Ospedali Milano: riconvertiamo reparti, ma rischiamo il collasso

Ospedali Milano: riconvertiamo reparti, ma rischiamo il collasso
di Askanews

Milano, 19 ott. (askanews) - Da una parte sono impegnati a riconvertire reparti per ricevere i pazienti Covid che devono essere ricoverati. Dall'altra lo sforzo è di continuare a curare, e a ricoverare se necessario, pazienti non Covid. Succede negli ospedali milanesi, dove l'impennata dei contagi preoccupa i direttori generali di diversi ospedali. Che dicono: senza il rispetto delle norme di igiene e di distanziamento occorrono restrizioni altrimenti gli ospedali rischiano il collasso.Negli ospedali San Carlo e San Paolo oggi alle risultano ricoverati, secondo i dati forniti dalla direzione ospedaliera, 131 pazienti covid e 406 no covid ricoverati. Al pronto soccorso la percentuale di pazienti positivi al Covid è di circa il 20 per cento (al San Paolo 18 su un centinaio)."Il nostro problema - spiega ad Askanews Matteo Stocco, direttore generale dell'Asst Santi Paolo e Carlo - è garantire l'attività programmata" perché "abbiamo aperto nuove unità di terapia sub intensiva per covid e abbiamo eroso letti" per gli altri pazienti. "Una è stata aperta al San Paolo un mese fa, ha posti tutti occupati. Un'altra è stata aperta ieri, con cinque posti, già occupati, estendibili a 12. Tutto ciò ci costa una riduzione progressiva di risorse in area medica e specialistica. Ma cerchiamo di tenere il più possibile perché non dobbiamo lasciare indietro nessuno".La situazione è analoga al Niguarda, dove ci sono attualmente 130 ricoverati: "La settimana scorsa abbiamo cominciato a convertire reparti stando però attenti perché abbiamo comunque il pronto soccorso pieno di pazienti no covid che hanno bisogno di assistenza", ha spiegato al Tg1 Marco Bosio, direttore generale Niguarda. L'Ats di Milano città metropolitana denuncia che sta diventando sempre più complicato tracciare i contagi. E Roberto Fumagalli, responsabile della terapia intensiva del Niguarda, ha oggi affermato che l'incremento di pazienti ricoverati in terapia intensiva sta diventando esponenziale. I posti letto che avevamo ipotizzato di dedicare a pazienti Covid - ha confermato - sono praticamente saturi e stiamo cercando di aumentare progressivamente la disponibilità".Stocco, che si dice "preoccupato", concorda sull'analisi dei suoi colleghi del Niguarda: "Abbiamo tanti pazienti covid negativi da curare. In totale nei due ospedali San Carlo e San Paolo ci sono 28 pazienti ricoverati in terapia sub intensiva su 138 pazienti Covid ricoverati. Di questi 96 sono in area medica con minimo supporto di ossigeno".Ma qual è la disponibilità teorica di posti letto, se il virus continuerà a diffondersi alla velocità degli ultimi giorni? "Il limite è la riconversione totale degli ospedali in ospedali covid, che abbiamo fatto la scorsa primavera. Anche se è vero che il sistema è riuscito a reggere per le situazioni no covid urgenti, auspichiamo che non ci si arrivi. Ma il virus si diffonde perché non si usano dispositivi di protezione individuale. mascherina e distanze di sicurezza, altrimenti bisogna prendere iniziative di restrizione". Anche perché, osserva Stocco, "abbiamo di fronte cinque o sei mesi d'inverno, il covid è un virus influenzale e la stagione fredda non fa che peggiorare situazione: l'infezione arriva da contatto e bisogna operare per evitarli: dobbiamo arrivare per forza a questo punto altrimenti gli ospedali vanno al collasso. E' una patologia di cui si sa benissimo come si diffonde, ognuno deve fare la propria parte".Gli ospedali italiani, soprattutto in alcune regioni come la Campania, rischiano di non poter ricevere presto più pazienti. Una eventualità che può toccare, anche la Lombardia: secondo le proiezioni dell'Institute for Health Metric and Evaluation (Imhe), un centro studi nato nel 2007 con l'obiettivo di rappresentare "un quadro imparziale dei trend sanitari basato su evidenze scientifiche per fornire informazioni utili a governi e scienziati", il numero di posti letto negli ospedali lombardi sarà superato a fine dicembre dal numero di persone che avranno bisogno di ricovero. Con un picco di duemila pazienti senza possibilità di essere ricevuti a metà gennaio.