Scusatemi, io sto con il padre del mostro che ha ucciso Varani

Perché so che non vorrei mai dover capire quanto poca distanza separa, nel caleidoscopio delle vite, il padre modello dal padre del mostro

Valter Foffo, padre di Manuel
Valter Foffo, padre di Manuel (foto Ansa)

Scusatemi, io sto con il padre. Questo padre che prende schiaffi da tutte le parti, qualsiasi cosa dica, perché è l'oggetto prediletto del nostro necessario rancore collettivo. Sto con il padre dell'assassino, perché capisco che dileggiarlo ci serve per esorcizzare un lutto insanabile, una colpa infinita, per farci sentire tranquilli.

Sto con questo padre che non sa cosa dire, perché qualsiasi cosa dica sbaglia: se dice "Però è mio figlio" ci sembra che giustifichi. Se dice "Lo prenderei a calci" ci pare che si dissoci. Se dice "gli ho detto di confessare tutto" siamo convinti che stia facendo il furbo. Se dice, maldestramente, "Siamo tre famiglie distrutte" siamo certi che minimizzi. Se va in televisione scuotiamo la testa e pensiamo: "Ma come fa quello lì ad andare in tv, come se nulla fosse?". Se ha dato i soldi per la coca pensiamo "Certo, faceva il bancomat!". Se pagava la casa aggiungiamo dentro di noi: "Pagava e se ne fregava". Se dice: "L'ho mandato subito dalla polizia", ci viene da dire: E che altro dovevi fare? (Dimenticandoci che ci sono padri che sono andati a lavare il sangue).

Se dice: "L'ho mandato dallo psicologo", diciamo: "Quindi sapevi che era matto". Se spiega che "era un ragazzo modello" ci arrabbiamo: "Ma allora lo vedi che sei scemo!". Se dice che vuole punire ghigniamo: "Dovevi pensarci prima". Se dice "Io non sapevo", scuotiamo la testa severi pensando: "Ma tu dove cazzo stavi fino a ieri?". Se lo difende ci pare "il padre del mostro", omertoso. Se si dissocia, ci fa schifo che si vergogni di essere "il padre del mostro". Se piange ci chiediamo perché fa scena "il padre del mostro"? Se trattiene le lacrime ci arrabbiamo perché "Uno così insensibile" non può che diventare "il padre de mostro".

Papà Foffo, come papà Prato ci sembrano bersagli facili perché in questa storia di orrori innominabili le colpe dei figli ricadono sempre, e tutte sui padri, perché i figli non li vediamo e i padri sì, perché (stavolta) le madri sono scomparse, e i padri no, e noi ce la prendiamo sempre e solo con i presenti. Perché ci piacerebbe immaginare che ci sia una tara genetica, o un errore educativo che giustifichi o spieghi la violenza senza misura e la tenga lontana da noi. Perché ci piacerebbe esorcizzare con loro, e sulla loro pelle la nostra angoscia, ci piacerebbe poter dire che siccome esiste la categoria de "il padre del mostro", noi tutti altri siamo genitori diversi che appartengono ad un'altra razza, trastullarci con l'idea che a noi non potrebbe mai accadere, perché i nostri figli sono "normali", perché loro il chem-sex non sanno nemmeno cosa sia, né lo sapranno mai, perché noi li abbiamo educati così bene, e "i padri del mostro" no.

Sto con questi padri non perché abbia sensi di colpa da espiare, ma nemmeno perché abbia rancori da dissimulare. Sto con questi padri perché quando l'orrore ti entra dentro la vita aprendo la porta di casa e dicendoti "buongiorno!", non sempre hai un manuale di buon comportamento sotto mano. Sto con questo padri perché non mi sento come loro, ma so che la distanza fra un padre normale, e "un padre del mostro" è una linea così sottile che basta poco a trovarsi dall'altra parte: sei stato autoritario e dovevi essere comprensivo, sei stato tenero e dovevi essere feroce, hai detto no e dovevi invece dire si, hai spiegato e invece dovevi capire, hai abbracciato e invece dovevi picchiare, hai punito e invece dovevi spiegare, pensavi che ti amasse e invece ti voleva morto.

Nel tempo del grande disordine, nel mondo dove tutti parlano di famiglie e nessuno ti spiega cosa le tenga insieme, ci vuole un nonnulla ad attraversare la linea: poi un giorno te ne stai andando in montagna con tuo figlio, scherzi mentre guidi con lui, ad un tratto lo vedi un po' confuso, non capisci bene, gli chiedi, lo fai parlare, ascolti stranito, poi ad un tratto ti giri, e scopri di essere al fianco di un assassino torturatore. Sto con questi padri scoppiati non perché penso o temo che domani potrei essere al loro posto, ma perché so che non vorrei mai dover capire quanto poca distanza separa, nel caleidoscopio delle vite, il padre modello che ogni mattina sogni di essere, dal padre del mostro che non sa dove sbattere la testa, e per tutta la vita resterà trafitto dalla lama di questa domanda: "Perché?". Senza che nessuno possa aiutarlo a capire.