Ecco chi sono i nemici di papa Francesco, il tweet vergognoso contro il Pontefice sul terremoto del Centro Italia

Il viaggio del Santo Padre in Svezia per i 500 anni della Riforma protestante di Lutero scatena furenti polemiche dei suoi oppositori. Su Twitter il giornalista Antonio Socci lancia assurde accuse

Ecco chi sono i nemici di papa Francesco, il tweet vergognoso contro il Pontefice sul terremoto del Centro Italia

Fare il Papa non è semplice, anzi specialmente dopo il concilio Vaticano II è diventato molto difficile e impegnativo perché si tratta di trasformare il modo di farlo rispetto ai tempi passati. Allora il papa era anche re dello Stato Pontificio e tutti gli obbedivano specialmente dal 1870, quando un concilio lo aveva dichiarato infallibile. Per Francesco fare il papa è particolarmente complicato perché è alle prese con una riforma importante del Vaticano. Inoltre è del parere che la Chiesa cattolica come è stata descritta e voluta dal concilio Vaticano II sempre meno può essere governata dal solo papa,  ma il governo e le decisioni più importanti devono essere prese con il consenso dei vescovi di tutto il mondo.

Tra le sue convinzioni Francesco ne ha una in particolare

Le cose si vedono meglio e si comprendono bene dalla periferia anziché dal centro della Chiesa per cui è in ascolto dei bisogni delle diocesi di tutti i Paesi. Pertanto anche la Curia romana deve riorganizzarsi al servizio della Chiesa presente nei vari continenti anziché farsi servire e comandare tutto come se la Curia fosse il centro della Chiesa. Il centro in realtà resta Gesù luce delle genti e tutto il resto, Curia e diocesi sono al servizio della missione che consiste nell’annuncio del Vangelo. Affinché questa convinzione sia accettata da tutti non basta averne il desiderio o spiegare che cosa si voglia. Non tutti anche tra i vescovi e i preti sono dalla parte di Francesco, perché le sensibilità nella Chiesa sono tante e perfino talvolta in contrasto tra loro. Alcuni vescovi e cardinali manifestano il loro dissenso apertamente e pubblicamente, altri stanno col piede in due staffe, altri ancora che condividono le scelte più importanti ma non alcuni singoli atti del papa. Il consenso tra chi è abituato a dirigere non sempre è cosa facile.

Divisioni all'interno della Chiesa

Nella Chiesa alla base delle varie sensibilità c’è ancora e per parecchi anni continuerà ad esserci un modo diverso di capire e accettare le decisioni del concilio Vaticano II, che voleva una Chiesa fedele al Vangelo dialogando però con la modernità. Una parte della Chiesa cattolica ha sempre ritenuto un pericolo grave per la fede dialogare con la modernità temendo la perdita della propria identità religiosa. Francesco in più ha aggiunto la sua convinzione che all’uomo di oggi occorre presentare un Dio misericordioso e capace di perdonare anche peccati gravi come la rottura dei matrimoni. Non c’è peccato che Dio non possa perdonare se c’è pentimento e quindi non ha un senso cristiano cacciare i divorziati come se per loro non ci possa mai essere il perdono. Coloro che credono difficile, se non impossibile, dialogare con l’uomo moderno credono sbagliato predicare in prevalenza un Dio della misericordia. E siccome vedono Francesco sempre più determinato a incontrare ogni donna e uomo di buona volontà seppure di altre convinzioni religiose, hanno cominciato a criticarlo più o meno apertamente.

