Non c’è posto per il signor Raggi, marito inconsolabile

Credo che la vicenda del marito inconsolabile e (presumibilmente) scaricato accenda tanti dubbi e tanta passione perché senza saperlo inquina uno stereotipo di purezza

Andrea Severini Virginia Raggi 7
Andrea Severini, 43 anni, e Virginia Raggi, 37, si sono conosciuti 21 anni fa, hanno un figlio di 7. Lei è il nuovo sindaco di Roma, il marito, regista radiofonico, è anche lui un militante del Movimento

È il tempo della melopolitica. Molti pensano che il marito della Raggi sia un problema di gossip, mentre io credo che rappresenti un problema di simboli. Tutti lì a prendersela con in povero Andrea Severini, tutti a irridere il suo "mi manchi". Come se un uomo non potesse esibire debolezze, slanci emotivi e sentimenti.

Come se questo ragazzo dovesse per forza essere - nella brutale sintesi delle invettive sui social - un parassita o un imbecille. Credo - invece - che la vicenda del marito inconsolabile e (presumibilmente) scaricato accenda tanti dubbi e tanta passione perché senza saperlo inquina uno stereotipo di purezza.

È vero che Andrea è maldestro per almeno quattro motivi: 1) Mette in piazza la sua storia in modo unilaterale 2) Si attribuisce i meriti della primogenitura politica della moglie ("ti ricordi quel primo banchetto") 3) Usa il suo ruolo pubblico per ritagliarsi uno spazio. 4) Si attribuisce meriti e prova a rubare la scena, proprio nel momento più bello per la vita di sua moglie. Un po' intruso, un po' gazza ladra.

Ma io credo che il messaggio più forte di questa lettera sia involontariamente subliminale, se non inconscio: Andrea Severini - infatti - è il primo che, senza saperlo, infrange uno stereotipo simbolico che ha dominato queste elezioni, e che influenza la politica di oggi nel M5Stelle, ma che forse vale anche per la grande comunicazione degli altri partiti, nel tempo dei "politici-donna".

L'immagine della candidata ideale di cui la Raggi era la quintessenza è giovane, donna, politicamente virginale (persino onomasticamente, in ideato caso). La candidata donna non ha vincoli perché è una vendicatrice. Se possibile deve essere anche carina: ma elegante, non appariscente. Questa donna vendicatrice comunica, nel tempo delle metropoli segnate dal peccato originale del tradimento, la possibilità di un nuovo inizio, la comunione di un nuovo matrimonio con i cittadini.

È la donna che emenda i peccati dopo gli errori degli uomini. È la fidanzata metafisica di un elettorato arrabbiato e smarrito, che non trova altra strada se non quella della mutazione radicale.  Non c'è posto per il signor Raggi, in questa comunione, ma nemmeno per il signor Appendino (che pur esiste anche se non scrive), nemmeno per il signor Boschi (che per fortuna sua gli italiani non hanno ancora trovato), nemmeno per il signor Meloni (che si è mediaticamente eclissato durante la campagna elettorale) e nemmeno per il signor Borgonzoni che non esiste, perché Lucia, donna simbolo della Lega ci ha significativamente raccontato: "Per la politica ho sacrificato il mio privato".

Anche la Meloni ha parlato pubblicamente di Andrea Giambruno una sola volta, ai tempi della polemica sul "faccia la mamma" con Bertolaso: "Per fortuna ho un uomo nato nel terzo millennio". Doveva dirlo. Doveva segnare la differenza con il politicone vecchio e inconsapevolmente misogino. Non era lui a dirlo, però, ma lei. Scrive cose molto interessanti, Michela Murgia, su La Repubblica, stigmatizzando l'abitudine della stampa di chiamare "ragazze" le leader a 5 stelle (e non sono loro) solo che secondo me sbaglia: non è uno stravolgimento sessista della loro immagine, ma una interpretazione inconsapevole del loro messaggio.

Quello che nessuno può perdonare ad Andrea Severini - infatti - è che si mette al centro dei riflettori e chiede attenzione, modificando l'immagine di Virginia: non più guerriera vendicatrice, non più icona, ma madre e moglie, come tutti i noi, con tutti quei problemi difficili da gestire. Per la prima volta appaiono sui giornali e sui social le foto di una famiglia. L'elettore - neofidanzato e in luna di miele - diventa inconsapevolmente geloso. Se la prende con il povero Andrea, l'incontro che appanna la luce sfavillante dell'idillio. Il marito che parla, a ben vedere, non rovina la festa a Virginia, la rovina a tutti i romani che, votandola al di là di ogni appetenza, si erano simbolicamente fidanzati con lei. E che ora gridano: "Cielo, suo marito!".