Insulti a Falcone e Borsellino e lo zio al 41 bis: chi sono e cosa hanno detto i due cantanti neomelodici ospiti di Realiti

È polemica per le affermazioni dei due cantanti siciliani ospiti del programma di Rai2. La Procura di Catania ha aperto una inchiesta

Insulti a Falcone e Borsellino e lo zio al 41 bis: chi sono e cosa hanno detto i due cantanti neomelodici ospiti di Realiti
TiscaliNews

Non si placa la polemica per le affermazioni di due cantanti neomelodici, ospiti del programma Realiti su Rai2. Uno di loro ha offeso la memoria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e l’altro ha raccontato come lo zio, recluso al 41 bis, scriva le sue canzoni dal carcere. La frase incriminata, riferita ai giudici palermitani assassinati dalla Mafia è stata pronunciata da Leonardo Zappalà, 19 anni, cantante neomelodico catanese che si fa chiamare Scarface e che si vanta di essere nato lo stesso giorno di Al Capone.

Scarface

In Tv da Enrico Lucci,  il ragazzo ha offeso Falcone e Borsellino senza alcun imbarazzo. Parlando del loro sacrificio ha detto: “Queste persone (Falcone e Borsellino, ndr) che hanno fatto queste scelte di vita le sanno le conseguenze”. Al conduttore non è rimasto altro che augurargli di studiare la storia. La popolarità di Scarface al momento è confinata ai concerti di paese, alle feste private e, soprattutto, alle serenate su commissione. Sul suo profilo - scrive il Corriere - ha postato la foto accanto a Lucci e il video in cui spiega come fare incetta di like: “Prendi dei soldi in mano, fai la faccia del duro ed è fatta”. E spiega: “Qui tutti i ragazzi di strada ascoltano le canzoni napoletane». Ma dopo le sue offese a Falcone e Borsellino più che like ha raccolto insulti. Lui ha provato a replicare, senza nessun segno di pentimento: “Tutte bugie, ero in tv per parlare della musica neomelodica, no per parlare della antimafia” .

 Niko

Nel corso della trasmissione è stato intervistato anche Nico Pandetta che, candidamente, durante la trasmissione ha ammesso di essersi finanziato il suo primo cd con i soldi di una rapina. Il giovane siciliano, classe 1991, è una delle star neomelodiche più acclamate del sud-Italia. Il cantante è diventato celebre grazie ad alcuni testi dedicati ai detenuti e solitamente, inizia i suoi video rivolgendosi agli “ospiti dello Stato” e anche a chi “purtroppo sta al 41-bis". L’ispiratore dei suoi versi è zio Turi, alias Salvatore Cappello, un boss recentemente condannato al carcere a vita. I suoi brani totalizzano milioni di visualizzazioni su YouTube e gli adolescenti le conoscono a memoria. Compresa Dedicata a te, che ha fatto 2,5 milioni di visualizzazioni è dedicata proprio allo zio i Turi Cappello, detenuto al 41 bis. “Ti ringrazio per tutto quello che fai per me — recita— . Sei stato una scuola di vita, mi hai insegnato a vivere con onore... per colpa di questi pentiti sei tra quattro mura”.

Le parole de Enrico Lucci

"Davanti a me non c'era mica Riina ma un pischello, gli ho detto di studiare”, ha spiegato il Enrico Lucci in un’intervista a La Stampa. Il conduttore ha anche detto che il programma non gli è sfuggito di mano. “Ma quando mai - dichiara - la bufera è scoppiata perché nessuno ha visto la trasmissione che si chiama 'Realiti' e appunto affronta temi caldi, quello che avviene nello show umano mondiale. Ho invitato un neomelodico, un pischelletto che prima di entrare mi ha detto 'Io non sono mafioso ma dicendolo ho più follower' conduttore precisa inoltre che «io questo devo far vedere, anche se va detto io non sono l’autore. Gli ho chiesto quali sono i suoi miti e poi gli ho consigliato di studiare, gli ho detto che non conosceva la storia. Gli dico che la mafia è merda e cerco di trattarlo da padre, in fondo non avevo davanti Riina ma un ragazzetto ignorante”.

Aperta inchiesta

Sull'ultima puntata della trasmissione Realiti, la Procura di Catania ha aperto una inchiesta, al momento senza indagati.. Titolare del fascicolo é il procuratore aggiunto Carmelo Petralia, che ha delegato le indagini alla Polizia Postale di Catania, che dovrà acquisire i video della trasmissione. Al centro dell'inchiesta le dichiarazioni di due cantanti neomelodici: Leonardo Zappalà e Niko Pandetta. Titolare del fascicolo é il procuratore.