Francesco vuole una Chiesa povera per i poveri

Un altro punto di rottura tra Francesco e i suoi avversari è la sua accoglienza dei poveri e il suo volere una Chiesa povera per i poveri. Non solo a parole ma con i fatti liberandosi dall’alleanza con i potenti e dal comando del denaro. A volte sono minoranze qualificate che gli resistono altre volte ecclesiastici di rilievo. E’ successo anche con i cardinali. Sono parecchi gli ambienti religiosi o ecclesiastici che non sono contenti di come Francesco faccia il papa. Essi preferiscono un modo più aristocratico di esercitare un ruolo tanto alto e non vedono di buon occhio l’attenzione data dal pontefice ai poveri e ai barboni. In particolare sono rimasti dispiaciuti del giubileo della misericordia e non hanno condiviso le decisioni del Papa dopo il sinodo sulla famiglia di considerare con più comprensione i fallimenti matrimoniali, disponibili al perdono anziché a tenere i divorziati risposati esclusi dalle comunità dei fedeli. Anche costoro sono persone – figli di Dio – che hanno diritto di cittadinanza nella Chiesa.

Il dissenso dal Papa

Alcuni cardinali hanno manifestato pubblicamente, scrivendo un libretto, il dissenso dal Papa fin dalla vigilia del sinodo. Ma il mal di pancia di questi oppositori ecclesiastici di alto e basso rango è destinato a toccare punte altissime con questo passo che farà domani con il suo viaggio apostolico in Svezia dove per la prima volta un vescovo di Roma prenderà parte attiva per commemorare la Riforma protestante iniziata 500 anni fa dal frate agostiniano Martin Lutero. Proprio di Lutero si tratta questa volta; una figura davvero importante nella storia delle Chiese cristiane che i cattolici hanno visto nei secoli passati come una figura terribile e responsabile dello scisma. Gli ultimi Pontefici avevano avuto parole di stima e considerazione per Lutero riconoscendo anche le responsabilità di parte cattolica nello scisma protestante. Mai però era successo che un papa partecipasse addirittura alla commemorazione di questa rottura. Francesco lo fa per dare una spinta determinante a proseguire il dialogo con la Chiesa luterana e le altre chiese evangeliche e facilitare la ricomposizione tra loro.

Non si può essere cattolici e settari

“Non si può essere cattolici e settari. Bisogna tende­re a stare insieme agli altri” ha detto lo stesso  Papa Francesco alla vigilia del viaggio per partecipare alla commemorazione ecumenica dei 500 anni della Riforma luterana. Ne ha parlato a lungo con due gesuiti, Ulf Jonsson, direttore della rivista dei gesuiti svedesi Signum, insieme al direttore de La Civiltà Cattolica, Antonio Spadaro. Papa Bergoglio ha spiegato che non prevedeva di celebrare una Messa per i cattolici in questo viaggio per "insistere su una testi­monianza ecumenica". Poi, "rispondendo alla fervida richiesta della comunità cattolica", ha deciso di celebrare la Messa, allungan­do il viaggio di un giorno, perché "fosse celebrata non nello stesso giorno e non nello stesso luogo dell’incontro ecume­nico per evitare di confondere i piani". Il Papa ha condensati i meriti di Lutero in due parole: Riforma (“fondamentale perché la Chiesa è semper reformanda”); e Scrittura (“Lutero ha fatto un grande passo per mettere la Parola di Dio nelle mani del popolo”)Minoranze contrarie alla linea di papa Francesco

La vivacità delle comunità ec­clesiali dipende dallo Spirito mentre ci sono Chiese invecchiate – spiega papa Bergoglio – che sembrano essere interessate solamente a conservare il loro spazio  chiuse nei programmi. Si sofferma poi sulla sfida per le Chiese in terre secolarizzate e del pericolo del benessere che intorpidisce le coscienze e mette a tacere l’inquietudine. Interpellato sulle sue aspettative rispetto al viaggio, il Papa ha espresso così la sua speranza: “La mia attesa è quella di riuscire a fare un passo di vicinanza, a essere più vicino ai miei fratelli e alle mie sorelle”. E, a proposito del dialogo ecumenico, ha sottolineato nuovamente l’importanza di camminare insieme “per non restare chiusi in prospettive rigide, perché in queste non c’è possibilità di riforma”. C’è materia per pensare che le forti minoranze contrarie alla linea di papa Francesco, dopo questo omaggio a Lutero rafforzeranno la loro contrarietà e le loro chiusure verso un profeta disarmato quale appare oggi il primo papa gesuita.