candidata del centrodestra, in specie di Meloni, che ne ha 36%. A turno si accusano, con tanto di falsi, di avere rapporti diretti con il clan Spada.   "Voteremo il meno peggio" dicono la signora Bruna, che di anni ne ha 80, e l'amica Anna un po' più giovane.  "In questa piazza i cittadini di Ostia sono pochi  - aggiungono - ma le persone sono rassegnate e rattristate. Avevano detto che buttavano giù il muro e gli abusi che non ci vanno vedere il mare e invece ecco là il muro di cemento". E così, anche domenica l'affluenza resterà bassa, il 40 per cento. Troppo pochi per riprendersi la città.