La diplomazia disarmata unica al mondo: i nunzi di Francesco al servizio dell’umanità

Gli obiettivi diplomatici della Santa Sede sono indirizzati al rispetto dei diritti umani, alla costruzione di una società più giusta, ad una convivenza nella pace

Papa Francesco
Papa Francesco

E’ rimasta celebre negli annali della storia la domanda sulla quale Stalin a Jalta cercava una risposta convincente dopo aver saputo che il vescovo di Roma non pareva condividere l’assetto prospettato per l’Europa: “quante divisioni ha il papa?”.

Francesco e le politiche sull’immigrazione

Analoghe domande sono tornate di moda oggi che un altro papa, dal nome Francesco, non condivide le politiche di contrasto all’immigrazione e il disinteresse concreto che i potenti della terra manifestano verso i diritti dei popoli poveri, la giustizia e la pace. Ma la storia insegna anche che non hanno esito felice quelle politiche che non ascoltano l’unica voce inerme internazionalmente riconosciuta che si è fatta voce di chi non ha voce. Tante volte si scaricano sul Vaticano la rabbia universale per le ingiustizie del mondo o si criticano i suoi rappresentanti perché agiscono in aperto contrasto con l’interesse degli ultimi e degli esclusi, oppure perché qualche ecclesiastico non è esempio di specchiata virtù. Tutti immaginano che dal Vaticano si debba e si possa esigere una coerenza totale al Vangelo.

Il decalogo per i nunzi

Sensibilissimo alla coerenza della testimonianza cristiana per la credibilità della Chiesa, Francesco ha colto l’occasione della terza riunione dei Rappresentanti Pontifici in Vaticano per dettare ai suoi nunzi un decalogo molto esigente. E lo ha fatto disegnando il profilo come lui vuole di persone al servizio pieno e convinto della diplomazia della pace che devono essere e restare unici al mondo.

Una diplomazia singolare

Nel consolidare questo decalogo di una diplomazia singolare gli ha dato manforte il cardinale Pietro Parolin, suo segretario di Stato e capo dell’intera attività diplomatica della Santa Sede. Parolin ha inaugurato la riunione e il papa l’ha conclusa. Entrambi hanno puntato a dare un’anima rinnovata ai diplomatici incaricati di rappresentare il pensiero del papa oltre che presso i vari governi e le istituzioni internazionali, anche presso le conferenze episcopali dei vari Paesi. Ai lavori hanno preso parte i 103 nunzi accreditati presso altrettanti governi, più una cinquantina di nunzi in pensione e altro personale impegnato nelle nunziature e in segreteria di Stato.

La legge dello Stato

Avendo forse presente lo scandalo dei preti pedofili dove si è riscontrata la mancata vigilanza di qualche nunzio, o anche l’attacco durissimo di un nunzio importante come Viganò giunto perfino a chiedere le dimissioni del papa a nome del gruppo di oppositori ecclesiastici di Francesco, il cardinale Parolin ha invitato i nunzi a vigilare costantemente “sul nostro rapporto con la legge. Intendo qui – ha detto - soprattutto la legge canonica, senza escludere anche la legge civile”.
“Da una parte dobbiamo essere i primi custodi e osservanti della legge: il nostro operato di Rappresentanti della Santa Sede deve essere sempre esemplare e la nostra condotta cristallina.

Codice di Diritto Canonico

Dall’altra non va dimenticato che lo stesso Codice di Diritto Canonico ci insegna che «suprema lex salus animarum», ossia la legge suprema cui conformarsi e la salvezza delle anime. Il nostro servizio e tutti i sistemi giuridici presenti nel mondo sono (o dovrebbero essere) indirizzati al bene dell’uomo e di ogni uomo: al rispetto dei suoi diritti, alla costruzione di una società più giusta, ad una convivenza nella pace. Questo, tra l’altro è l’ambito dell’azione diplomatica della Santa Sede. La legge deve essere sempre e solo a servizio dell’umanità!”.

L’essere cristiani

Ma se per l’essere cristiani “il vertice della legge è l’amore, di quanta amorevolezza deve essere dotato il nostro servizio! Possono mutare le condizioni in cui ci troviamo: favorevoli in alcune Nazioni o avverse in altre. L’azione della Chiesa potrà essere favorita in qualche parte, oppure fortemente contrastata in altre. Ma niente e nessuno potrà impedirci di amare. Un amore appassionato per Cristo e per la sua Chiesa, un amore generoso per gli uomini, per le popolazioni presso cui siamo inviati e, soprattutto, per i poveri”.

Uomo di Dio

Il decalogo di Francesco definiti dal papa precetti semplici ed elementari indirizzati ai nunzi e attraverso loro anche ai loro collaboratori, a tutti i vescovi, i sacerdoti e i consacrati che essi incontrano in ogni parte del mondo, presentano alcuni caratteri che possono meravigliare.  Il punto di partenza per l’intero decalogo è il considerare il nunzio un uomo, quindi riconoscerne l’umanità. Ma si tratta di un uomo speciale, spiegato da Francesco in un ordine preciso: uomo di Dio, di Chiesa, di zelo apostolico, di riconciliazione, del papa, di iniziativa, di obbedienza, di preghiera, di carità operosa, di umiltà. Una figura estremamente impegnativa con una personalità complessa e articolata capace di mediare tra il linguaggio diplomatico e il linguaggio della fede.

Il nunzio Viganò

“E’ inconciliabile – ha puntualizzato Francesco parlando del nunzio come uomo del papa – l’essere rappresentante pontificio con il criticare alle spalle il papa, avere dei blog o addirittura unirsi a gruppi ostili a lui, alla Curia e alla Chiesa di Roma”. Traspare qui l’allusione al nunzio Viganò e ai suoi ripetuti attacchi a Francesco. Ma può meravigliare il richiamo conclusivo ad essere “uomo di umiltà” capace di annullare la propria personalità per il trionfo della verità, del bene, della pace, della giustizia. Il contrasto è evidente: chi sta nel Palazzo è uomo di potere e di forza che non di rado si muta in violenza, abuso, disprezzo. Il richiamo all’umanità e all’umiltà sono due caratteristiche a cui Francesco tiene molto per riuscire a vincere la prepotenza e difendere i poveri e la giustizia.