“Willy? Non so come è caduto”, i vuoti di memoria dei fratelli Bianchi e il patto di omertà. Traditi da "cose e tracce"

A sentire la versione dei Fratelli Bianchi, in carcere per l’omicidio di Colleferro, loro con l’uccisione del ragazzo non c’entrano. I quattro percepivano il reddito di cittadinanza: indagini della Guardia di finanza

TiscaliNews

Willy non lo abbiamo quasi toccato”. A sentire la versione dei fratelli Bianchi, in carcere per l’omicidio di Coleferro, loro con l’uccisione del ragazzo non c’entrano e di quella sera non ricordano molte cose. Tuttavia i testimoni della rissa hanno indicato proprio nei gemelli gli autori del brutale pestaggio del cuoco 21enne. Inoltre la versione dei due fratelli non convince gli inquirenti che sospettano che nei primi interrogatori nel carcere di Rebibbia resista il patto di omertà che Marco e Gabriele Bianchi e Mario Pincarelli, accusati di omicidio volontario, avrebbero stretto nel Suv subito dopo la rissa davanti al pub Duedipicche.

"La camicia strappata ed il palese stato di agitazione"

I quattro sono stati fermati venticinque minuti dopo l'aggressione mortale. Il dato emerge dalle carte dell'inchiesta condotta dalla Procura di Velletri. "I responsabili sono stati sorpresi alle ore 3.55 del mattino - scrivono gli inquirenti - dopo appena 25 minuti dal fatto, con 'cose e tracce' dalle quali apparivano aver commesso il fatto "immediatamente prima". In particolare l'autovettura con la quale gli aggressori sono giunti sul luogo del delitto e poi si sono dati alla fuga, la camicia strappata indossata da Garbriele Bianchi ed il palese stato di agitazione".

I vuoti di memoria dei fratelli Bianchi

Nella sua deposizione Marco Bianchi “nega di aver colpito la vittima con calcio o pugni” , ma ammette un minimo contatto con la vittima: “Ho spinto Willy perché stava discutendo in gruppo, è caduto ma poi si è alzato e sono andato via. L’ho spinto con le mani, non gli ho dato un calcio al torace. “Non ho dato nessun colpo”, ribadisce Marco Bianchi che allo stesso tempo precisa che né il fratello, né gli altri indagati hanno usato violenza nei confronti di quanti coinvolti nella rissa”.

"Non ho visto chi ha colpito Willy"

La versione di Gabriele coincide con quella del fratello: “Quella sera con suo fratello Marco e l’amico Vittorio T. si erano appartati con tre ragazze, finché non vengono chiamati dall’amico Michele C. che chiede loro di tornare davanti al locale: “Vediamo una rissa e ci dirigiamo verso la folla – dice Gabriele Bianchi –. Mentre cercavamo di capire, vedo Willy spostarsi come se fosse stato spinto”. Vicino al 21enne di Colleferro c’era il suo amico Samuele che Gabriele Bianchi vede gesticolare: “Io l’ho spinto per paura che colpisse mio fratello. Non ho visto chi ha spinto Willy”. Il maggiore dei fratelli Bianchi dice anche di non aver visto chi ha colpito Willy, perché il loro Suv era a 15 metri da quella che chiama “una discussione”. Tira in ballo però l’altro indagato, Francesco Belleggia, che si trova ai domiciliari: “Belleggia ha partecipato alla discussione intervenendo nella stessa. Non so come è caduto Willy – continua Gabriele Bianchi – nemmeno lo ricordo. Poi siamo andati via”.

La versione di Pincarelli

A chiudere il cerchio delle ricostruzioni c’è poi Mario Pincarelli, che nega anche di aver solo parlato con Willy quella sera e assicura che “I Bianchi non hanno toccato nessuno. Io stavo cercando di mettere pace tra Belleggia e l’altro ragazzo. Dopo ci siamo visti ad Artena al locale di Alessandro, il fratello di Gabriele e Marco”. Ma a smentire la versione dei tre è proprio Francesco Belleggia che secondo il giudice delle indagini preliminari, è stato l'unico a dire la verità negli interrogatori dopo l'omicidio di Willy Monteiro a Colleferro. Per questo, a differenza di Marco e Gabriele Bianchi e di Mario Pincarelli, gli sono stati concessi gli arresti domiciliari.

Il patto dell'omertà nell'omicidio di Willy Monteiro

Nell'ordinanza è contenuto il racconto della notte conclusasi a Largo Oberdan a Colleferro: comincia con Belleggia che arriva ad Artena e si conclude con il ritorno nel paese a bordo dell'Audi Q7 nera dove i fratelli Bianchi, Pincarelli e altri si dicono che non parleranno con nessuno di quello che è successo. A conferma di questo il gip scrive che anche l’indagato Francesco Belleggia riferiva che i due fratelli Bianchi gli avevano consigliato di mantenere il silenzio sulle loro condotte. Il patto dell'omertà nell'omicidio di Willy Monteiro che si fondava sulla paura che incutevano i due fratelli Bianchi e che però Belleggia ha rotto dichiarando agli inquirenti di aver visto Marco colpire con un calcio sul petto il ragazzo italiano di origine capoverdiana che cadeva indietro e poi Gabriele che picchiava il suo amico.

Avevano il redditto di cittadinanza, indaga la Gdf

Intanto secondo le indagini patrimoniali della Guardia di Finanza i quattro indagati per l'omicidio di Willy avrebbero percepito il reddito di cittadinanza pur non avendone diritto. I quattro sono stati quindi denunciati alla Procura della Repubblica di Velletri e segnalati all'Inps di Colleferro per il recupero delle somme indebitamente percepite. "Come mai le indagini patrimoniali sono state effettuate solo a seguito dell'omicidio di Colleferro - domanda il capogruppo di FdI alla Camera, Francesco Lollobrigida -? Quando invece era noto a tutti lo stile di vita alquanto sopra le righe che i quattro conducevano, visto che circolavano con macchine di altissimo valore, facevano la bella vita ed erano già conosciuti alle forze dell'ordine come propensi a delinquere?"