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“Catturare M49”, "non può farlo": l'orso accusato di scorribande fa litigare il presidente col ministro

In Trentino Alto Adige un plantigrado starebbe creando molti problemi agli allevatori. Sulla sua sorte c’è però divergenza di opinioni tra il presidente della provincia e il ministero dell’Ambiente, e la tensione sale

Ignazio Dessìdi I. Dessì   
Orso (foto Archivio Servizio foreste e fauna - Provincia di Trento)
Orso (foto Archivio Servizio foreste e fauna - Provincia di Trento)

In Trentino Alto Adige potrebbero esserci dai 60 agli 80 orsi in circolazione nei boschi e tanti turisti raccontano di averli visti durante le loro escursioni. Di questi solo 39 sono però quelli accertati. Ce n’è tuttavia uno divenuto particolarmente famoso negli ultimi tempi. Si tratta dell’orso identificato con la sigla M49, plantigrado di 3 anni accusato di più di un misfatto (avrebbe sbranato 11 animali tra mucche, pecore e asini) e dotato – per altro – di radio collare. Sulla sua sorte si è scatenata nell’ultimo periodo anche una battaglia istituzionale. Da una parte il presidente della provincia di Trento, Maurizio Fugatti, che vorrebbe catturare l’animale per chiuderlo in un recinto, e dall’altra il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, che chiede di verificarne l'effettiva pericolosità.

Botta e risposta

“Non vogliamo attendere il rischio di un attacco all’uomo – incalza il presidente della Provincia, come si legge su La Stampa – Ho comunicato alla Giunta l’ordine di cattura. Se il ministero non dà risposte le daremo noi”. Ma il ministro del governo Conte risponde su Facebook che Fugatti “non può dare l’ordine di cattura. I tecnici ci devono dire se M49 è veramente pericoloso”. Altrimenti ad avviso dell’esponente dell’esecutivo si tratta di forzatura. Per questo “ci vuole un parere tecnico e poi una delibera del Prefetto”. Ma l’altro non demorde, spiegando che “garantire sicurezza a cittadini e allevatori è suo dovere primario”.

Gli ambientalisti in campo

Anche gli ambientalisti sono scesi ovviamente in campo a difesa dell’orsa accusata di fare continuamente incursioni nelle malghe e uccidere animali da allevamento, specie nella zona del Chiese e della Bassa Rendena. L'Enpa, l’Ente Nazionale Protezione Animali, fa presente che M49 non è pericoloso e se fa danni, “ci sono sempre i risarcimenti”.

Orso (Ansa)

Sulla stessa lunghezza d’onda anche la Lac (Lega per l'Abolizione della Caccia) e la Lav (Lega Anti Vivisezione). “Non dimentichiamo che a causa dei tentativi di cattura è già morta l’orsa Daniza”, scrivono in una missiva indirizzata a Costa. Come si ricorderà Daniza morì dopo l'anestesia a distanza per non aver retto - si disse - al farmaco.

Le pressioni di agricoltori e allevatori

Ma veementi levate di scudi contro l’orso arrivano dagli ambienti agricoli e dai sindaci dei comuni di Arco, Valdaone, Strembo, Pieve di Bono, Sella Giudicarie, Tione e Porte di Rendena. Alcuni allevatori raccontano di esserselo trovato in malga o, addirittura, nel pollaio e parlano proprio di M49. La sua presenza è stata segnalata spesso anche alle guardie forestali che qualche volta hanno dovuto sparare in aria per allontanare l'animale.

Lo scontro istituzionale

M49 sarebbe addirittura “responsabile dell’80 per cento dei danni causati da grandi carnivori nella zona di nostra competenza”, affermano in provincia.

Spinto da quelle pressioni Fugatti a metà giugno sbotta: “Stanchi di aspettare il ministro: agiremo o lo faranno i cittadini”. Qualche giorno fa l’ulteriore affondo: “L’orso M49 sarà catturato”. Il presidente leghista risponde al ministro espressione dei cinquestelle e pare non voler attendere oltre: “Catturarlo è mio dovere”, e poi “siamo in regime di autonomia. Costa esca dalle ideologie e lasci vivere i territori”. 

Ma Costa risponde prontamente su FB: “Il presidente della provincia di Trento non può farlo”. Resta da stabilire, stando alla linea del ministero dell’Ambiente, se “si tratta di un orso solo dannoso, e allora non va catturato, oppure di un animale pericoloso”, ed allora la musica cambia. Occorre attendere, insomma.

 

Ignazio Dessìdi I. Dessì   
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