Le scorie nucleari pronte a partire verso i Paesi dell'Est. In un emendamento la soluzione dei 5Stelle

Verrà discusso nelle prossime ore l'emendamento che evita ancora una volta di prendere una decisione sul sito unico nazionale di stoccaggio

Le scorie nucleari pronte a partire verso i Paesi dell'Est. In un emendamento la soluzione dei 5Stelle

L'effetto "nimby" ha dato lo stop al governo: il famoso sito unico di stoccaggio delle scorie nucleari per ora non verrà realizzato. La soluzione? Portare questi rifiuti speciali - lascito della stagione dell'atomo chiusasi quasi trenta anni fa - che nessuno vuole (nimby significa not in my back yard, non nel mio cortile) da un'altra parte, appunto nel cortile di qualcun altro. E allora ecco che a poche settimane dall'annuncio del ministro dell'Ambiente Guido Costa che la mappa dei siti idonei verrà aggiornata sulla base della sismicità, ed escludendo la Sardegna - "Per il deposito nazionale delle scorie nucleari penso dobbiamo escludere zone come la Sardegna che comportino il passaggio del materiale attraverso il mare, con rischi ambientali inutilmente grandi" -, per avere il quadro della situazione bisognerà aspettare tempi indefiniti che intanto si dilatano. Nel frattempo le scorie dove le mettiamo? In risposta giunge un emendamento alla legge europea all'esame del Senato in questi giorni che rende più semplice lo smaltimento all'estero dei nostri rifiuti radioattivi.

L'emendamento presentato in Senato

La firma sui quattro commi dell'emendamento che verrà votato in Aula è di un senatore del M5S, Ettore Licheri. Nei giorni scorsi si sono tenute invece le riunioni al Ministero dello Sviluppo economico, una convocata dal Dipartimento Affari europei per cercare di stoppare la procedura di infrazione sul nucleare nei confronti dell'Italia, mentre l'altra più precipuamente mirava a studiare la questione delle modifiche normative necessarie per l'allontanamento in altri Paesi delle scorie a alta attività. Modifiche contenute nei quattro commi citati. 

Dove andranno i residui radioattivi ad alta intensità? Nelle intenzioni della maggioranza c'è l'idea di uno stoccaggio definitivo in Slovacchia. "Una delle opzioni che stiamo valutando, di concerto con i ministeri, è la possibilità di trasferirli all’estero. Quali Paesi? La Slovacchia, per esempio", aveva detto il presidente della Commissione Industria del Senato, Gianni Girotto, qualche giorno fa a conferma del piano che si sta delineando. 

Trent'anni di attesa per il sito unico

Operativamente la gestione dei rifiuti radioattivi è affidata alla Sogin, partecipata al 100 per cento dal Tesoro e sotto il controllo del Mise. In particolare la società ha il compito di gestire il cosiddetto "decommissioning" delle centrali nucleari dismesse dopo il referendum del 1990 e cioè quelle di Caorso, Trino Vercellese, Latina, Garigliano e i siti che appartenevano all'Enea. Tutti i costi (dal 2001 a oggi 3,7 miliardi di euro) sono ovviamente a carico dei cittadini che se li ritrovano spalmati in bolletta. Di questi 700 milioni sono spesi per lo smantellamento, il resto per i costi di gestione e per il trattamento in Francia e nel Regno Unito del combustibile radioattivo.

I costi sono destinati a salire. La politica fa melina da decenni e nessuno vuole farsi carico dell'impopolare compito di individuare un sito di stoccaggio unico. La lista è pronta da tre anni ma, come abbiamo visto, ancora in aggiornamento. E se dovesse passare l'emendamento a firma M5Stelle, secondo la Sogin i costi potrebbero salire. nei quattro commi, c'è scritto che la responsabilità primaria della sicurezza nella gesione dei rifugiati radioattivi e del combustibile esaurito compete a chi li produce e ai titolari degli impianti dove sono custoditi. La responsabilità dello "smaltimento sicuro e responsabile" resta italiana anche quando le scorie vengono mandate all'estero per il riprocessamento. Stesso principio che vale nel caso in cui arrivassero in Italia scorie dall'estero, sempre parlando di trasferimenti tecnici condizionati al riprocessamento e al rientro in patria. 

La criticità dell'emendamento presentato in Senato

Secondo quanto scrive il Fatto quotidiano, lo stoccaggio definitivo così delineato presenta più di una criticità perché prevede che lo Stato abbia la responsabilità totale dei rifiuti presenti nel suo territorio, ma la perda nei casi riguardanti "il rimpatrio di sorgenti sigillate dismesse al fonitore o fabbricante e la spedizione del combustibile esaurito di reattori di ricerca a un paese in cui i combustibili di reattori di ricerca sono forniti fabbricati, tenendo conto degli accordi internazionali applicabili". Che significa che le scorie italiane che vanno all'estero potrebbero anche non tornare, in barba alle norme europee che invece impongono che ciascuno si smaltisca le scorie radioattive in casa sua. Una soluzione che appare un po' furbetta e che, come abbiamo visto, non piace alla Sogin.