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[Il retroscena] "Chiedo la parola...". Ecco la nuova strategia dell'offensiva skinhead. Panico mediatico per l’attacco soft

In estate, in occasione di una festa di piazza pro-accoglienza, gli skin lombardo-veneti arrivarono in formazione paramilitare, srotolarono striscioni, accesero fumogeni, lanciarono slogan, mentre il “capo” teneva un “comizio volante” con il megafono. Del fatto parlò soltanto la stampa locale

Ugo Maria Tassinaridi Ugo Maria Tassinari   
[Il retroscena] 'Chiedo la parola...'. Ecco la nuova strategia dell'offensiva skinhead. Panico...

Dopo l'incursione degli skinhead alla riunione della rete promigranti di Como si è scatenato il panico mediatico. Eppure le immagini girate e diffuse dagli stessi “aggrediti” mostrano soltanto uno scambio di battute neanche particolarmente cattive o volgari. Se si guarda il video, prodotto dallo stesso VFS qualche mese fa per il blitz di Castel Goffredo, è evidente che allora l'atteggiamento degli skin fu molto più aggressivo e "militante". Il piccolo centro del Mantovano, chiamato a ospitare qualche decina di migranti, per un paio di settimane fu teatro di un duro scontro politico. In occasione di una festa di piazza pro-accoglienza gli skin lombardo-veneti arrivarono in formazione paramilitare, srotolarono striscioni, accesero fumogeni, lanciarono slogan, mentre il “capo” teneva un “comizio volante” con il megafono. Del fatto parlò soltanto la stampa locale.

Il raid di Modena

Giusto un anno fa analoga iniziativa con l'irruzione all'università di Modena che ospita il “Festival delle Migrazioni”, un evento di rilievo nazionale, visto che tra i relatori c'è l'ex premier e presidente della Commissione Europea, Romano Prodi. Il video presenta lo stesso impianto narrativo: marcia di avvicinamento, irruzione, slogan e scambio duro di battute con i presenti, il portavoce che legge il messaggio, un montaggio veloce, scandito dal ritmo violento della musica oi, sparata quasi a coprire le voci:

"Voi figli di una terra che non amate più siete i primi nemici della vostra gente e di tutti i popoli che millantate di voler aiutare ed accogliere, mentre li sradicate dai loro tessuti sociali e affettivi per schiavizzarli alle spietate dinamiche economiche dell'occidente, dimentichi dei vostri connazionali che sono ormai allo stremo per le politiche masochiste di politici burattini nelle mani della grande finanza internazionale. Non vi daremo tregua! Mai! Ferocemente Il portavoce”.

Uno stile più soft

C'è qui un plateale rovesciamento, rispetto alle testimonianze offerte in occasione di scontri di piazza, quando è sempre l'avversario il vile aggressore. Nei due video autoprodotti, infatti, gli skin offrono di sé un'immagine molto più “stradaiola” di quella che appare nel breve filmato girato dagli operatori della rete dell'accoglienza. Tra qualche giorno apparirà sicuramente il video con le immagini girate da un loro militante, ben visibile sulla porta di ingresso del locale dell'associazione antirazzista “invasa” e vedremo se sarà confermato il format usato o la straordinaria pressione mediatica sviluppata in poche ore dalle testate mainstream indurrà gli attivisti fascisti a una rappresentazione di sé più prudente.

Non nel mio cortile

Già qualche giorno fa, del resto, lo stesso pattuglione skin, con bomber d'ordinanza, si era presentato a Medole, un paesino del Mantovano, dove era in programma la presentazione del libro “Non ci avrete mai” della studentessa e scrittrice italiana di origine marocchina Chaimaa Fatihi, attiva tra i giovani musulmani. Anche qui gli attivisti del VFS hanno preso la parola, puntando a dirottare la discussione. E stavolta è stato bravo a intervenire il conduttore, il sindaco della cittadina: “Volevano parlare di ius soli – ha detto Giovanni Battista Ruzzenenti – ma li ho fermati subito dicendo che non era il tema dell’incontro. Noi stavamo parlando di fratellanza, per noi lo ius soli era scontato. Li ho invitati a un dibattito pubblico sul tema da loro proposto, gli ho detto di invitarmi ma ho anche precisato che non l’avrei mai organizzato nel mio comune, perché io a Medole i fascisti non li voglio”. Un modo intelligente di rispettare il principio di libertà di parola. Ma non nel mio cortile.

Ugo Maria Tassinaridi Ugo Maria Tassinari   
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