Obiettivo riaperture: al via dal primo maggio. Draghi chiede protocolli "meno rigidi", ma i medici frenano

Il Cts chiamato in causa per programmare la ripartenza delle attività in sofferenza: tutto dipenderà dagli indici sanitari e dalle vaccinazioni. Sileri: "Favorevole alle serrande alzate ma con giudizio". L'allarme dei medici: "Non si riapra prematuramente"

Obiettivo riaperture: al via dal primo maggio. Draghi chiede protocolli 'meno rigidi', ma i medici frenano
Un momento della protesta "Io apro" (Foto Ansa)
di An. Loi

Sono due le direttrici lungo le quali dovrebbero posizionarsi le riaperture che tutti immaginano, temporalmente, che vengano avviate già a maggio: una che tenga conto della situazione sanitaria e l'altra di quella economica. Ovvero i due fattori determinanti che, guardando a nazioni quali la Gran Bretagna - sempre che l'indice Rt lo consenta -, riportino gradualmente alla ripresa delle attività ancora oggi in prolungato stand by. Nei giorni scorsi i ristoratori del movimento "Ioapro", guidati dai partiti di destra e di opposizione, hanno tenuto alta l'attenzione sui sacrifici enormi chiesti a categorie imprenditoriali che oggi soffrono al punto da rischiare, in molti casi, di non poter riaprire.

Sileri: riaprire ma in sicurezza

Il primo elemento da considerare, quello sanitario, lo illustra il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri che, in un'intervista ad Agorà su Raitre, senza mezzi termini dice di essere "favorevole alle riaperture", ma - aggiunge - "guardiamo i dati e difendiamo quello che abbiamo guadagnato, altrimenti rischiamo di aprire in anticipo e di dover richiudere". Per l'esponente del governo sarebbe dunque un errore "anticiparle prima del 30 aprile. Aspetterei le prossime valutazioni", ha spiegato, prefigurando un graduale sollevamento delle saracinesche a partire dal primo maggio. E da lì, a scaglioni, ripartenze attività per attività. 

Nota infatti Sileri che i dati in miglioramento sono lì: "L'Rt è sceso e verosimilmente continuerà a scendere". Quindi "io immagino che consolidando i dati, scendendo largamente sotto un'incidenza di 180 casi ogni 100mila abitanti, a quel punto dal 1 di maggio si può tornare a una colorazione più tenue delle Regioni: le Regioni gialle ovviamente riaprono e qualcuna potrebbe essere bianca". Anche se ora "questo non posso saperlo". E anche riattivare i ristoranti la sera potrebbe essere fattibile. "Non dal 1 maggio - sottolinea però - ma progressivamente di settimana in settimana nel mese di maggio, fino ad arrivare ai primi di giugno con una riapertura modello inglese".

Draghi chiede protocolli meno rigidi

L'altro fattore da considerare che guarda con favore alle riaperture è quello economico. In particolare, e lì sta la base delle proteste degli esercenti davanti a Montecitorio, i contenuti del decreto Sostegni non sono ancora completi, segno che la questione è piuttosto complessa. Se poi è vero, come ha detto Mario Draghi la settimana scorsa in conferenza stampa, che "i veri ristori, quelli economicamente più vantaggiosi, sono le riaperture", allora è chiaro che il fronte è compatto. E la gradualità alberga anche nelle intenzioni del premier: stando a quanto riferiscono diversi organi di stampa il presidente del Consiglio avrebbe chiesto al Cts proprio di lavorare su "protocolli meno rigidi" che tengano conto anche della opportunità delle riaperture e la sostenibilità dei settori messi in ginocchio dalla pandemia.

E' probabile che venga fatta una lista delle priorità, tenendo conto delle difficoltà di alcuni comparti ed evitando riaperture che potrebbero riverlarsi anti-economiche. Non aperture di facciata dunque ma vere e redditizie che possano così far ripartire economicamente i comparti. Chi rialza la serranda insomma, spiegano fonti del governo citate da AdnKronos, "deve poter fare cassa", tutelando al contempo la salute dei cittadini

I vaccini faranno gioco

Secondo Draghi insomma è giunto il momento di programmare la "ripartenza" economica del Paese che passa inevitabilmente attraverso il miglioramento dei parametri sanitari e vaccinali: una tendenza che sembra già tracciata. E che, tenendo conto dell'aumento della copertura vaccinale, condizionerà il cambiamento di colore delle Regioni, che con migliori parametri potrebbero passare nell'arco di qualche settimana dall'arancione al giallo e, magari, al bianco. 

I medici: ospedali pieni, non si riapra prematuramente

Non mancano però i distinguo e gli appelli die meidici, preoccupati che a seguito delle pressioni di piazza si proceda a riaperture premature con conseguenze gravi. i distinguo e gli appelli a non bruciare le tappe. "Le riaperture sono un desiderio di tanti, per motivi psicologici ed economici, ma io dico 'andiamo guardinghi e con i piedi di piombo, consci che c'è un prezzo da pagare' e io mi auguro che questo prezzo si minimizzi grazie a un accompagnamento di queste liberalità", ha detto Fabrizio Pregliasco, virologo e docente dell'Università Statale di Milano. A cui si aggiungono i sindacati dei medici che, in una nota, sullevano l'attenzione sui dati dei contagi e delle terapie intensive che richiamano tutti alla cautela.

Se infatti è vero che i dati delle ultime settimane indicano una lenta discesa dei casi, è altrettanto vero che "le condizioni di sovraccarico di tutto il sistema ospedaliero, con indici di occupazione delle terapie intensive e delle aree mediche Covid ben oltre le soglie critiche individuate, nonché la marcata circolazione del virus, con circa 530mila contagi attivi, e la persistente elevata mortalità, impongono molta cautela nell'allentare le misure restrittive della movimentazione sociale", annotano i medici chiedendo maggior cautela per evitare riaperture premature.