‘Ndrangheta stragista, Brusca: “L’omicidio Scopelliti? Totò Riina voleva che fosse da monito per gli altri”

A pochi giorni dalla notizia della riapertura del caso arriva un ulteriore dettaglio sul delitto irrisolto del magistrato ucciso a Campo Calabro

‘Ndrangheta stragista, Brusca: “L’omicidio Scopelliti? Totò Riina voleva che fosse da monito per gli altri”

"Totò Riina avrà tentato di agganciare il giudice Antonino Scopelliti attraverso soggetti calabresi. Non riuscendoci, ha fatto un'azione preventiva per chi lo avrebbe sostituito e per la Corte". A pochi giorni dalla notizia della riapertura del caso arriva un ulteriore dettaglio sul delitto irrisolto del magistrato ucciso a Campo Calabro, nei pressi di Villa San Giovanni, il 9 agosto 1991. Come è noto, infatti, Scopelliti avrebbe dovuto rappresentare l'accusa nell'atto finale davanti alla Cassazione del maxiprocesso istruito da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Questa, quindi, la versione di Brusca, fin qui ignota. Brusca è stato uno dei mafiosi più vicini al capo dei capi, Totò Riina, ed è l'uomo che ha azionato, materialmente, il congegno che ha ucciso il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta nella strage di Capaci, lo chiamavano "u verru" per la sua ferocia. La sua versione, quindi, è quella di un uomo che ha vissuto per anni a stretto contatto con Riina e quindi con il centro decisionale di Cosa Nostra.

Una versione che arriva all'indomani della nuova iscrizione nel registro degli indagati da parte della Dda di Reggio Calabria, che ha portato a 18 il numero dei sospettati, con il coinvolgimento di Giuseppe De Stefano, di 50 anni, figlio del boss assassinato Paolo De Stefano, indicato come "capo crimine" di Reggio Calabria, e boss di ultima generazione della 'ndrangheta.

Il nome di De Stefano va ad aggiungersi ai sette siciliani: la primula rossa di Cosa Nostra, Matteo Messina Denaro, ma anche Marcello D'Agata, Aldo Ercolano, Eugenio Galea, Vincenzo Salvatore Santapaola, Francesco Romeo e Maurizio Avola, il collaboratore che ha fatto ritrovare l'arma che sarebbe stata utilizzata per il delitto nelle campagne catanesi. Avola parlerebbe della volontà di Matteo Messina Denaro, primula rossa di Cosa Nostra, allo stato attuale unico grande latitante ancora in circolazione, di eliminare il magistrato reggino.

La decisione sarebbe maturata in un summit che sarebbe avvenuto a Trapani nel 1991, pochi mesi prima, quindi, dell'uccisione di Scopelliti. E poi i dieci calabresi: Giuseppe Piromalli, Giovanni e Pasquale Tegano, Antonino Pesce, Giorgio De Stefano, Vincenzo Zito, Pasquale e Vincenzo Bertuca, Santo Araniti e Gino Molinetti. Il delitto di Scopelliti, quindi, potrebbe essere il primo atto della strategia stragista messa in atto da Cosa nostra e 'ndrangheta.

Oggi Giovanni Brusca è collaboratore di giustizia e risponde alle domande del procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo, che, con il processo "Ndrangheta stragista", prova a dimostrare il ruolo rivestito dalla criminalità organizzata calabrese, accanto a Cosa Nostra, nella stagione che, con bombe e uccisioni, ha insanguinato l'Italia negli anni '90.

Nel processo che si celebra davanti alla Corte d'assise di Reggio Calabria, presieduta da Ornella Pastore, sono imputati, infatti, il boss del rione Brancaccio di Palermo, Giuseppe Graviano, e Rocco Santo Filippone, ritenuto uomo forte della 'ndrangheta della Piana di Gioia Tauro, in particolare della famiglia Piromalli.

Sono accusati degli attentati ai carabinieri in Calabria. In particolare, dell'uccisione dei militari Fava e Garofalo, che si inquadrerebbe in quella strategia del terrore. Intanto, la Polizia scientifica di Roma inizierà il 4 aprile nella Capitale l'accertamento tecnico sul fucile calibro 12, cartucce e involucri utilizzati per custodire l'arma che sarebbe stata utilizzata per uccidere Scopelliti.