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L'operaio, l'edicolante, il muratore e tanti altri. La nuova strage del terremoto che non racconta nessuno

Sono nomi, volti, storie che non compariranno negli elenchi delle vittime ufficiali. Una Spoon River clandestina. Non entrano nelle statistiche. Non saranno conteggiati.

Antonio Mennadi Antonio Menna   
Un uomo piange davanti alle macerie

Di terremoto si muore ma non solo sotto le macerie. C’è una strage silenziosa sui luoghi del sisma. Una lunga e lenta scossa che non smette di tremare nelle vene e nei pensieri. Un’onda sismica di profonda malinconia che scava, come la goccia, anche le rocce più dure, e lentamente consuma le persone. Il suicidio, così, diventa atto finale di una tragedia lunga, una sorta di morte in differita. A metterli in fila, i casi, ci leggi il filo che li collega. Non solo drammi personali ma come una ferita non rimarginata.

L’operaio 

Un operaio di Sarnano, provincia di Macerata, ce lo ha ricordato l’altro giorno. A 57 anni ha annodato una corda e si è impiccato. Ha scelto la cantina della sua casa, quella che aveva dovuto lasciare dopo il sisma. La piccola abitazione di campagna era inagibile. Bisognava metterla a posto ma con quali soldi,  in quanto tempo? L’operaio, celibe, dipendente di una piccola azienda marchigiana, era stordito e triste da mesi, proprio dal giorno del terremoto. Amici e colleghi lo ricordano così: come se non si fosse più ripreso.  Il gesto, quindi, sarebbe arrivato davvero dentro la lunga scia della tragedia collettiva.

L’edicolante

E l’operaio di Sarnano non è l’unico. Pochi mesi fa un 31enne di Camerino aveva compiuto un gesto analogo. Gestiva una edicola nella cittadella scolastica. Il sisma aveva provocato la chiusura di alcune scuole e una generale desertificazione del quartiere. Gli affari, così, erano crollati. Anche la fidanzata, dal canto suo, aveva perso il lavoro in un salone di bellezza chiuso a causa del terremoto. Un’onda violenta, che non lascia solo morti e feriti sotto le pietre, ma segna a distanza, segna per sempre. Il giovane edicolante non sapeva più come fare.  E quando sei con le spalle al muro, possono venirti idee strane.

Il muratore

Pochi mesi fa la stessa idea strana era venuta a un muratore di Collecreta di Amatrice. Soffriva da anni di depressione, si curava, ma dopo le scosse di terremoto, soprattutto quella del 30 ottobre, l’uomo sembrava travolto. La sua emotività era compromessa. Ha provato a reagire, come tutti. Ma non ce l’ha fatta. Ha scelto un garage, una corda, e ha detto addio. Proprio sui luoghi, sulle macerie, su quelle pietre che hanno seppellito amici, parenti, vicini, colleghi.

Il consigliere comunale

Sconforto e malinconia anche per un consigliere comunale di Esanatoglia, che era stato anche candidato sindaco e che, a 49 anni, si è tolto la vita dopo un periodo di depressione. Anche in questo caso, l’onda lunga sembrava quella del sisma. O almeno è da quei giorni che tutto sembrava essere diventato impossibile. Dopo il terremoto, infatti, la sua casa era diventata inagibile. Era tornato a vivere con la mamma, provando a non perdere gli interessi per la politica, per il suo territorio, per l’arte, che aveva studiato, per i viaggi, per la letteratura, a cui, da quel fatale giorno, tutto sembrava non assomigliare più, fino al gesto fatale, estremo.

Il cacciatore

Anche sulle colline di Fermo, c’è un’altra vittima in differita del terremoto. Un cacciatore, sconvolto dalla perdita della casa dove aveva vissuto per 30 anni, e resa inagibile dal sisma, ha salutato tutti e ha rivolto il fucile verso se stesso, scegliendo proprio l’aia della piccola fattoria, tra animali e ortaggi. A 75 anni era sopravvissuto ai crolli e a tante solitudini, alle tragedie e a tanti problemi, ma non a quelli di dentro dopo il sisma, e così , solitario com’era, ha detto addio a modo suo, come sapeva.

La Spoon river clandestina

Sono nomi, volti, storie che non compariranno negli elenchi delle vittime ufficiali. Una spoon river clandestina. Non entrano nelle statistiche. Non saranno conteggiati. Ma alla fine è lì che sono crollati. Vittime del sisma, anche loro. Hanno franato piano, giorno per giorno, come certe slavine di montagna. Hanno resistito finché hanno potuto ma alla fine sono andati giù. La vita travolta, le case sbarrate, i quartieri trasformati, gli amici perduti, i parenti scomparsi, il quotidiano che si sporca di polvere e morte. E’ il silenzio che arriva dopo, quando tutto si spegne, che apre gli abissi e, in molti casi, fanno più paura dei crolli.

Si muore di terremoto anche quando la terra non trema più.

Antonio Mennadi Antonio Menna   
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