La Rai apre un'istruttoria

“La Rai ritiene indegne le parole su Giovanni Falcone e Paolo Borsellino".  E' quanto si legge in una nota dell'azienda, che annuncia anche di aver "avviato un'istruttoria per ricostruire tutti i passaggi della vicenda". Direttore di rete, conduttore, autori - prosegue la nota di Viale Mazzini - sono stati ampiamente sensibilizzati sulla necessità di porre la massima attenzione sulla scelta degli ospiti, delle tematiche e sulla modalità di trattazione di argomenti 'sensibili'; in coerenza con quanto ogni giorno la Rai testimonia attraverso programmi, eventi speciali e fiction dedicati alla sensibilizzazione della collettività contro la criminalità organizzata e a sostegno della memoria dei tanti martiri delle mafie. L'azienda - conclude il comunicato - ha avviato un'istruttoria per ricostruire tutti i passaggi della vicenda".

"Condanna insufficiente, più controllo"

La condanna da parte della Rai rispetto a quanto accaduto nel corso della puntata del programma 'Realiti' e l'avvio di un'istruttoria interna per accertarne le responsabilità sono misure doverose, ma non sufficienti. La grave offesa arrecata alla memoria di due esempi luminosi della lotta alla mafia si configura come un evidente omesso controllo da parte della governance del servizio pubblico, alla quale richiedo formalmente un controllo più rigoroso dei contenuti e degli ospiti delle trasmissioni". Lo scrive il presidente della Vigilanza Rai, Alberto Barachini.

L’ad Rai si scusa

"Quello che è avvenuto è inaccettabile e non può e non deve accadere". E' quanto afferma in una nota l'ad Rai Fabrizio Salini, che ribadisce quanto già affermato nella nota aziendale relativa all'episodio avvenuto nel corso della prima puntata di Realiti.. "Abbiamo il dovere di essere garanti della legalità - dice Salini -. In questo caso non lo siamo stati, chiediamo scusa ai parenti di Falcone e Borsellino, ai familiari di tutte le vittime della mafia e ai telespettatori".

 

La denuncia di Articolo 21

"Vedere insultare in un programma Rai Falcone e Borsellino o sentire inneggiare ai clan che vorrebbero realizzare attentati mi lascia esterrefatto - scrive in un post Paolo Borrometi, il presidente di Articolo 21 più volte minacciato dalla mafia -. Un sedicente cantante neomelodico, tale Zappalà, su Rai2 ha detto che 'a Falcone e Borsellino, queste persone che hanno fatto queste scelte di vita le sanno le conseguenze. Come ci piace il dolce ci deve piacere anche l'amaro' mi fa ribrezzo. Mi fa ribrezzo capire come si sia ridotta la nostra amata Italia, mi fa ribrezzo perché non penso che i giovani davanti alla tv abbiano avuto un esempio da 'servizio pubblico'. Il problema è che 'personaggetti' del genere non meritano di andare in Rai. Ed è grave che vengano invitati. C'è chi è morto per la giustizia, c'è chi dovrebbe saltare in aria secondo i piani dei clan - prosegue Borrometi -. E la Rai cosa fa? Fa parlare chi inneggia ai boss? Spero in una presa di posizione durissima dei vertici Rai.


La protesta di Fnsi e Usigrai

"La denuncia del presidente di Articolo 21 Paolo Borrometi non può restare senza risposta", affermano in una nota Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, segretario generale e presidente della Fnsi, e Vittorio Di Trapani, segretario dell'Usigrai a proposito del caso Realiti. "Davvero nessun dirigente della Rai si è accorto della presenza in studio di personaggi che si sono distinti per il loro disprezzo nei confronti di Falcone e Borsellino? O della intervista a chi dedica canzoni allo zio ergastolano, boss al carcere duro per mafia? E davvero la Rai - come denunciato dal segretario Usigrai - aveva anche previsto per lui il pagamento di una notte in albergo?

Fnsi chiede l'intervento di Nicola Morra

Siamo ormai arrivati alla 'par condicio' tra mafia e antimafia, dopo aver già tentato di sdoganare quella tra fascismo e antifascismo", proseguono i vertici della Federazione della Stampa e sindacato Usigrai. "Purtroppo per loro - proseguono - il Contratto di servizio obbliga la Rai al rispetto della Costituzione che è ancora rigorosamente antifascista, antirazzista e antimafia. Siamo certi che il presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra vorrà illuminare l'intera vicenda e che l'amministratore delegato Salini troverà modi e forme per ripristinare, sempre e comunque, il rispetto del Contratto di servizio, anche nei confronti di chi ritiene che la missione della propria rete o testata sia quella di 'servire' il governo di turno".